di Fabio Fittizio
Feb
23
Recensione libro: ‘La prevalenza del destino’
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L’altro giorno ho visto alla tv, alla RAI, la rubrica della giornalista e opinionista Camilla Tea. Ella affronta la telecamera con piglio deciso, braccia conserte, sguardo alternativamente un po’ di sbieco e un po’ dritto.
(Questa persona tra l’altro sostiene di essere una pensatrice indipendente, di non averla mai data per far carriera, di non essere legata ad alcun partito e di non avere alcun politico come referente. E lavora in RAI? Lo trovo uno stravagante ossimoro).
Ci avverte che il mondo dello sport non è quello che sembra. Il giuoco del calcio, che in Italia conta schiere enormi di appassionati, muove parecchi soldi. Esistono calciatori che si dopano e si drogano; movimenti di denaro in nero; scommesse (legali e illegali) sui risultati; partite truccate dai giocatori; partite truccate dagli arbitri; arbitri corrotti; dirigenti corruttori e corrotti; minacce e violenze. Nella serie A italiana come ai Campionati del Mondo.
La Tea si scandalizza. Come fate a non vedere? Come potete dire di non sapere? Perché continuate a seguire lo sport (in generale) e il calcio (in particolare)?
La risposta la troviamo nel bellissimo libro di Merendero e Franchini, “La prevalenza del destino”, Cortese Editore, 256 pp., quella che ho in biblioteca è la prima edizione, costava 26.000 lire. Non so se al giorno d’oggi lo stampano ancora: forse lo potete trovare su eBay.
In estrema sintesi, la tesi del libro è questa: cara Tea, cercare di aprire gli occhi alle masse è una fatica inutile. Panem et circenses. È dalla notte dei tempi che la gente non vuole alzare lo sguardo e odia chi la obbliga a togliersi i paraocchi e affrontare la realtà. Il destino prevalente delle persone è quello di essere gregge di pecore, per libera scelta.
di Fabio Fittizio
Feb
22
Recensione libro: ‘Formidabili quegli ani’
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L’altro giorno stavo passeggiando spensieratamente nel centro di Milano. Ero dalle parti di Corso Matteotti, quando sono passato vicino al famoso presentatore televisivo, Peldicarota. L’ho riconosciuto subito, elegante, in un cappotto blu a tubino, che ne stagliava la figura e lo rendeva più magro di quanto non appaia in tv. Come io ho guardato lui, lui ha guardato me. Uno sguardo che era un apprezzamento. Penso che sarebbe stato capace di portarmi a letto anche subito.
Ho tirato dritto (solo per la cronaca).
Mi è tornato alla mente un episodio di quella trasmissione televisiva. Durante la puntata uno degli ospiti, il cantante bergamasco Ivan Cattaneo, disse (cerco di riportare il pensiero, in quanto non ricordo le parole esatte) che per un uomo pubblico non è possibile rivelare la propria omosessualità, perché la rivelazione comporta svantaggi nel mondo del lavoro. Disse inoltre (in sostanza) che lui si era dichiarato e viveva molto bene la propria condizione, disse (guardando dritto negli occhi il proprio interlocutore) che molti sono omosessuali e non lo dicono, sono degli ipocriti, se si rivelassero starebbero molto meglio con sé stessi.
Ero vicino alla libreria Hoepli, mi sono infilato dentro e sono andato a cercare il libro di Giorgio Paradiso, “Formidabili quegli ani”, ed. Il Cavatore, 64 pp, 12,00 euro (il prezzo è alla data di oggi). Sono stato fortunato perché ho comprato l’ultima copia disponibile a magazzino.
Ricordavo di aver sentito parlare di questo libro, ma non lo possedevo e non l’avevo ancora letto. In esso, l’autore dedica poco meno di trenta ritratti (ciascuno lungo due pagine) ad altrettanti omosessuali (da lui incontrati intimamente), visti da dietro.
Il libro non l’ho ancora letto (queste cose non è che mi interessino dopotutto), però la curiosità era tanta e ho guardato l’indice. Peldicarota non c’è.
di Giancarlo Nicoli
Jan
31
Tutti gli estratti relativi al libro La casta bianca, pubblicati su Scoprire, sono qui. N.B.: Scoprire è un blog, quindi i post sono elencati in ordine cronologico inverso.
Per saperne di più a proposito delle nostre recensioni, cliccare qui.
Questo libro va valutato su due parametri: il valore letterario e quello (complessivo) dell’impegno civile e dell’utilità pratica per il lettore-cittadino.
Siamo di fronte a un libro scritto da una persona il cui mestiere non è quello dello scrittore, e si vede (mi dispiace dirlo). Da una persona che ha già scritto parecchi libri (è il terzo libro di Cornaglia Ferraris che leggo, ma lui ne ha scritti altri ancora) ma che in questo lavoro non organizza i contenuti né per priorità né per gruppi omogenei di argomenti. In altre parole, ogni capitolo è come un saggio a sé, indipendente, messo prima o dopo un altro saggio in modo quasi casuale.
Molto diversa è la valutazione dell’impegno civile e dell’utilità pratica: siamo di fronte a un’opera documentata, seria, utile.
Questo è un testo che tutti quanti dovrebbero leggere, non solo gli addetti ai lavori. Tutti quanti, nella nostra veste di cittadini contribuenti, siamo toccati dallo spreco di risorse nella sanità pubblica; e tutti quanti, cittadini che sono o che per forza di cose prima o poi saranno ammalati, siamo toccati dalle inefficienze, dal nepotismo, dalle truffe che ogni giorno vengono compiute letteralmente sui nostri corpi.
Il cittadino-contribuente informato è un cittadino che può (deve! – Va beh, dovrebbe) interessarsi alla politica in generale e alla politica sanitaria in particolare.
Il cittadino-paziente ha quanto meno la necessità di informarsi sul funzionamento della “macchina” sanitaria: in fin dei conti, è una questione di vita o di morte!
La parola-chiave, come spesso succede in libri di questo genere, è “informazione”. Per quanto la totalità (o quasi) delle vicende di mala sanità documentate nel libro siano state pubblicate sui giornali, in realtà il livello di attenzione dei mezzi di comunicazione in merito a tali vicende è piuttosto basso. Si dà la notizia, poi ci si volta dall’altra parte. Campagne di stampa destinate a lasciare il segno, cioè a far sentire il fiato dell’autorità pubblica sul collo dei corrotti, con gli scopi di espellere dalla sanità (pubblica e privata, per sempre!) tali individui e di scoraggiare comportamenti illeciti, queste campagne di stampa, dicevo, non ci sono.
Paolo Cornaglia Ferraris fa nomi e cognomi, cita circostanze, indica i modi attraverso cui vengono compiute le truffe e suggerisce rimedi. Nella fase storica che stiamo attraversando – tutto è permesso, tutto è concesso, il metodo mafioso è vincente nel crimine come nella politica – va sfruttata senza dubbio la possibilità di leggere un libro coraggioso come La casta bianca.
Cornaglia Ferraris, Paolo, La casta bianca. Viaggio nei mali della sanità, collana Ingrandimenti, I edizione, Milano, Mondadori, ottobre 2008, 233 p.
