Pubblicità

di Giancarlo Nicoli

Uno dei post più letti di questo sito riguarda l’uso improprio del Tantum Rosa.

La notizia risale al gennaio di quest’anno, ma recentemente è stata rilanciata dai Centri Antiveleni di Milano e Pavia e ripresa da alcuni organi di informazione (per esempio qui), per via del fatto che l’uso improprio e le intossicazioni continuano.

Ricordo che il Tantum Rosa è una lavanda vaginale, è per uso esterno.

Da quando è iniziata la pubblicità televisiva, si registra un numero di casi molto superiore all’incidenza rilevata prima che la pubblicità andasse in onda (0.5 casi/mese).

Fin qui, i fatti.

Ora, a chi interessa, la mia opinione. È del tutto evidente che la pubblicità dei farmaci dovrebbe essere vietata. La pubblicità ottiene il suo scopo: far aumentare la vendita e l’uso dei prodotti pubblicizzati. Il farmaco non è un prodotto come gli altri, penso che sia evidente a tutti. Non c’è ragione di aumentare il consumo di farmaci se non ce n’è bisogno. La pubblicità serve alle aziende e non certo ai pazienti.

di Giancarlo Nicoli

Federfarma ha diramato la circolare n. 83 che commenta le recenti indicazioni operative impartite dall’Agenzia delle entrate, rispondendo a un’istanza di Federfarma, con la risoluzione n. 10/E del 17 febbraio 2010 in materia di scontrino parlante per la certificazione delle spese sostenute per l’acquisto di medicinali ai fini della relativa detrazione fiscale.
L’Agenzia, in un ottica condivisibile di semplificazione, ha definitivamente chiarito che in caso di pagamento del ticket non è più necessaria la conservazione della ricetta rilasciata dal medico di base, essendo sufficiente lo scontrino recante tale dicitura, poiché riferibile unicamente a farmaci erogati in regime di SSN.
Inoltre è stato precisato che la natura di medicinale dei beni può essere attestata anche mediante abbreviazioni, sigle e/o acronimi e, in caso di acquisto di farmaci senza obbligo di prescrizione medica o da banco, con le indicazioni SOP e OTC.

Fonte: Federfarma

di Giancarlo Nicoli

Uno studio pubblicato nel 1998 da Lancet dimostrava una relazione forte tra il vaccino trivalente contro morbillo, rosolia e parotite e il rischio di autismo. Ieri la rivista britannica ha ritirato lo studio considerato, a distanza di 12 anni, una vera e propria frode scientifica. L’Ordine dei medici britannico ha infatti emesso la sentenza lo scorso 28 gennaio, riscontrando gravi errori nell’articolo e annullandone il carattere di scientificità.

La ricerca che dimostrava un alto rischio di autismo nei bambini vaccinati, era stata condotta dal chirurgo inglese Andrew Wakefield su un campione di appena 12 bambini, nove dei quali con sintomi autistici. Wakefield, oggi medico della Thoughtful House Center for Children di Austin, in Texas, era legato a Richard Barr, l’avvocato che aveva ideato un ampio piano di class-action ai danni dei produttori di vaccini. Con un esame approfondito dei registri medici trascurati dai revisori scientifici ufficiali, un giornalista inglese Brian Deer ha fatto emergere il trucco: la selezione dei casi. I 12 casi presentati a Lancet erano in realtà stati scelti con cura per rappresentare una correlazione, completamente artificiosa, tra vaccinazioni e autismo.

Fonte:

  • Il Sole 24 Ore, 4 febbraio 2010, pag. 10, 12.

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