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	<title>Scoprire &#187; vino</title>
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	<description>viaggio nella conoscenza</description>
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		<title>Parte da Lancet la rivolta dei medici contro l’alcol</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 09:20:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Il mestiere di farmacista]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

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		<description><![CDATA[5 luglio 2009 L&#8217;alcol? Va estirpato. Come e più delle sigarette. E partendo da una precisazione doverosa: non fa bene. Mai. A prendere la dura posizione «proibizionista» è una delle più importanti riviste mediche al mondo, The Lancet, che dalle sue colonne lancia la proposta di un severo programma mondiale, in accordo con l&#8217;Oms, contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>5 luglio 2009</em></p>
<p>L&#8217;alcol? Va estirpato. Come e più delle sigarette. E partendo da una precisazione doverosa: non fa bene. Mai. A prendere la dura posizione «proibizionista» è una delle più importanti riviste mediche al mondo, <strong>The Lancet</strong>, che dalle sue colonne lancia la proposta di un severo programma mondiale, in accordo con l&#8217;Oms, contro la diffusione dell&#8217;alcol. Ne parla il settimanale <strong>Salute</strong> de <strong>Il Corriere della Sera</strong>.</p>
<p>«La rivista <strong>Lancet</strong> &#8211; scrive il settimanale &#8211; non nuova a prendere di petto un problema e costruirci sopra una campagna di opinione (spesso efficace) lancia un messaggio forte, quasi un bollettino di guerra. Spazzando via l&#8217;equivoco che se per il fumo bisogna arrivare all&#8217;eradicazione del vizio, per l&#8217;alcol ci si possa accontentare dell&#8217;uso moderato, che non nuoce, anzi &#8220;fa buon sangue&#8221;».</p>
<p>«Non è vero &#8211; ammonisce dalla pagine della rivista inglese <strong>Ian Gilmore</strong>, del <strong>Royal College of Physicians di Londra</strong> &#8211; o meglio non è dimostrato, nonostante che si provi da molti anni a dar credito alla colorita diceria degli effetti benefici sul cuore e sui vasi. Non c&#8217;è un livello di consumo di alcolici scevro di rischi: nessuno lo ha scovato finora. E anche il privilegio, tutto francese, di non avere il colesterolo sopra le righe nonostante il gran consumo di burro, attribuito al potere antiossidante dei polifenoli del vino rosso, è solo un&#8217;ipotesi affascinante».</p>
<p>«I dati certi in merito al problema &#8211; si continua a leggere &#8211; sono, invece, meno rosei. Se è vero che un decesso su 25 nel mondo è dovuto all&#8217;abuso di alcol, in Europa addirittura uno su 10 e che le patologie favorite o aggravate dalla bottiglia sono una lista impressionante (tumori alla mammella, alla bocca, al colon, depressione, ictus, violenza, incidenti automobilistici) e che l&#8217;etanolo distrugge il fegato, le contromisure devono essere energiche, anzi drastiche. <strong>The Lancet</strong> propone sei punti. Primo: istituire una tassa sugli alcolici, proporzionale al contenuto in alcol. Secondo: imporre il monopolio di stato sulla vendita al dettaglio degli alcolici, l&#8217;accesso all&#8217;acquisto solo per i maggiorenni, limitare le fasce orarie in cui è possibile acquistarli. Terzo: divieto di ogni forma di pubblicità diretta e indiretta di questi prodotti. Quarto: stabilire un limite di alcolemia, cioè di tasso alcolico ammesso per la guida, e poi abbassarlo progressivamente. Quinto: potenziare la rete dei consultori per l&#8217;alcol. Sesto, e non poteva mancare, incrementare i programmi educativi sui rischi dell&#8217;alcol nelle scuole e avviare a livello nazionale, ma anche sovranazionale, europeo e mondiale».</p>
<p>«Stando &#8211; conclude Salute &#8211; ai dati dell&#8217;osservatorio dell&#8217;Istituto superiore di sanità, in Italia tra i ragazzi dagli 11 ai 15 anni, un ragazzo su 5 è un consumatore a rischio di dipendenza, tra i sedicenni, 14 su 100 bevono con modalità rischiose. Tra le ragazzine questi comportamenti sono meno diffusi, ma presenti comunque».</p>
<p>Fonte:</p>
<ul>
<li>Salute del Corriere della Sera del 5 luglio, pag. 40</li>
</ul>
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		<title>Il vino rosso contro l’Alzheimer</title>
		<link>http://www.scoprire.biz/il-vino-rosso-contro-l%e2%80%99alzheimer/</link>
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		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 22:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricercatori scoprono come alcuni composti contenuti nel vino contrastano la malattia nei topi Gli scienziati lo chiamano “il paradosso francese” – una società che, nonostante il consumo di cibo ad alto contenuto di colesterolo e di grassi saturi, ha una bassa incidenza di morte da accidente cardiovascolare. La ricerca suggerisce che sia il vino rosso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Ricercatori scoprono come alcuni composti contenuti nel vino contrastano la malattia nei topi</h1>
<h2>Gli scienziati lo chiamano “il paradosso francese” – una società che, nonostante il consumo di cibo ad alto contenuto di colesterolo e di grassi saturi, ha una bassa incidenza di morte da accidente cardiovascolare. La ricerca suggerisce che sia il vino rosso, consumato con tutto quel cibo grasso, ad essere benefico: e non soltanto per il benessere cardiovascolare ma anche nel tener lontani certi tipi di tumore e perfino il morbo di Alzheimer.</h2>
<p>Ricercatori dell’Università di Los Angeles, California (UCLA) che si occupano di Alzheimer, in collaborazione con la scuola di medicina Mt. Sinai di New York, hanno scoperto come il vino rosso può ridurre l’incidenza della malattia. Sul numero del 21 novembre del Journal of Biological Chemistry, David Teplow, professore di neurologia all’UCLA, e colleghi, mostra come composti che si presentano naturalmente nel vino rosso, chiamati polifenoli, bloccano la formazione di proteine che costituiscono le placche tossiche che si pensa distruggano le cellule cerebrali; e inoltre, come tali composti riducano la tossicità delle placche esistenti, riducendo in questo modo il deperimento cognitivo.<br />
<span id="more-101"></span><br />
I polifenoli sono una classe chimica che conta più di 8.000 molecole, molte delle quali si trovano, in alte concentrazioni, in vino, tè, nocciole, bacche, cacao e altre piante. Ricerche precedenti hanno suggerito che tali polifenoli possono inibire o prevenire la formazione di fibre tossiche composte principalmente di due proteine, la Aß40 e la Aß42, che si depositano nel cervello e formano quelle placche che da tempo vengono ritenute responsabili dell’Alzheimer. Finora, tuttavia, nessuno aveva compreso il meccanismo d’azione dei polifenoli.</p>
<p>È parecchio tempo che nel laboratorio di Teplow si studia come la proteina amieloide beta (Aß) sia coinvolta nel causare l’Alzheimer. In questo lavoro, i ricercatori hanno studiato in quale modo le proteine Aß40 e Aß42 si ripiegano e si saldano l’una all’altra, tanto da produrre quegli ammassi che uccidono le cellule nervose nei topi. Essi hanno quindi trattato tali proteine con una miscela di polifenoli estratti dai semi della vite. Essi hanno scoperto che i polifenoli  lavorano su due fronti: da una parte bloccano la formazione dell’ammasso tossico di proteine Aß, dall’altro ne diminuiscono la tossicità quando sono mescolati alle proteine Aß prima che esse siano somministrate alle cellule cerebrali.</p>
<p>«Ciò che abbiamo scoperto è piuttosto chiaro», dice Teplow. «Se le proteine Aß non si possono raggruppare, gli aggregate tossici non si possono formare, e quindi non c’è tossicità. Il nostro lavoro in laboratorio, e il lavoro con i topi al Mt. Sinai del dr. Giulio Pasinetti, dice che la somministrazione del composto ai pazienti Alzheimer può bloccare lo sviluppo di questi aggregati tossici, prevenire il morbo e anche migliorare la malattia esistente».</p>
<p>Il prossimo passo sarà lo studio sull’uomo.</p>
<p>«Al momento non esiste alcun trattamento del morbo di Alzheimer. Studi clinici iniziali su vari potenziali farmaci si sono rivelati deludenti», dice Teplow. «Crediamo che questo sia un passo importante.»</p>
<p><em>Per saperne di più:</em> <a href="http://newsroom.ucla.edu/portal/ucla/default.aspx" target="_blank">UCLA Newsroom</a></p>
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		<title>The Wine Bible (la bibbia del vino) &#8211; un libro completo per chi vuole avvicinarsi al misterioso mondo del vino</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Apr 2008 15:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri che sto scoprendo]]></category>
		<category><![CDATA[Karen MacNeil]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;articolo precendente, intitolato &#8220;La febbre del vino&#8220;, ho descritto come ho selezionato e poi acquistato il libro di cui oggi inizierò a parlare. Sono in tutto 910 pagine e a oggi sono arrivato alla pagina 106. Penso che sia un libro ben scritto. Lo stile è semplice ma non noioso, chiaro, diretto. Il contenuto è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;articolo precendente, intitolato &#8220;<a href="http://www.scoprire.biz/la-febbre-del-vino/" target="_blank">La febbre del vino</a>&#8220;, ho descritto come ho selezionato e poi acquistato il libro di cui oggi inizierò a parlare.</p>
<p>Sono in tutto 910 pagine e a oggi sono arrivato alla pagina 106.</p>
<p>Penso che sia un libro ben scritto. Lo stile è semplice <span id="more-9"></span> ma non noioso, chiaro, diretto. Il contenuto è utile per chi, come me, non sa nulla di vino e del bagaglio di conoscenze necessario per avvicinarsi al bere vino consapevolmente.</p>
<p>Come ho già scritto, è chiaro che non posso (né voglio) ricopiare parola per parola tutto il libro; ciò che desidero è invece condividere la mia scoperta del libro, man mano che lo leggo.</p>
<p>&#8220;Scoperta&#8221; che inizia adesso&#8230;</p>
<p>&#8230;per esempio: se provate ad agitare il bicchiere di vino, una parte del liquido aderisce ai bordi e poi scende , più o meno lentamente. In inglese questo velo di vino è soprannominato &#8220;legs&#8221;, cioè &#8220;gambe&#8221;.</p>
<p>Per alcuni, un vino che abbia belle &#8220;gambe&#8221; sarebbe un vino &#8220;buono&#8221;, di sapore pieno.</p>
<p>Secondo l&#8217;autrice del libro, invece, tale fenomeno &#8211; legato a complessi fenomeni chimici e fisici &#8211; non avrebbe alcuna relazione con la qualità del vino. In altre parole: agitare il bicchiere e guardare come torna in basso l&#8217;alone di vino che si è creato, non serve a nulla.</p>
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		<title>La febbre del vino</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Apr 2008 14:08:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri che sto scoprendo]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Acquistare on line]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon.co.uk]]></category>
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		<category><![CDATA[vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono attualmente in preda a quella che ho definito &#8220;La febbre del vino&#8221;. Di che cosa si tratta? È una storia neanche tanto lunga… …non ho mai amato il vino in modo particolare, con l’eccezione del moscato dolce e dello spumante – anche quello, dolce. La ragione principale è che il vino mi causa – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Sono attualmente in preda a quella che ho definito <strong>&#8220;La febbre del vino&#8221;</strong>. Di che cosa si tratta? È una storia neanche tanto lunga…</p>
<p class="MsoNormal">…non ho mai amato il vino in modo particolare, con l’eccezione del <strong>moscato dolce</strong> e dello <strong>spumante</strong> – anche quello, <strong>dolce</strong>.<span> </span></p>
<p class="MsoNormal">La ragione principale è che il vino mi causa <span id="more-10"></span>– quasi immediatamente dopo l’<a href="http://www.demauroparavia.it/56928" target="_blank">ingestione</a> – forti bruciori di stomaco. È un fatto che spiegavo quando, a tavola, <strong>rifiutavo il vino</strong> che i commensali desideravano offrirmi. Questo è successo fino a pochi mesi fa, quando un amico mi ha detto: «Guarda che il vino buono non fa venire bruciore: se un vino ti dà fastidio, vuol dire che non è buono!». A quel punto ho ricominciato, sia pure con molta prudenza, a bere e a riscoprire il vino. Ed è vero: <strong>il buon vino</strong> NON mi causa bruciore.</p>
<p class="MsoNormal">Mi sono presto accorto che il bere vino merita un <strong>approfondimento culturale</strong>: vorrei essere più consapevole di ciò che faccio, quando bevo un bicchiere di vino!</p>
<p class="MsoNormal">Ho cercato, su Internet, qualche buon libro dedicato all’argomento. Quando cerco libri, in inglese, la mia destinazione preferita è senz’altro <a href="http://www.amazon.com/" target="_blank">Amazon</a> (il sito statunitense) per via dei commenti dei lettori e del sistema informatico “intelligente”. Basta cercare una parola chiave e Amazon propone (quasi) infallibilmente proprio i titoli che si cercavano. Quei titoli che cerchi senza sapere che esistono…! È un servizio eccezionale.</p>
<p class="MsoNormal">Quando cerco testi di “reference”, cioè manualistica e saggistica, cerco inizialmente di preferenza libri in inglese, perché la produzione è più vasta rispetto a quella in lingua italiana e inoltre è anche – in genere – di qualità migliore.</p>
<p class="MsoNormal">Ho cercato su Amazon, dunque, e ho trovato immediatamente numerosi titoli. Ne ho acquistato alcuni, ho effettuato l’acquisto sul sito <a href="http://www.bookdepository.co.uk/" target="_blank">The Book Depository</a>, perché esso spedisce dal Regno Unito (quindi la consegna è molto più veloce rispetto all’acquisto fatto negli USA) e perché il prezzo dei libri richiesti era più basso rispetto ad <a href="http://www.amazon.co.uk/" target="_blank">Amazon.co.uk</a>. Alle considerazioni di prezzo va aggiunto il fatto che The Book Depository offre la consegna gratuita anche in Italia.</p>
<p class="MsoNormal">I libri sono arrivati nel giro di pochi giorni, confezionati individualmente, in ottimo stato.</p>
<p class="MsoNormal">Il primo libro che ho iniziato a leggere è <a href="http://www.amazon.com/gp/product/1563054345?ie=UTF8&amp;tag=artifex-20&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=1563054345">The Wine Bible</a>, di <strong>Karen MacNeil</strong>. Consta in tutto di 910 pagine. Al momento in cui scrivo, sono arrivato alla pagina 106. Vi propongo una sorta di “lettura insieme”, per così dire. È chiaro che non posso (né voglio) ricopiare parola per parola tutto il libro; ciò che desidero è invece condividere la mia scoperta del libro, man mano che lo leggo.</p>
<p class="MsoNormal">“Scoperta” che inizierà… con il prossimo articolo!</p>
<hr />
<p class="MsoNormal">Cliccare di seguito per comprare <strong>“The Wine Bible”</strong>:</p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">su <a href="http://www.internetbookshop.it/book/9781563054341/macneil-karen/the-wine-bible.html?shop=790" target="_blank">Internet Bookshop Italia</a>;</span></p>
<p class="MsoNormal">su <a href="http://www.amazon.com/gp/product/1563054345?ie=UTF8&amp;tag=artifex-20&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=1563054345" target="_blank">Amazon.com</a> (USA);</p>
<p class="MsoNormal">su <a href="http://www.amazon.co.uk/gp/product/1563054345?ie=UTF8&amp;tag=artifex-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1634&amp;creative=6738&amp;creativeASIN=1563054345" target="_blank">Amazon.co.uk</a> (Regno Unito);</p>
<p class="MsoNormal">su <a href="http://www.bookdepository.co.uk/WEBSITE/WWW/WEBPAGES/showbook.php?id=9781563054341" target="_blank">The Book Depository</a> (Regno Unito);</p>
<p class="MsoNormal"><em>N.B.: Scoprire.biz ricava una commissione dagli acquisti che voi fate sui due siti Amazon e su IBS.<br />
I link sono stati verificati e risultano funzionanti al momento della pubblicazione del presente articolo.</em></p>
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