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di Giancarlo Nicoli

L’articolo che vi segnalo, in inglese, è qui: http://mindonmoney.wordpress.com/2011/12/03/swim-by-the-bait/.

Il titolo originale inglese è “Swim by the bait”, che tradotto suona “Nuotare con l’esca”. Penso che sia una frase idiomatica, ma non l’ho trovata su Internet e vi dovete accontentare della traduzione letterale.

Non ho la possibilità di tradurre tutto l’articolo, che ho trovato molto interessante. In sintesi, l’autore (Howard Hill) sostiene che gli Stati Uniti d’America (e io aggiungo: tutte le democrazie occidentali) non sono una democrazia di libero mercato ma un sistema corporativistico, in cui una oligarchia comanda e si appropria della maggior parte della ricchezza, in modo del tutto legale, scrivono le leggi come gli conviene, lasciando a tutti gli altri le briciole.

Cito e poi traduco solo un breve brano:

Allowing people (or corporations or labor unions) to make contributions to politicians or political causes without disclosing who’s paying is a clear invitation to corruption.  While we’re at it, anyone making political money contributions should disclose those contributions within five days of doing so.  And only voters in a given district or state should be allowed to spend money on local elections in that district or state.

Più o meno viene così:

Consentire a persone (o aziende o sindacati) di elargire denaro ai politici o a iniziative politiche senza dichiarare il nome di chi è il pagatore è un chiaro invito alla corruzione. Già che ci siamo. Chiunque doni denaro alla politica dovrebbe dichiarare pubblicamente tali contributi entro cinque giorni dalla donazione. Solo gli elettori di un dato collegio elettorale o regione dovrebbero poter donare soldi nelle campagne elettorali locali o regionali.

 

di Giancarlo Nicoli

Avevo già riportato una citazione di Maffeo Pantaleoni:

«Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. L’abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all’importo delle tasse; fissare le tasse in modo che non ostacolino la produzione e il commercio o per lo meno che lo danneggino il meno possibile»

Abbiamo in carica attualmente un governo di tecnici, non eletti (non che cambi qualcosa tra eletti e non eletti, in questa sedicente democrazia italiana), che si devono inventare qualcosa per ridurre l’enorme debito pubblico nazionale.

Qualche suggerimento, per iniziare a rientrare, ce l’avrei:

  • vendere Enel;
  • vendere Finmeccanica;
  • quotare in borsa e vendere Poste Italiane;
  • quotare in borsa e vendere la RAI (Radio Televisione Italiana) e contestualmente abolire il canone (un tributo in meno per le famiglie che lo pagano);
  • quotare in borsa e vendere InvItalia, precedentemente conosciuta come Sviluppo Italia (questa voce non ve l’aspettavate);
  • vendere Terna.

Inoltre:

  • abolire le Province. Attribuire le competenze provinciali a Comuni e Regioni;
  • abolizione degli Ordini Professionali – che sono una cosa che esiste solo in Italia, nessun altro Paese al mondo ce li ha. Contestuale abolizione dell’Esame di Stato per l’accesso alla professione. Insomma, se una Università italiana ha laureato una persona, questa persona a partire dal giorno dopo deve essere in grado di liberamente aprire la propria attività professionale, senza alcun vincolo (Oggi non è così);
  • abolire i contributi pubblici all’editoria.

I grandi lavori:

  • Fermare la TAV. Lo sappiamo tutti che la TAV serve solo a chi la fa;
  • Fermare il ponte sullo Stretto di Messina. Per sempre. Solo l’idea di costruire un ponte in una zona ad alto rischio sismico, come quella tra Reggio Calabria e Messina, e sostenere che la costruzione è possibile, fa venire i brividi.

Sarebbe bello (farei se potessi):

  • Eliminare il Senato e dimezzare il numero dei deputati. Pensateci: non solo meno stipendi – che non sono la voce di spesa più importante, se ci riflettete – ma soprattutto meno veti incrociati, meno mercanteggiamenti, meno raccomandazioni, meno affari poco puliti, più velocità nella legificazione; e – si spera – più velocità nella delegificazione.

di Giancarlo Nicoli

Ho letto questa notizia: Lavoro: Bankitalia, Non Studia e Non Lavora Il 23,4% Giovani.

Vivo nella bassa comasca. Qualche giorno fa ho incontrato un amico che fa il mobiliere. In officina lavorano lui e la sua famiglia. Ci sono due dipendenti che non fanno parte della famiglia, uno è con lui da molti anni, l’altro è un giovane africano arrivato da poco.

Hanno molto lavoro.

Una volta si presentavano in falegnameria ragazzi del paese, o dei paesi vicini, che avevano terminato la terza media o una scuola superiore professionale, chiedendo di essere presi in prova, di imparare il mestiere e di essere poi assunti.

Sono anni, mi dice il mio amico, che non si presenta più nessuno.

La verità è che tutti vogliono un lavoro comodo. Nessuno ha più voglia di sporcarsi le mani con il lavoro.

di Giancarlo Nicoli

Il link al post da me commentato è qui: http://www.beppegrillo.it/2011/11/passaparola_lit.html

Vorrei commentare il seguente passaggio:

“quello che bisogna fare è tassare di più i patrimoni mobiliari, quindi gli investimenti finanziari che sono stati fatti, queste cose dovrebbero essere tassate esattamente come gli altri redditi. Non si capisce perché le rendite finanziarie devono essere tassate a un’aliquota fissa, mentre invece i redditi vengono tassati con delle aliquote progressive, chi è più ricco deve pagare di più anche le rendite finanziarie che riceve.
Un’operazione simile andrebbe fatta anche riguardo alla tassazione immobiliare perché davvero è sbagliato che chi ha proprietà immobiliari, la prima casa, la casa di grande valore, non paghi un Euro di tasse sulla prima casa. “

1 – il patrimonio accumulato è stato guadagnato con il lavoro, le tasse sono già state pagate sul lavoro. Una nuova tassazione sul patrimonio vuol dire che uno paga le tasse due volte. Vuol dire che uno il suo patrimonio se lo porta all’estero. Così facendo tra l’altro ci sono meno soldi per le imprese italiane.

2 – la casa di valore uno l’ha comprata e ci ha pagato le tasse, il notaio, ci paga la tassa rifiuti, le spese di manutenzione sono ovviamente proporzionali ai metri quadri… Tassare la prima casa vuol dire distruggere il mercato immobiliare, vuol dire immediatamente far scendere il valore delle case, vuol dire che chi ha la casa più grande la vende e ne compra una più piccola.
Ci sono troppe tasse e troppi sprechi.
Bisogna privatizzare tutte le aziende pubbliche, covi di parenti e amici e amici degli amici dei politici: si fa cassa e ci si libera della zavorra.
Bisogna abolire gli ordini professionali e abolire tutte le tariffe minime.
Gli imprenditori devono poter licenziare liberamente. Ci sono meno assunzioni di quanto si potrebbe perché se in una piccola azienda si assume un lavativo sono dolori. Non lo si può cacciare.

N.B. Non ho patrimonio, non ho casa di lusso e sono iscritto a un Ordine professionale… e mi firmo con nome e cognome come potete vedere.

di Giancarlo Nicoli

 

Mappamondo Moderno. Image: Idea go / FreeDigitalPhotos.net

Mappamondo Moderno. Image: Idea go / FreeDigitalPhotos.net

Credito fotografia: Mappamondo Moderno. Image: Idea go / FreeDigitalPhotos.net.

Viviamo in un’Italia in cui dire la verità è pericoloso.Il regime, ovviamente, come tutti possono vedere ogni giorno, usano un meccanismo ampiamente collaudato e sempre ben oliato. Diffamano, dileggiano, distruggono impunemente la dignità sociale di chi gli si mette di traverso.

Ma quel singolo cittadino, che non appartenga a consorterie consolidate, un cane sciolto qualsiasi, che osasse pubblicamente dare del ladro a un ladro, sarebbe immediatamente da quest’ultimo denunciato, intimidito, minacciato. Perché non si può dare del ladro a un ladro, a un furfante matricolato, a uno che mai e poi mai ospitereste a casa vostra, se non c’è una sentenza definitiva di terzo grado: e talvolta neppure quella è sufficiente per dare del ladro a un ladro.

Ma quel vecchio – e lascio a voi la scelta dell’aggettivo d’accompagnamento – settantenne, che si porta a letto ragazze minorenni, come lo giudichereste? In Italia una persona così viene premiata, cercata, omaggiata. Mamme gli offrono le figlie perché gli si prostituiscano.

Con un’Italia così, cari lettori, dove vogliamo andare?

di Giancarlo Nicoli

Dalla lettera corrente di John Mauldin (link alla lettera in formato pdf, link alla home page del sito di John Mauldin).

Pubblico in testa l’originale in inglese, in coda la mia traduzione in italiano.

Da pagina 3 (a proposito della situazione negli Stati Uniti – ma lo stesso vale per l’Italia!):

Government employment has become bloated because governments don’t have to worry about profitability. When faced with budget problems, politicians tend to make cuts in services like libraries or police protection that hurt voters to show taxpayers why the government can’t live with less instead of cutting patronage jobs and the like whose efforts would not be missed. Government can’t create jobs, but it can create a lot of policies and taxes that prevent jobs from being created.

Cioé:

Il pubblico impiego si è gonfiato perché i governi non debbono preoccuparsi di avere un profitto. Di fronte a problemi di bilancio, i politici tendono a tagliare i servizi come le biblioteche o le forze di polizia, tagli che colpiscono gli elettori, tagli studiati in modo da dimostrare che lo Stato non può fare a meno dei soldi delle tasse – i politici però non tagliano i posti di lavoro dati per clientelismo né altri sprechi, dei quali si potrebbe fare tranquillamente a meno. Lo Stato non può creare posti di lavoro, ma può inventare un sacco di politiche e di tasse che impediscono che i posti di lavoro vengano creati.

di Giancarlo Nicoli

Dal Blog di Beppe Grillo.

Dall’intervista a Mario Monicelli ad Anno Zero
“Gli italiani, gli intellettuali, gli artisti, sono poco coraggiosi? Sì, lo sono sempre stati. Sono stati vent’anni sotto un governo fascista, ridicolo, con un pagliaccio che stava lassù… Ci ha mandato l’Impero, le falangi romane lungo Via dell’Impero; ha fatto le guerre coloniali, ci ha mandato in guerra… il grande imprenditore ha detto: «Lasciatemi governare, votatemi, perché io mi sono fatto da solo, sono un lavoratore, sono diventato miliardario, vi farò diventare tutti milionari». Ormai nessuno si dimette, tutti pronti a chinare il capo pur di mantenere il posto, di guadagnare. Pronti a sopraffarci, a intrallazzare. Non c’è nessuna dignità. E’ la generazione che è corrotta, malata, che va spazzata via. La speranza è una trappola inventata dai padroni, quelli che ti dicono “State buoni, zitti, pregate, che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà… sì, siete dei precari, ma fra 2-3 mesi vi assumiamo ancora, vi daremo un posto”. Come finisce questo film? Non lo so, spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione. C’è stata in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Germania, dappertutto meno che in Italia. Ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto… che è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice. E’ doloroso, esige dei sacrifici. Se no, vada alla malora – che è dove sta andando, ormai da tre generazioni.”

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