di Giancarlo Nicoli
Jul
10
I governi non devono preoccuparsi della redditività del pubblico impiego (tanto paga Pantalone!).
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Dalla lettera corrente di John Mauldin (link alla lettera in formato pdf, link alla home page del sito di John Mauldin).
Pubblico in testa l’originale in inglese, in coda la mia traduzione in italiano.
Da pagina 3 (a proposito della situazione negli Stati Uniti – ma lo stesso vale per l’Italia!):
Government employment has become bloated because governments don’t have to worry about profitability. When faced with budget problems, politicians tend to make cuts in services like libraries or police protection that hurt voters to show taxpayers why the government can’t live with less instead of cutting patronage jobs and the like whose efforts would not be missed. Government can’t create jobs, but it can create a lot of policies and taxes that prevent jobs from being created.
Cioé:
Il pubblico impiego si è gonfiato perché i governi non debbono preoccuparsi di avere un profitto. Di fronte a problemi di bilancio, i politici tendono a tagliare i servizi come le biblioteche o le forze di polizia, tagli che colpiscono gli elettori, tagli studiati in modo da dimostrare che lo Stato non può fare a meno dei soldi delle tasse – i politici però non tagliano i posti di lavoro dati per clientelismo né altri sprechi, dei quali si potrebbe fare tranquillamente a meno. Lo Stato non può creare posti di lavoro, ma può inventare un sacco di politiche e di tasse che impediscono che i posti di lavoro vengano creati.
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Jan
29
Questo popolo che è sempre stato sottoposto.
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Dal Blog di Beppe Grillo.
Dall’intervista a Mario Monicelli ad Anno Zero
“Gli italiani, gli intellettuali, gli artisti, sono poco coraggiosi? Sì, lo sono sempre stati. Sono stati vent’anni sotto un governo fascista, ridicolo, con un pagliaccio che stava lassù… Ci ha mandato l’Impero, le falangi romane lungo Via dell’Impero; ha fatto le guerre coloniali, ci ha mandato in guerra… il grande imprenditore ha detto: «Lasciatemi governare, votatemi, perché io mi sono fatto da solo, sono un lavoratore, sono diventato miliardario, vi farò diventare tutti milionari». Ormai nessuno si dimette, tutti pronti a chinare il capo pur di mantenere il posto, di guadagnare. Pronti a sopraffarci, a intrallazzare. Non c’è nessuna dignità. E’ la generazione che è corrotta, malata, che va spazzata via. La speranza è una trappola inventata dai padroni, quelli che ti dicono “State buoni, zitti, pregate, che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà… sì, siete dei precari, ma fra 2-3 mesi vi assumiamo ancora, vi daremo un posto”. Come finisce questo film? Non lo so, spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione. C’è stata in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Germania, dappertutto meno che in Italia. Ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto… che è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice. E’ doloroso, esige dei sacrifici. Se no, vada alla malora – che è dove sta andando, ormai da tre generazioni.”
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Beppe Grillo sì e no, Libertà, Politicadi Giancarlo Nicoli
Jan
21
Italiani vessati da burocrazia fiscale
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Fonte: Ansa.
Tre adempimenti al giorno
21 gennaio, 19:12
ROMA – L’Italia non è solo il Paese con una pressione fiscale fra le più alte (43,5% nel 2009; al terzo posto, dietro Danimarca e Svezia, fra i 33 paesi dell’area Ocse), ma è anche la patria degli adempimenti fiscali, che sembrano non finire mai. Le scadenze delle tasse che attendono al varco nel 2011 i contribuenti italiani sono ben 694, dice un’analisi di Confesercenti. Una lista così lunga e complessa nella quale, prima ancora di dichiarare e pagare, è già arduo orientarsi. Gli appuntamenti con il fisco interessano 103 giorni e non tralasciano nessun mese: luglio è il più vessato (74 scadenze). Ma mensilmente se ne contano quasi 60 (57,8), pari a 2,75 al giorno per ciascuna delle 252 giornate lavorative del 2011. L’appuntamento clou è il 16 luglio: ben 45.
Pagare le tasse poi costa ore di lavoro: 285 le ore che ogni azienda italiana impegna per espletare tutti gli obblighi, il doppio di Francia e Olanda, il 50% in più di Spagna e Germania; 60 ore in più della media europea, secondo una recente graduatoria della Banca Mondiale. “La semplice elencazione delle scadenze (solo quelle di natura fiscale, si sottolinea), ha richiesto ben 16 pagine – evidenzia l’organizzazione del commercio e delle Pmi guidata da Marco Venturi -. E’ la prova che c’é urgente bisogno di una riduzione degli adempimenti fiscali”. Un onere aggiuntivo per gli operatori economici, soprattutto per le Pmi: la burocrazia fiscale costa alle piccole e medie imprese italiane 2,7 miliardi l’anno (fra i 1.900 e i 2.300 euro, in media). “Un risultato impressionante, anche se tiene conto solo di un limitato numero di adempimenti” sottolinea Confesercenti che suggerisce di accorpare e sfoltire laddove possibile, incombenze per lo più ripetitive. La parola d’ordine è quindi semplificare: “Da un lato, si libererebbero ingenti risorse da destinare all’attività produttiva: per le sole Pmi si tratterebbe di almeno 650 milioni l’anno (ossia oltre 500 euro per operatore economico) – dice la Confesercenti – Dall’altro ne guadagnerebbe l’efficienza della pubblica amministrazione, con una riduzione dei costi di gestione del sistema tributario”.
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Liberistadi Giancarlo Nicoli
Dec
14
Secondo gli Stati Uniti, la censura del web in Italia è un precedente che la Cina potrebbe usare a suo vantaggio
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Fonte: Ansa.
La legge sul web voluta dal governo italiano (la cosiddetta legge Romani, ndr) “sembra essere scritta per dare all’esecutivo margine di manovra per bloccare o censurare i contenuti internet”: lo si legge in un dispaccio siglato dall’ambasciatore Usa a Roma, David Thorne, il 3 febbraio 2010 e pubblicato da uno dei media partner di Wikileaks, El Pais. “Questa legge rappresenterebbe un precedente per nazioni come la Cina che copierebbero o citerebbero questa ‘giustificazione’ per il giro di vite sulla libertà di parola”, si legge nel documento pubblicato dal quotidiano spagnolo.
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editoria, informazione, Libertà, libertà di stampadi Giancarlo Nicoli
Aug
2
Se Gesù Cristo fosse qui, oggi.
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Se Gesù Cristo fosse qui, oggi: che cosa penserebbe? Che cosa direbbe?
Se Gesù Cristo fosse qui, oggi, e fosse accompagnato a fare un giro a Roma. Se gli dicessero che il suo sedicente successore è il sovrano di uno Stato, la Città del Vaticano.
Se gli dicessero che questo Stato ha una banca! (Lo Ior, Istututo per le Opere di Religione – link alla pagina di wikipedia).
Dal Vangelo secondo Marco, capitolo 11:
5Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe 16e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. 17Ed insegnava loro dicendo: “Non sta forse scritto:La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!“.
18L’udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento.
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Libertàdi Giancarlo Nicoli
Mar
23
La notizia è apparsa sul sito del quotidiano “La Provincia” di Como.
Riassunto:
Un allevamento distrutto a causa della ferocia di due cani. E il bilancio è terribile: quattro morti, cinque feriti e due dispersi. Che probabilmente non faranno più ritorno a casa.
Una strage di agnelli, quella avvenuta nella mattina di lunedì a Mariano Comense. (…) E probabilmente, se il proprietario di questi animali non fosse arrivato in tempo, il bilancio sarebbe stato anche più pesante. (…)
A mio modesto avviso, è ora di dare un giro di vite al possesso di cani di grossa taglia, di razze individuate come pericolose.
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Cani pericolosi, Libertàdi Giancarlo Nicoli
Dec
17
Questo è una sorta di controcanto al post di Mercato Libero, “Il dopo attacco a Berlusconi…“.
In uno dei punti dolenti sollevati da quel blog, si parla della privatizzazione dell’acqua.
Il problema della recente legge, che privatizza l’acqua in Italia, è che è una legge all’italiana. In altre parole, la privatizzazione dell’acqua, in sé, è un fatto positivo. In Gran Bretagna l’acqua è privatizzata da parecchio tempo, e i risultati sono positivi: la rete idrica perde meno; ci sono meno sprechi; i dipendenti sono diminuiti; la produttività di chi è rimasto è aumentata; il costo del servizio aumenta meno dell’inflazione; le aziende private sono in utile.
In Italia l’acqua costa poco perché a pagare il conto sono i comuni. Si tratta in pratica di un servizio sussidiato. Per questa ragione la privatizzazione – in quanto tale – è positiva. Si toglie dalle mani dello Stato una cosa che lo Stato non sa fare, e la si dà in mano ai privati. Il problema italiano è che siamo… in Italia! Le ditte private sono ex municipalizzate in cui il controllo politico e partitico è ancora molto forte: le nomine sono partitiche; gli appalti sono opachi, ecc.
L’analisi dei problemi italiani più pressanti è invece lucida e chiara. Riporto dal blog (il testo tutto maiuscolo è il loro):
- MA SOPRATUTTO LA MANCANZA DI VALORI DA PARTE DELLA CLASSE POLITICA
- IL TOTALE DISTACCAMENTO FRA POLITICI E CITTADINI,
- LA RIDUZIONE DEI SERVIZI ALLA SANITA’
- LA RIDUZIONE DELL’EDUCAZIONE SCOLASTICA
- LO SCIPPO DEL TFR
- LE PENSIONI VIA VIA RIDOTTE AL LUMICINO
- L’ARROGANZA DI CERTI POLITICI
- L’APPIATTIMENTO DELL’INFORMAZIONE NEI TELEGIORNALI E NEI GIORNALI (ORAMAI ALLA MERCE’ DELLA CLASSE DIRIGENTE)
Dove vedo problemi è nei seguenti due passi:
Oggi noi di Mercato Libero spingiamo per l’unione di persone che si riconosce nei valori del rispetto, della crescita personale e spirituale, della ecosostenibilità, dell’economia etica, del benessere e qualità della vita, delle relazioni consapevoli e cooperative.
Una NUOVA CULTURA che da un lato promuove valori atti a orientare in direzioni più sane, pacifiche ed ecosostenibili i rapporti con se stessi, con gli altri e con il Pianeta e dall’altro prende le distanze da vecchi valori che hanno non poche responsabilità rispetto ai dissesti ambientali e ai gravi problemi socioeconomici della nostra epoca;
Tra essi: il materialismo, la tecnocrazia, lo sviluppo economico illimitato, lo sfruttamento indiscriminato della natura, l’individualismo egoistico, la logica del profitto a breve termine senza curarsi delle conseguenze a lungo termine.L’Associazione che si sta per costituire avrà, fra i vai compiti, quello di aiutare le persone in difficoltà (ma solo se aderenti al gruppo). Infatti le scarse risorse permetteranno l’aiuto mirato verso i membri del gruppo, che verrà deciso dal comitato dell’associazione.
Vedo due grossi problemi. Nel primo passo si parla di crescita personale e spirituale e di economia etica. Il secondo passo parla di aiutare le persone in difficoltà aderenti al gruppo. Quello che vedo è la formazione di un altro gruppo di potere, che si andrà ad aggiungere agli altri gruppi esistenti ma che – essendo più debole – o soccomberà o si adatterà a convivere con l’esistente senza incidere. L’altro rischio che vedo è la nascita di un gruppo con caratteristiche para-religiose. Se mi posso permettere, una variante non cattolica di Comunione e Liberazione, scherzosamente ribattezzata “Comunione e Fatturazione” dal sito Dagospia.
Se “Mercato Libero” diventerà un partito, necessariamente perderà le caratteristiche di libertà e indipendenza che ha ora. Secondo me, ovviamente.

