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di Giancarlo Nicoli

Parte da Lancet la rivolta dei medici contro l’alcol

Filed Under Alimentazione, Il mestiere di farmacista | Comments Off on Parte da Lancet la rivolta dei medici contro l’alcol

5 luglio 2009

L’alcol? Va estirpato. Come e più delle sigarette. E partendo da una precisazione doverosa: non fa bene. Mai. A prendere la dura posizione «proibizionista» è una delle più importanti riviste mediche al mondo, The Lancet, che dalle sue colonne lancia la proposta di un severo programma mondiale, in accordo con l’Oms, contro la diffusione dell’alcol. Ne parla il settimanale Salute de Il Corriere della Sera.

«La rivista Lancet – scrive il settimanale – non nuova a prendere di petto un problema e costruirci sopra una campagna di opinione (spesso efficace) lancia un messaggio forte, quasi un bollettino di guerra. Spazzando via l’equivoco che se per il fumo bisogna arrivare all’eradicazione del vizio, per l’alcol ci si possa accontentare dell’uso moderato, che non nuoce, anzi “fa buon sangue”».

«Non è vero – ammonisce dalla pagine della rivista inglese Ian Gilmore, del Royal College of Physicians di Londra – o meglio non è dimostrato, nonostante che si provi da molti anni a dar credito alla colorita diceria degli effetti benefici sul cuore e sui vasi. Non c’è un livello di consumo di alcolici scevro di rischi: nessuno lo ha scovato finora. E anche il privilegio, tutto francese, di non avere il colesterolo sopra le righe nonostante il gran consumo di burro, attribuito al potere antiossidante dei polifenoli del vino rosso, è solo un’ipotesi affascinante».

«I dati certi in merito al problema – si continua a leggere – sono, invece, meno rosei. Se è vero che un decesso su 25 nel mondo è dovuto all’abuso di alcol, in Europa addirittura uno su 10 e che le patologie favorite o aggravate dalla bottiglia sono una lista impressionante (tumori alla mammella, alla bocca, al colon, depressione, ictus, violenza, incidenti automobilistici) e che l’etanolo distrugge il fegato, le contromisure devono essere energiche, anzi drastiche. The Lancet propone sei punti. Primo: istituire una tassa sugli alcolici, proporzionale al contenuto in alcol. Secondo: imporre il monopolio di stato sulla vendita al dettaglio degli alcolici, l’accesso all’acquisto solo per i maggiorenni, limitare le fasce orarie in cui è possibile acquistarli. Terzo: divieto di ogni forma di pubblicità diretta e indiretta di questi prodotti. Quarto: stabilire un limite di alcolemia, cioè di tasso alcolico ammesso per la guida, e poi abbassarlo progressivamente. Quinto: potenziare la rete dei consultori per l’alcol. Sesto, e non poteva mancare, incrementare i programmi educativi sui rischi dell’alcol nelle scuole e avviare a livello nazionale, ma anche sovranazionale, europeo e mondiale».

«Stando – conclude Salute – ai dati dell’osservatorio dell’Istituto superiore di sanità, in Italia tra i ragazzi dagli 11 ai 15 anni, un ragazzo su 5 è un consumatore a rischio di dipendenza, tra i sedicenni, 14 su 100 bevono con modalità rischiose. Tra le ragazzine questi comportamenti sono meno diffusi, ma presenti comunque».

Fonte:

  • Salute del Corriere della Sera del 5 luglio, pag. 40

di Giancarlo Nicoli

Il vino rosso contro l’Alzheimer

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Ricercatori scoprono come alcuni composti contenuti nel vino contrastano la malattia nei topi

Gli scienziati lo chiamano “il paradosso francese” – una società che, nonostante il consumo di cibo ad alto contenuto di colesterolo e di grassi saturi, ha una bassa incidenza di morte da accidente cardiovascolare. La ricerca suggerisce che sia il vino rosso, consumato con tutto quel cibo grasso, ad essere benefico: e non soltanto per il benessere cardiovascolare ma anche nel tener lontani certi tipi di tumore e perfino il morbo di Alzheimer.

Ricercatori dell’Università di Los Angeles, California (UCLA) che si occupano di Alzheimer, in collaborazione con la scuola di medicina Mt. Sinai di New York, hanno scoperto come il vino rosso può ridurre l’incidenza della malattia. Sul numero del 21 novembre del Journal of Biological Chemistry, David Teplow, professore di neurologia all’UCLA, e colleghi, mostra come composti che si presentano naturalmente nel vino rosso, chiamati polifenoli, bloccano la formazione di proteine che costituiscono le placche tossiche che si pensa distruggano le cellule cerebrali; e inoltre, come tali composti riducano la tossicità delle placche esistenti, riducendo in questo modo il deperimento cognitivo.
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di Giancarlo Nicoli

The Wine Bible (la bibbia del vino) – un libro completo per chi vuole avvicinarsi al misterioso mondo del vino

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Nell’articolo precendente, intitolato “La febbre del vino“, ho descritto come ho selezionato e poi acquistato il libro di cui oggi inizierò a parlare.

Sono in tutto 910 pagine e a oggi sono arrivato alla pagina 106.

Penso che sia un libro ben scritto. Lo stile è semplice [Leggi tutto…]

di Giancarlo Nicoli

La febbre del vino

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Sono attualmente in preda a quella che ho definito “La febbre del vino”. Di che cosa si tratta? È una storia neanche tanto lunga…

…non ho mai amato il vino in modo particolare, con l’eccezione del moscato dolce e dello spumante – anche quello, dolce.

La ragione principale è che il vino mi causa [leggi tutto…]

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