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di Giancarlo Nicoli

Tutti gli estratti relativi al libro Un altro giro di giostra, pubblicati su Scoprire, sono qui. N.B.: Scoprire è un blog, quindi i post sono elencati in ordine cronologico inverso.

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Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, copertina

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, copertina

Camminavo sulla spiaggia raccogliendo qua e là piccoli, strani sassi che avevo notato. Erano di color rosa, piatti e levigati. Al centro avevano un cerchio nero, come l’occhio fossilizzato di un qualche essere di tanto tempo fa. Godevo dell’antichità del mondo. Ero solo e mi sentii travolgere, commuovere dalla grandiosità della natura.

Lo spumeggiare delle acque teneva sospesa nell’aria una nebbiolina umida che mi nascondeva il sole, ma quel soffuso biancore senza contorni mi fece sentire ancora di più l’infinità dell’oceano e pensare all’eternità non come a un tempo senza fine, ma a un momento senza tempo.

 

Terzani, Tiziano, Un altro giro di giostra (I grandi), I edizione, Milano, TEA, aprile 2008, decima ristampa maggio 2011, 578pp, ISBN-10: 8850216734, ISBN-13: 978-8850216734, p. 271.

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Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, copertina

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, copertina

Ho scelto questo brano ancora per correggere quella percezione, che si sta diffondendo, per cui Terzani sarebbe un guru (cosa che non era e non voleva essere).

Certo non hanno ragione i seguaci della new age che pensano per questo di poter rinunciare alla scienza, alla ragione e di potere impunemente fuggire nell’occulto e nell’irrazionale prendendo acriticamente per buona qualsiasi sciocchezza o qualsiasi follia. È una reazione pericolosa, questa. Abdicare alla ragione, rinunciare alla mente significa esporsi a una forma di anarchia intellettuale che, invece di liberare l’uomo, finirà per farlo schiavo di una qualche nuova tirannide.

Terzani, Tiziano, Un altro giro di giostra (I grandi), I edizione, Milano, TEA, aprile 2008, decima ristampa maggio 2011, 578pp, ISBN-10: 8850216734, ISBN-13: 978-8850216734, p. 255.

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Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, copertina

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, copertina

La scelta di oggi cade su un brano che occupa circa due terzi della pagina 211. La parte più significativa è il primo paragrafo. Basterebbe quello secondo me. Ma debbo riportare anche i due paragrafi seguenti perché nel primo paragrafo Terzani fa riferimento a un fatto «strano», che viene spiegato in seguito. Quindi lasciarvi solo la prima parte vi darebbe un senso di incompiutezza.

A quel tempo non mi interessavo di cancro; era un malanno, quello, che capitava solo agli altri. Gli chiesi però se aveva qualche suggerimento contro la depressione, e quella domanda provocò qualcosa di strano che ancora oggi non so spiegarmi. Choedrak rispose che la depressione è una malattia soprattutto occidentale. «E la ragione», aggiunse, «è che voi occidentali siete troppo attaccati alle cose. Siete fissati sulle cose. Un perde, ad esempio, la sua penna e da allora non fa che pensare alla penna persa, senza dirsi che la penna non ha alcun valore, che si può scrivere anche con un lapis. In Occidente vi preoccupate troppo delle cose materiali.»

Lo ascoltavo e automaticamente prendevo appunti con la mia vecchia Montblanc nera. Parlammo ancora della sua prigionia, delle pillole preziose, dei mantra, le formule magiche, che debbono essere recitate durante la loro preparazione, e io continuavo a prendere appunti con la mia Montblanc. Alla fine ringraziammo, passammo dalla farmacia a ritirare le pillole, tornammo  al Kashmir Cottage e lì mi accorsi che… non avevo più la mia penna!

Rimandai immediatamente l’interprete dal medico, chiesi al fratello del Dalai Lama di telefonare all’Istituto. Niente da fare. La penna era scomparsa. E io non feci che pensarci. Non tanto perché c’ero affezionato, ma perché m’era venuto il sospetto che il vecchio medico, sentendo nelle mie domande un fondo di scetticismo, avesse voluto dimostrarmi i suoi «poteri» e darmi una lezione. Possibile?

 

Terzani, Tiziano, Un altro giro di giostra (I grandi), I edizione, Milano, TEA, aprile 2008, decima ristampa maggio 2011, 578pp, ISBN-10: 8850216734, ISBN-13: 978-8850216734, p. 211.

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Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, copertina
Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, copertina

A un semaforo, aspettando il verde, mi colpì la scena al mezzanino dell’edificio che avevo dinanzi: decine di uomini e donne nel riquadro di grandi finestre correvano, restando però dov’erano, sudati e paonazzi, rivolti verso la strada. Non era la prima volta che vedevo una palestra, ma l’immagine di tutti quei giovani che, finito l’orario d’ufficio, erano corsi a smaltire frustrazioni e grasso mi pareva riassumere tutto il senso di quella civiltà: correre per correre, andare per non arrivare da nessuna parte.

Mi parve d’essere uno dei tibetani della storia che mi raccontò una volta il fratello del Dalai Lama. Nel 1950 una delegazione di monaci e funzionari che non erano mai usciti dal Tibet venne invitata a Londra per discutere cosa l’Inghilterra poteva fare per il loro paese. Venivano da un mondo povero, primitivo, ma bellissimo. Erano abituati a grandi spazi vuoti, a una natura coloratissima e loro stessi erano colorati nelle loro tuniche, nei loro cappotti e berretti. A Londra furono ricevuti con grande cortesia e portati a giro a vedere la città. Un giorno, coi loro accompagnatori, i tibetani si ritrovarono nella metropolitana. Erano esterrefatti: tutta quella gente sotto terra! Uomini vestiti di nero, con la bombetta in testa, leggevano il giornale sulle scale mobili, la folla si accalcava nei corridoi correndo per salire sui treni in partenza; nessuno parlava a nessuno, nessuno sorrideva! Il capo dei tibetani si rivolse, pieno di compassione, all’accompagnatore inglese e gli chiese: «Cosa possiamo fare per voi

Lo so: quei tibetani non esistono più. Anche loro oggi sognano solo di vivere come a Londra e di correre stando fermi. Ma la domanda di fondo resta: chi è più primitivo?

Terzani, Tiziano, Un altro giro di giostra (I grandi), I edizione, Milano, TEA, aprile 2008, decima ristampa maggio 2011, 578pp, ISBN-10: 8850216734, ISBN-13: 978-8850216734, pp. 147-148.

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di Giancarlo Nicoli

26 settembre 2011.

Dal sito della Casa Editrice:

Redazione Sergio Bonelli Editore

Si è spento stamattina, dopo una breve malattia, il nostro editore, Sergio Bonelli. La Casa Editrice ringrazia tutti coloro che, in queste ore, hanno voluto testimoniare il loro affetto.

C’è la possibilità di lasciare un messaggio, a questo indirizzo: http://www.sergiobonelli.eu.

Ne ho lasciato uno anch’io:

Saluto Sergio Bonelli con il rammarico di non averlo potuto conoscere di persona, certamente doveva essere una bella persona e un bel personaggio.
Ho amato molto i suoi personaggi, quelli editi e quelli sceneggiati.
Lui non lo sapeva, ma mi ha tenuto compagnia in tante ore felici di svago e fantasia.
È un pezzo di noi che se ne va.
Addio caro Sergio.

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Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, copertina

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, copertina

Ancora una citazione molto lunga. Questa la trovo meritevole di trascrizione perché mi sembra che il lettore medio si avvicini a Terzani come a un guru – cosa che lui non era e non voleva essere. Terzani, pur affascinato dalle medicine alternative, andò a curarsi in uno dei luoghi di scienza più avanzati al mondo. Pur interessato alla spiritualità e al misticismo, mai smise di usare la ragione. Buona lettura.

«Prova. La medicina alternativa non ha effetti secondari. Al massimo non ti fa niente», uno si sente dire. E quella può diventare una trappola mortale. Quanta gente, pensando di evitare le mutilazioni della chirurgia, le devastazioni della chemio e i pericoli impliciti nella radioterapia, si affida a soluzioni apparentemente più facili e più promettenti! La madre cinquantenne di un amico si era messa nelle mani di un «guaritore» per un cancro al seno. Quello le faceva bere dei grandi infusi d’erbe e valutava i progressi della «cura» con l’aiuto di un pendolo. Quando, dopo alcuni mesi, la donna si decise a tornare dal chirurgo che le aveva proposto l’asportazione del seno con buone probabilità di sopravvivenza era ormai troppo tardi. Aveva perso del tempo prezioso. Morì.

Negli ultimi anni questo è diventato un problema particolarmente serio perché certe pratiche, che in passato erano limitate a una fascia ristretta della popolazione esposta alle ventate californiane della new age o alla moda dell’esotismo orientale, sono ormai alla portata di tutti e si stanno diffondendo, come la gramigna, in ogni città e quasi in ogni quartiere d’Europa. A Firenze, un semplice artigiano, un tappezziere venuto a casa a rifare un divano, ha cominciato un giorno a parlarmi dei chakra e dei «flussi di energia» coi quali un «pranoterapeuta» gli aveva fatto credere di poter curare il suo cancro al colon evitando così il chirurgo. Persino a Orsigna, il paese di cento anime nell’Appennino tosco-emiliano dove passo le estati, un amico pastore mi ha raccontato recentemente che faceva ogni settimana qualche centinaio di chilometri in macchina per andare da una «maga tibetana». Nel suo caso, fortunatamente, si trattava di un dolore a una gamba che lo faceva zoppicare. Al massimo rischiava che quella donna lo… guarisse.

Il problema è che non ci sono più filtri, non ci sono più controlli. Tutti credono di sapere tutto, tutti si sentono in grado di giudicare. Le leggi sono inadeguate e la caotica, indiscriminata valanga di informazioni prodotta da internet ha creato quell’ormai diffusissimo sapere a metà che è la peggiore e la più pericolosa forma di ignoranza. In questo vuoto di vera e onesta conoscenza, persino il buon senso viene meno e ogni ciarlatano finisce per avere buon gioco con la gente.

Un tempo, il medico, l’avvocato, l’architetto, l’ingegnere esponevano, a garanzia delle loro prestazioni, la pergamena col proclama della laurea firmata dal rettore dell’università che gliela aveva conferita. Oggigiorno, questa non è più, di per sé, una grande garanzia e comunque nessuno ci fa più caso. La storia di una guarigione, il sentito dire, a volte il semplice suono di una parola esotica sostituiscono le tradizionali garanzie. Né giudici, né associazioni professionali sono ormai più in grado di proteggere il cittadino. Il cittadino stesso, «liberato» come si sente, non vuole più essere protetto. Dopo tutto, anche in questo, come come ormai in ogni aspetto della vita «moderna», chi decide è il mercato e la speranza è la merce di cui non sembra mai esserci un sovrappiù. Chiunque venda speranza ha clienti. E se poi quelli finiscono per essere delle vittime, affar loro. Anzi, colpa loro!

Uno degli aspetti più attraenti delle terapie alternative è che il paziente deve partecipare al processo di guarigione, che molto dipende da lui, dalla sua volontà. Questo però vuole anche dire che, se qualcosa non funziona, non lo si può imputare alla cura: è lui che non ce l’ha messa tutta. I ciarlatani hanno così una perfetta giustificazione per la loro inefficienza.

Terzani, Tiziano, Un altro giro di giostra (I grandi), I edizione, Milano, TEA, aprile 2008, decima ristampa maggio 2011, 578pp, ISBN-10: 8850216734, ISBN-13: 978-8850216734, pp. 90-91.

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Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, copertina

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, copertina

Citazione molto lunga oggi. La trovo meritevole di trascrizione perché è una testimonianza inusuale a proposito degli USA. Sento di dovermi giustificare. Non vorrei passare per antiamericano, cosa che non sono. Comunque nel mio piccolo anch’io sono stato un mese in California, anni fa, e a grandi linee condivido quanto segue.

«Quando è arrivato dalla Russia?» chiedo a uno. [un tassista, n.d.r.]

«Non dalla Russia, dalla ex Unione Sovietica… io vengo dalla Moldavia, noi siamo europei.»

«Come si trova qui? Le piace l’America?»

Mi guarda nel retrovisore per essere sicuro che non sta per fare una gaffe:

«L’America? L’America è un gulag, un campo di lavoro con buon cibo. Se lo dico agli americani alcuni si offendono, ma cosa posso farci: sono americani loro e ora sono americano anch’io».

Aveva cercato di emigrare già nel 1979, ma solo nel 1991 è riuscito a partire. Vive a Brighton Beach a Brooklyn. Prima, quello era un quartiere nero dove persino McDonald’s aveva dovuto chiudere; ora è un quartiere in piena espansione. Gli abitanti sono quasi esclusivamente ebrei di origine russa, coi loro negozi, i loro ristoranti, le loro sinagoghe.

Nella ex Unione Sovietica, come insiste a chiamarla, faceva il businessman. «Compravo dei mobili per ventimila rubli e li rivendevo per cinquantamila: un paio di scarpe a ottanta rubli e le rivendevo a centoventi. E tutto senza tasse sulla vendita, senza tasse sul reddito. Questo era il bello dell’ex Unione Sovietica: non c’erano tasse. Quel che facevo era pericoloso, rischiavo sempre la galera, ma sono riuscito a starne fuori. Là ero libero. Qui mi dicono che sono libero, ma nessuno è libero in America, nemmeno il Presidente. Dicono che sono libero finanziariamente. Non è vero. Questo taxi dicono che è mio, ma in verità è delle banche. Siamo tutti schiavi dei manager che a loro volta sono schiavi di qualcun altro.

«Nella ex Unione Sovietica, una donna faceva un figlio? Stava a casa per mesi. Qui, mia moglie due settimane dopo il parto è stata chiamata dal suo capo ed è dovuta tornare al lavoro: dopo due settimane! Sono grato agli Stati Uniti che mi hanno fatto anche cittadino, così ho evitato la guerra civile del 1994; ho evitato di essere ammazzato e ho evitato di ammazzare, ma quella che faccio qui non è vita. Ieri sono partito da casa alle sei del mattino e son tornato alle nove e mezzo di sera per ripartire stamani alle sei. Avrei fatto meglio a dormire in macchina.

«E non sono il solo: qui tutti vivono così, anche i ricchi che stanno dove sta lei o in Park Avenue. Lo so, perché sono io a portarli in ufficio. Chiamano il taxi e quando salgono non riescono neppure a chiudere la portiera perché in una mano hanno un bicchiere di carta col caffè e nell’altra un bagle, un panino. Quando mi dicono dove li devo portare non li capisco perché mi parlano con la bocca piena.

«Quando scendono hanno ancora tutte e due le mani occupate e non riescono a chiudere la portiera. Nell’ex Unione Sovietica avevamo tempo di stare con la famiglia, di fare lunghe passeggiate, di chiacchierare con gli amici. Qui riesco a prendere al massimo dieci giorni di ferie all’anno, ma anche allora non mi riposo perché so che, mentre son via, la cassetta della posta continua a riempirsi di conti da pagare.»

Dalla fine dell’Unione Sovietica, nel 1991, oltre mezzo milione di ebrei sono arrivati negli Stati Uniti, moltissimi a New York. Per lo più si tratta di persone qualificate. Il segreto della grande vitalità dell’America, e in particolare di New York, è tutto qui: sempre una nuova ondata di migranti disposti a grandi sacrifici per farcela.

Terzani, Tiziano, Un altro giro di giostra (I grandi), I edizione, Milano, TEA, aprile 2008, decima ristampa maggio 2011, 578pp, ISBN-10: 8850216734, ISBN-13: 978-8850216734, pp. 60-62

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