web analytics
Pubblicità

di Giancarlo Nicoli

Siamo governati da una élite politica, intellettuale, economica e culturale, che la sfanga sempre: non subisce le conseguenze di ciò che decide per conto dei governati.

Nassim Nicholas Taleb elabora qui (in inglese).

di Giancarlo Nicoli

Le imprese generano la ricchezza che deve andare a vantaggio di tutti

Filed Under Liberista, Politica | Comments Off on Le imprese generano la ricchezza che deve andare a vantaggio di tutti

Dall’articolo di Stefano Montefiori del Corriere della Sera, ripreso da Dagospia:

Per questo ieri il discorso del socialista Manuel Valls ha strappato una irrituale standing ovation agli imprenditori riuniti al seminario estivo del Medef.

«Smettiamola di opporre sistematicamente Stato e imprese, capi d’azienda e dipendenti, organizzazioni patronali e sindacati — ha detto Valls —. Il nostro Paese è sfiancato da queste pose. La Francia ha bisogno delle sue imprese perché sono loro che, innovando, rischiando i capitali dei loro azionisti, mobilitando i loro uomini, rispondendo alle attese dei clienti, creano valore, e generano la ricchezza che deve andare a vantaggio di tutti». Niente che non sia stato detto già vent’anni fa da Tony Blair in Gran Bretagna, ma dalla sala arrivano applausi fragorosi e quasi increduli.

Vale anche per l’Italia, credo.

di Giancarlo Nicoli

Citazioni utili

Filed Under Letterature, Politica | Comments Off on Citazioni utili

It is hard to imagine a more stupid or more dangerous way of making decisions than by putting those decisions in the hands of people who pay no price for being wrong.

– Thomas Sowell

Tradotta in italiano, più o meno viene così: “È difficile immaginare una maniera di prendere decisioni più stupida o più pericolosa che di mettere queste decisioni nelle mani di persone che non pagano se sbagliano.”

Ho trovato questa citazione nell’ultima lettera (14 settembre 2013) di John Mauldin.

Non trovate che essa si attaglia perfettamente ai parlamentari? E ai banchieri? E…

 

Oscar Wilde diceva che l’unico modo per liberarsi da una tentazione è cedervi… ma diceva anche che la Bibbia comincia con una donna nuda e finisce con l’Apocalisse. Il bello degli aforismi è che uno può dire tutto e il contrario di tutto, e dare sempre l’illusione della verità…

Dylan Dog n° 110, Aracne, pubblicato a novembre ’95, autore Gianfranco Manfredi, disegnatore Corrado Roi, copertina Angelo Stano

di Giancarlo Nicoli

Fonte: Dagospia. Introvabile sul sito del quotidiano e su quello di Paolo Guzzanti.

Da “Giornalismo Italiano 1968-2001″ (ed. Mondadori”)

Con l’occhiello Il ministro Franco Evangelisti parla dei suoi rapporti col finanziere dello scandalo Italcasse e il sottotitolo «Sono amico di Gaetano da vent’anni e i quattrini che mi ha dato sono serviti per finanziare la corrente, la mia campagna elettorale e il partito», in “da Repubblica”, 28 febbraio 1980. Ripubblicato, con il titolo “La confessione di Evangelisti”, in «la Repubblica» dieci anni. 1980. Il trionfo di Reagan, a cura di Giorgio Dell’Arti, supplemento a “da Repubblica” n. 59 dell’ll marzo 1986, pp. 7-8.

Ministro Evangelisti, lei ha preso soldi dai Caltagirone?  

«Sì, da Gaetano. Io sono amico di Gaetano Caltagirone, gli altri fratelli quasi non li conosco.»

Quanti soldi?  

«E chi se lo ricorda. Ci conosciamo da vent’anni e ogni volta che ci vedevamo lui mi diceva: «a Fra’, che ti serve?»

Così’? Caltagirone tirava fuori il libretto e scriveva?  

«Sì, così. E senza nessuna malizia. Chi ci pensava a questi scandali? Chi pensava di fare qualcosa di male? Non le pare?»

Non mi pare, che cosa?  

«No, dico: se uno voleva fare il furbo, mica andava a incassare un assegno. Uno, se sa che sta facendo un’operazione illecita, chiede i soldi in contanti e in valigia e manda a ritirarli da un terzo. Non crede?»

E lei che faceva?

«Io? Niente. Pigliavo la penna e ci mettevo sopra il mio nome a stampatello, perché Gaetano il nome non lo metteva: lo lasciava sempre in bianco.»

E questi soldi a che cosa le servivano?  

«Per finanziare la corrente. Per finanziare le mie campagne elettorali, per finanziare il partito.»

Anche dopo l’entrata in vigore della legge sul finanziamento pubblico?

«Be’, certo. Che vuol dire? Quella legge, d’altra parte, non è che proprio vieti … »

Caltagirone finanziava soltanto lei?  

«No, no. Finanziava tanta gente.»

Per adesso si conosce soltanto il suo nome e quelli di Caiati e Sinesio.  

«A me risulta che Caltagirone, così come ha la nostra finanziato la nostra corrente, nello stesso modo ha dato soldi anche alla corrente fanfaniana, ai dorotei e a Forze Nuove.”

E al partito?

«Certo: e al partito.»

Si rende conto della gravità di queste sue ammissioni?

«Io facendo quest’intervista è come se parlassi davanti al Parlamento: non posso dire il falso e non voglio tacere il vero. E nel vero c’è anche questo: che mai c’è stata la minima interferenza, la più piccola sovrapposizione fra l’affare dell’Italcasse e noi. Per “noi” intendo la corrente andreottiana.»

Scusi, lei da dove pensava che venissero tutti i milioni che Gaetano Caltagirone tanto generosamente le metteva a disposizione?  

«E che dovevo sapere io? lo pensavo che fossero soldi suoi, roba sua propria. Io non sapevo niente di tutte quelle società di Gaetano e neppure sapevo che l’Italcasse avesse erogato 205 miliardi a un solo uomo. Ma andiamo! Che cosa ci stavano a fare gli organismi di vigilanza?»

Che cosa le chiedeva Caltagirone in cambio dei suoi versamenti?  

«Gaetano? Niente. Lui era, anzi è, un amico. Un amico della DC e non soltanto amico mio. Anzi, è amico di tanta altra gente che non è neppure democristiana. In fondo, a parte la provenienza dei soldi, di cui io non so niente, dove sta lo scandalo?»

Già: secondo lei dove sta lo scandalo?  

«Posso dire? Guardi, me lo metta fra virgolette: io ero strasicuro che la questione sarebbe esplosa durante il congresso e che sarebbe stata strumentalizzata. È chiaro che qualcuno ha tirato fuori le carte e le ha fatte avere ai giornali. Ed è chiaro che è stato violato il segreto istruttorio e anche altri segreti. Io però vorrei sapere una cosa.»

Dica.

«Io vorrei sapere perché, quando non ci sono di mezzo degli amici di Andreotti, non si va mai a fondo. Vorrei che finalmente si conoscessero i nomi dei 500 esportatori di capitali all’estero. Sugli altri non si rivela mai niente. E qui con la storia Caltagirone l’unico nome che esce fuori è il mio. Evidentemente gli altri o sono protetti, oppure sono nomi che non fanno cronaca.»

Chi sono gli amici di Caltagirone?  

«Sono tanti. Ecco, io con Gaetano sono sempre andato d’accordo tranne quando ha insistito tanto per avere il cavalierato del lavoro e quando si è fatto il jet personale. Insomma! Un po’ di decenza: due fratelli, due jet.»

Parlavamo degli amici di Caltagirone.  

«Ah, sì. Dunque, Gaetano ha voluto per forza fare una grande festa a casa sua, per inaugurare la casa. Anche lì non m’è piaciuto, ha voluto strafare: c’erano tutti. Ministri e politici di primissimo piano, il fior fiore dei magistrati, giornalisti di grido e i comandanti dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.»

E poi?  

«E poi non mi ricordo. Ma a casa di Gaetano trovavi la gente più diversa e di diversa estrazione politica. Insomma, allora Caltagirone non faceva schifo a nessuno e credo che neppure i suoi soldi, facessero schifo, a giudicare dalle correnti della DC che finanziava.»

Lei ha detto che il suo nome è uscito fuori per una sorta di congiura. Adesso lei chiama in causa dorotei, fanfaniani, Forze Nuove. E poi che cosa succederà?  

«Niente: se la faccenda di Caltagirone si chiuderà così, con una composizione bancaria, allora vorrà dire che soltanto io avrò avuto una pubblicità negativa. Ma se il procedimento della bancarotta andrà avanti, allora anche tutti i prestanome usciranno fuori e dai prestanome si arriverà direttamente ai destinatari. Ma io mi auguro, nell’interesse di Caltagirone e delle banche creditrici, che si possa trovare un punto d’incontro. La sua è una bancarotta per modo di dire, perché non ha lasciato dietro di sé soltanto debiti, ma anche palazzi, immobili che hanno un valore. Comunque in me resta l’amarezza di un’Italia delle mezze verità e delle compiacenti coperture.»

Paolo Guzzanti

 

di Giancarlo Nicoli

A proposito di Comunione e Liberazione

Filed Under Beppe Grillo sì e no, Politica | Comments Off on A proposito di Comunione e Liberazione

Scrive Dario Di Vico sul Corriere della Sera di oggi (18 agosto 2013 – articolo di fondo intitolato: “Domande aperte di un meeting“):

Le disavventure politico-giudiziarie dell’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni non hanno mutato la percezione che l’opinione pubblica ha del movimento né il peso che ricopre nei delicati equilibri del Paese.

Dario Di Vico, ma dove vive lei?

Tra l’altro basta leggere i commenti all’articolo suddetto, per avere un’idea delle reazioni.

Il commento più pregnante – che vale come mia replica a Di Vico – mi sembra che venga da Luigi Bisignani, intervistato sul canale Youtube KlausCondicio (ne ho letto il contenuto su Dagospia):

“Gli organizzatori hanno sfruttato e osannato Andreotti da vivo e non hanno sentito il bisogno di trovare neppure un’ora da dedicare al ricordo di Andreotti. Questo mi fa davvero indignare e anche vergognare da cattolico. Dovrebbero cancellarlo il loro slogan che recita pressapoco cosi’ : “Se la globalizzazione ti lascia solo, CL no” , questi non onorano neppure i morti … Forse ha ragione quel genio di Roberto d’Agostino quando malignamente li definisce Comunione e Fatturazione.”

Aggiornamento del 21 agosto 2013:

Neanche a farlo apposta, ecco che a distanza di tre giorni dal mio post, anche Beppe Grillo scrive di Comunione e Liberazione. Pubblico un estratto. Il testo completo è qui: Comunione e disperazione. Rimini chiede aiuto.

 Cos’è Comunione e Liberazione e cosa rappresenta per la politica italiana? Perché ogni anno ministri e presidenti del Consiglio sentono la necessità di chiederne la benedizione andando in pellegrinaggio a Rimini come una volta i re con i papi? Un contenitore che ha accolto Andreotti (benedetto sia il suo nome) come una rockstar. Un movimento che ha protetto e riverito Forminchioni per decenni e che ora prende nel suo capace grembo gli ectoplasmi Letta e Lupi, due democristri dell’inciucio, oggi ribattezzato larga intesa, come chiamare escort una prostituta. Comunione e Fatturazione è un’ingerenza ecclesiale nella politica. Chi la protegge fa carriera, diventa un intoccabile, e CL ricambia sempre con affetto peloso.

di Giancarlo Nicoli

Gli incapaci al comando.

Filed Under Investimenti, Politica | Comments Off on Gli incapaci al comando.

Traduco e qua e là chioso un brano tratto dall’ultima newsletter di John Mauldin: Will the Real Unemployed Please Raise Your Hands?

A proposito del salvataggio di Cipro (vedere anche il blog del Guardian – in inglese; oppure una raccolta di articoli su Dagospia.).

Perché predere il denaro dai conti correnti delle vedove e invece esentare le filiali di banche greche? Qui si stanno proteggendo le banche e le istituzioni e non gli innocenti. Trovo l’intero ragionamento offensivo nel modo in cui si guarda attraverso il lato sbagliato del cannocchiale.

E poi, accidenti, perché creare un precedente che incoraggia i risparmiatori nelle banche a chiedersi se il loro denaro è ancora il loro? Se i depositi dei cittadini di uno Stato membro della UE non sono al sicuro dalle mani dei burocrati – almeno fino a €100.000 – allora per quale ragione ci si dovrebbe fidare delle banche? E su quale base il Fondo Monetario Internazionale sembra stia imponendo il prelievo sui depositi? E perché i depositanti turchi in banche non greche dovrebbero perdere soldi mentre i depositanti greci in banche greche no? Cipro è già complicata di suo, non c’era bisogno di aggiungere altre complicazioni.

Il brano successivo lo lascio in inglese, non ho tempo di tradurlo.

Cyprus is also a problem in itself. It is the size of a small city, not a country. My friend Frank Trotter of Everbank noted today that the agricultural subsidies Texas gets from the US government total more than the entire GDP of Cyprus. Would anyone blink if the banks in San Bernadino County went bankrupt? Cyprus’s banking system is around 8 times the size of the country’s GDP, so asking the country to back the deposits of its banks is ludicrous. Perhaps as much as half the deposit total is from outside the country (encouraged by the banking system and regulators), and it is widely assumed that Cyprus launders a great deal of Russian-oligarch and Russian-mafia money. Which of course does not sit well with Germany, especially in advance of its upcoming election. Try telling the good burghers of Bavaria that they should pay to bail out Russian oligarchs. Frau Merkel has made it clear she will not.

The EU contends that Greece was a one-off situation and no one else will get bailed out, at least not on sovereign debt. We will see.

While the bailout money needed is about the size of the entire economy (€17 billion), that is chump change to maintain the system. The banks are in large part bankrupt because they bought too much Greek debt and were forced to take haircuts on that debt. If the ECB bailed out Greek banks and depositors (which they did), then why is Cyprus a special case, demanding that some small depositors and not others lose money? Then again, if the banks go down, which they could easily do without a bailout, depositors stand to lose a great deal more, as Cyprus as a country can no longer access the bond market.

L’Europa vuole che la Russia intervenga, al prezzo di concedere alla Russia un porto nel Mediterraneo? In Europa è legale gravare una parte delle persone e lasciare fuori gli altri? Sembra che ci sia un po’ di dibattito.

This mess occurred because there is no clear eurozone banking policy or general deposit insurance, both of which were promised in the wake of the last such crisis and then soundly rejected by Germany (Merkel), which does not want to pay for the banking sins of other countries.

I fear that whatever I write will be both obsolete and wrong before I can even hit the send button, so I will forbear. We will revisit Cyprus when we can make some informed observations.

Ma lasciatemi ribadire quel che scrissi qualche settimana fa. La vera sfida dell’euro è, prima di tutto, la Francia (un altro Stato in cui le banche sono troppo grandi per essere salvate in caso di crisi) e, in secondo luogo, il fatto che gli elettori di più di uno Stato ne hanno abbastanza.  Il modo in cui i leader europei stanno affrontando la situazione di Cipro non ispira confidenza.

Che i leader europei non ispirino confidenza è dire poco. Qui non siamo più sicuri di nulla! Siamo in mano a degli incompetenti totali. Non c’è più la certezza del diritto. Oggi i politici mettono le mani in tasca ai correntisti ciprioti. A chi toccherà domani? Sono soldi sui quali i risparmiatori hanno già pagato le tasse sul reddito. Il prelievo forzoso è un furto. C’è da aspettarsi, a partire da domani, che i risparmi dei cittadini dell’Unione Europea siano spediti altrove, alla larga dalle mani dei politici e dei burocrati UE! Così facendo si indebolisce e impoverisce ulteriormente la UE!

Siamo alla distruzione della fiducia e del risparmio, per mano di incompetenti che non sanno guardare più in là della punta del proprio naso. Siamo al completo delirio. E questi passano per essere dei leader! Dovrebbero essere la crema della classe dirigente europea. Stiamo freschi. Mi sembrano piuttosto i rimasugli della classe digerente (come la chiama il sito Dagospia).

di Giancarlo Nicoli

Julia, n°167, agosto 2012, ‘Nella Rete’

Filed Under Fumetti, Letterature, Politica | Comments Off on Julia, n°167, agosto 2012, ‘Nella Rete’

A pagina 101, a proposito di un club:

Si trattava di un sodalizio femminile da ceti alti. Ufficialmente, un’associazione filantropica; in realtà organizzavano galà internazionali, finalizzati a sigillare l’appartenenza sociale.

È un commento che trovo illuminante. Penso che sia applicabile a un gran numero di associazioni ufficialmente filantropiche.

 

Next Page →

%d bloggers like this: