Pubblicità

di Giancarlo Nicoli

Secondo voi è un caso che si sia scelto il test sulle urine?

(Adnkronos Salute/Ign) – E’ boom di richieste per i test antidroga da parte dei parlamentari che partiranno da lunedi’ prossimo a cura del dipartimento Politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri. Lo ha rivelato il sottosegretario alla Presidenza Carlo Giovanardi, a margine della presentazione a Roma del rapporto europeo sugli stupefacenti. ”Da quanto ho sentito dai colleghi penso che saranno molti – ha spiegato – i senatori e i deputati che approfitteranno di questa opportunita’ che viene data dal dipartimento”.

Per Giovanardi la massiccia adesione e’ importante anche perche’ in Parlamento ”c’e’ un problema non piccolo. E’ infatti al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica anche con una serie di illazioni verso le quali i parlamentari fanno benissimo a garantire e rivendicare la loro onorabilita’. Il Parlamento non e’ una fumeria d’oppio”.

I parlamentari potranno sottoporsi a un test delle urine per rilevare eventuale consumo di “cocaina, cannabis, anfetamina, eroina”, spiega Giovanni Serpelloni, direttore del dipartimento Politiche antidroga della presidenza del Consiglio. I laboratori utilizzati saranno segreti, anche per evitare fughe di notizie, mentre “gli ambulatori saranno quelli della presidenza del Consiglio – spiega Serpelloni – dove i parlamentari possono accedere in totale privacy e anonimato”. Tutti gli esami, infatti, non saranno collegabili a un nome ma a un codice. Lo stesso parlamentare potra’ ritirare il risultato utilizzando il suo codice pin.

(Notizia ripresa da Dagospia)

Notare bene che, per risultare “puliti” al test antidroga condotto sulle urine, è sufficiente astenersi dall’usare stupefacenti per due giorni.

Il test, che sarebbe da fare, è quello sui capelli. In tal modo si può risalire a un eventuale consumo di droga anche fino a qualche mese prima del test.

Secondo voi è un caso che si sia scelto il test sulle urine?

di Philip Vardena

Questo post ha due precedenti:

L’Autorità Garante per le Comunicazioni ha attivato tramite Telecom Italia un Numero Verde per denunciare il marketing telefonico aggressivo che “colpisce” a ogni ora e rischia di far incappare in qualche contratto non richiesto. Il numero è 800.732.999 ed è attivo nei giorni feriali dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20).
I clienti che denunceranno il marketing selvaggio dovranno fornire informazioni sulla data e l’ora della conversazione telefonica, nonché sul gestore telefonico (o eventualmente il suo agente incaricato) che ha effettuato la chiamata.
In alternativa al Numero Verde, ci sono anche due numeri di fax 803.308.386 e 803.308.388 a disposizione oppure i due siti www.187.it e www.191.it

Fonte:
Telefonate indesiderate e insistenti? Ecco come difendersi dal marketing telefonico aggressivo

di Philip Vardena

Questo post ha un precedente:
Quando il telefono è un disturbo.  Stop alle telefonate indesiderate.

Che cosa fare se le telefonate indesiderate continuano:  rivolgersi al Garante.

Pur dopo aver recitato la formula, trovata sul sito del Garante,  le telefonate indesiderate sono continuate.

Mi sono pertanto rivolto al Garante per la Privacy (vedi sito).

Questo il tenore dell’email che ho inviato:

Buongiorno,
vi scrivo dalla Farmacia xxx di xxx, un paese in provincia di xxx.

Siamo costantemente assillati, disturbati da telefonate indesiderate di operatori telefonici (Telecom Italia e Wind/Infostrada soprattutto) che desiderano “piazzare” i propri prodotti.

Prima di scrivere al Garante, ho effettuato una ricerca sul sito e ho trovato, tra l’altro, il pro memoria ad uso dei cittadini di Giuseppe Fortunato:
http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1246390

Mi rivolgo al Garante come ultima spiaggia, non so proprio più che cosa fare.

Ho “recitato” l’intero promemoria in due distinte occasioni, ho chiesto la rimozione dei miei dati personali dalle banche dati, chiedo – ogni volta che vengo chiamato – di non essere mai più disturbato; eppure le telefonate indesiderate continuano. L’ultima (la goccia che ha fatto traboccare il vaso) pochi minuti fa.

Come prassi aziendale, non acquistiamo nulla al telefono, per noi queste telefonate sono una perdita di tempo; poi sono anche un possibile impedimento alla ricezione di eventuali telefonate di rilevanza ben maggiore: siamo pur sempre una farmacia ed è bene che il nostro telefono sia libero per le esigenze dei pazienti.

L’utenza interessata alle telefonate indesiderate è:
xxx xx xx xx

Ringrazio per l’attenzione, spero che siate in grado di aiutarmi.
Cordialmente,
Philip Vardena

Il giorno successivo ho ricevuto una telefonata dagli uffici del Garante. L’interlocutore mi ha detto di aver ricevuto la segnalazione, mi ha annunciato l’arrivo di una email, me ne ha anticipato e spiegato il contenuto.

Vi rigiro i punti salienti:

  • l’intero art. 7 dlgs 196-1, riguardante il diritto di accesso ai dati personali e altri diritti;
  • il comunicato stampa del 15 giugno 2007 (“Stop alle telefonate indesiderate che arrivano a qualunque ora nelle case dei cittadini italiani per promuovere servizi e prodotti.”);
  • la newsletter del 30 ottobre 2007 (“Call center: arrivano le sanzioni del Garante. Per servizi non richiesti e telefonate indesiderate 60 sanzioni per oltre 260 mila euro ai gestori telefonici”);
  • newsletter n. 301 del 12 febbraio 2008 (“Spam telefonico: basta disturbare gli utenti”);
  • scheda informativa (“Come rivolgersi al Garante”);
  • Modello per l’esercizio di diritti in materia di protezione dei dati personali (in formato pdf);
  • infine, il comunicato stampa riportato di seguito.

Comunicato stampa del 2 settembre 2008

Marketing telefonico: scattano i divieti del Garante alle chiamate indesiderate

Stop del Garante privacy al marketing selvaggio e alle telefonate promozionali indesiderate. L’Autorità – con alcuni provvedimenti di cui è stato relatore Mauro Paissan – ha vietato ad alcune società specializzate nella creazione e nella vendita di banche dati (Ammiro Partners, Consodata e Telextra), l’ulteriore trattamento di dati personali di milioni di utenti. I dati, nello specifico numeri telefonici, erano stati raccolti e utilizzati illecitamente, senza cioè aver informato gli interessati e senza che questi avessero fornito uno specifico consenso alla cessione delle loro informazioni personali ad altre società.

Il divieto è scattato anche per altre aziende, come Wind, Fastweb, Tiscali e Sky, che hanno acquistato da queste società i data base allo scopo di poter contattare gli utenti e promuovere i loro prodotti e servizi tramite call center.

“Se qualcuno vuole entrare in casa nostra – commenta Paissan – deve bussare. Così, se qualcuno vuole chiamarci per vendere un prodotto o un servizio, deve avere il nostro consenso per usare il nostro numero telefonico. Il Garante vuole difendere i cittadini che si sentono molestati da telefonate non desiderate. In questo modo si tutelano anche gli operatori di telemarketing che si comportano correttamente”.

Ai provvedimenti inibitori [doc. web nn. 154431515443261544338] si è giunti dopo ripetuti richiami e ispezioni, effettuate sia presso le società che avevano formato i data base e venduto i dati sia presso operatori telefonici e aziende che li avevano acquistati e i call center che contattavano gli utenti. Numerosi sono stati gli abbonati che hanno segnalato al Garante la ricezione di chiamate promozionali indesiderate effettuate da e per conto di diversi operatori telefonici o aziende che promuovevano beni o servizi.

Dalle verifiche effettuate presso le società che hanno fornito i data base è emerso che i dati degli utenti erano stati raccolti e ceduti a terzi senza informare gli interessati, o informandoli in maniera inadeguata, e senza un loro preventivo specifico consenso. Una delle società, peraltro, offriva sul proprio sito i dati di oltre 15 milioni di famiglie italiane suddivise per redditi e stili di vita, senza che gli interessati fossero stati informati o avessero dato il loro assenso alla comunicazione dei dati a terzi.

Da parte loro le aziende e le compagnie telefoniche che hanno acquistato i dati e li hanno utilizzati a fini di marketing  telefonico (il cosiddetto teleselling), non si sono preoccupate di accertare, come prevede invece la disciplina sulla protezione dei dati, che gli abbonati avessero acconsentito alla comunicazione dei propri dati e al loro uso a fini commerciali.

La mancata osservanza del divieto dell’Autorità espone anche a sanzioni penali

Roma,  2 settembre 2008

Chi non ne può più delle telefonate indesiderate ha un’arma, che funziona. Rivolgersi al Garante della Privacy è possibile, semplice e – sembra incredibile, in Italia…  – si ha una risposta esauriente in breve tempo.

E’ possibile presentare una segnalazione, un reclamo, un ricorso. Vi consiglio di chiedere agli uffici del Garante qual è la strada migliore per risolvere il vostro singolo caso.

Next Page →