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di Giancarlo Nicoli

Da quindici anni, il medico indiano Madan Lan Kataria cura i suoi pazienti insegnando l’arte della risata. E’ diventato una star grazie al film del regista Mira Nair The Laughter Club Of India e adesso diffonde nel mondo il suo metodo ribattezzato Laughter Yoga, lo yoga della risata. Questa disciplina unisce il sorriso forzato alla meditazione e promette di curare, con 15 minuti di risata al giorno, malattie come la depressione e i tumori. I meccanismi sarebbero nascosti nel rilascio di endorfine, che favorendo l’ossigenazione del sangue, porta alla produzione di emoglobuline, cioè degli anticorpi. Ma prima ancora era stata la Humour Therapy a superare le resistenze degli scettici. Il maestro Kataria sostiene che i benefici del buonumore possano essere indotti dalla risata forzata, provocata ad arte senza nessuna spiritosaggine. Sono 60 mila le persone che studiano il Laughter Yoga in 60 diversi paesi, 400 i club negli Stati Uniti dove si tengono corsi.

Fonte:

  • La Repubblica, 10 settembre 2010, pag. 43, 51.

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di Giancarlo Nicoli

Dal prossimo gennaio, i francesi potranno scegliere l’ospedale dove farsi curare grazie ad una classifica pubblicata sul sito dell’Alta Autorità Sanitaria. Gli ospedali esibiranno i punti guadagnati in base al tasso di infezioni nosocomiali, alla trasparenza della cartella clinica e del dossier dell’anestesista, alla tracciabilità della valutazione del dolore e anche in base ai tempi di invio dei documenti ai pazienti alla fine del ricovero.

Finora la pubblicazione dei risultati ottenuti dai diversi ospedali era solo opzionale, ma diventerà obbligatoria dal primo gennaio. Da quando queste «pagelle» sono compilate e rese pubbliche, il numero delle infezioni nosocomiali in Francia sarebbe in costante diminuzione. Per il momento, la hit parade è guidata dal policlinico Lariboisière nel decimo arrondissement di Parigi, l’unico ospedale «a cinque stelle» di Francia.

Fonte:

  • Il Messaggero, 14 dicembre 2009, pag. 10, 12.

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di Giancarlo Nicoli

(ANSA)

Spento un settore, i livelli di radiazioni nell’area dell’impianto sono rimasti normali
10 gennaio, 10:54

MOSCA – Un settore della centrale nucleare di Volgodon, nella Russia meridionale, è stato spento a causa di un guasto: lo scrive l’agenzia Interfax citando i servizi di emergenza locali. Secondo l’agenzia i livelli di radiazioni nell’area dell’impianto sono rimasti normali; è stata individuata una perdita nei condotti del generatore di vapore, il che ha richiesto lo spegnimento dell’intero blocco di reattori.

Il sistema di allarme è scattato alle 9.20 ora di Mosca (le 07.20 in Italia) dopo la scoperta di una perdita nel generatore di vapore del reattore numero 1, ha riferito il servizio di emergenza regionale. Le norme richiedono che in tali casi il reattore sia chiuso attraverso una riduzione graduale della sua attività: attualmente sta operando al 35% della sua capacità. Secondo un primo rilevamento, i livelli di radiazione sono sotto la norma, ha detto una fonte della centrale nucleare. Le riparazioni potrebbero richiedere tre o quattro giorni, ha riferito un dirigente di Rosatom, l’agenzia per l’energia russa per l’energia nucleare.

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di Giancarlo Nicoli

L’idea di questo post mi è venuta dopo aver letto l’articolo “Liberare la mente”, pubblicato sul numero 206 di Focus, dicembre 2009 (pp. 84-102).

In pratica ciò che segue è un estremo riassunto dell’articolo. Spero di essere in grado in futuro (ma non garantisco) di aggiornare questo post, in modo da farlo diventare una sorta di articolo da consultazione, sempre in divenire.

Per chi è ammalato o ha vicino qualcuno che lo è:

  • Ci sono prove scientifiche sul fatto che la psicoterapia funziona.

Statistiche:

  • La malattia mentale colpisce un italiano su quattro. Le donne hanno una probabilità 1,5 volte maggiore degli uomini di ammalarsi di ansia e depressione. Gli uomini soffrono di più di tossicodipendenza (1 su 8) e di personalità anti-sociale e sono più esposti al rischio di suicidio (il 75% dei suicidi sono maschi, per lo più giovani).

Prevenzione:

  • La vera causa delle malattie mentali non è nota. Si sa che i geni possono predisporre alla sofferenza mentale, ma si sa anche che nei gemelli identici, che condividono lo stesso patrimonio genetico, uno si ammala e l’altro no. Quindi un ruolo nella salute mentale l’ha anche l’ambiente. E se l’ambiente ha un ruolo, allora la malattia mentale può essere prevenuta.
  • Sappiamo che l’alcolismo è uno dei fattori che predispongono alla malattia mentale. Quindi: no alcool!
  • Gli studi  dimostrano che tutte le sostanze d’abuso, comprese quelle socialmente più accettate, come la cannabis, possono scatenare crisi psicotiche nei soggetti predisposti. Quindi: no alle sostanze d’abuso!
  • L’esercizio fisico, come per esempio il camminare, aumenta la produzione di neuroni. L’attività fisica fa aumentare il flusso del sangue al cervello irrorandolo meglio. Quindi: sì all’attività fisica moderata!
  • Secondo uno studio del Netherlands Institute for Health Services Research di Utrecht (Paesi Bassi), l’incidenza di ansia e depressione è più bassa nelle comunità agricole e più alta in città. La percentuale di spazi verdi urbani, spazi agricoli o terreni incolti nel raggio di 1 chilometro rispetto al punto in cui si vive, è una delle variabili della salute. Quindi: sì a spazi verdi vicini a casa! Se mancano spazi verdi vicino a casa, si può andarli a cercare durante il tempo libero…
  • Esercitare il cervello senza impigrirsi in attività passive come guardare la televisione. Quindi: sì a rimanere intellettualmente attivi!
  • Mamme e papà che coccolano i propri bambini riducono le probabilità che essi, da adulti, soffrano di malattia mentale.

Fonte:

  • “Liberare la mente”, Focus n . 206, dicembre 2009.

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di Giancarlo Nicoli

Facebook, telefonini, videogiochi. Una rete che attira e punisce la parola parlata, quella che aiuta a crescere e a sviluppare buone capacità linguistiche. Le vittime? I più giovani, ovviamente; ma stavolta solo indirettamente. Secondo un rapporto governativo britannico, infatti, sarebbero i genitori ad essere attratti dalle nuove tecnologie e a parlare (o raccontare) sempre meno ai figli. Con risultati davvero preoccupanti. Lo si apprende da la Repubblica.

«Il numero delle parole – si legge – che i grandi scambiano con i piccini è in calo costante. Meno fiabe, meno dialogo, uguale apprendimento più lento: all’asilo e perfino alle elementari, in Gran Bretagna, entrano bambini di 5-6 anni con una capacità di comunicazione che sarebbe lecito aspettarsi da un bambino di un anno e mezzo, che ha appena imparato a camminare».

«Insomma, un disastro – afferma l’articolo – perché quei bambini impareranno lo stesso a parlare, ma varie ricerche dimostrano che spesso chi ha problemi di linguaggio nell’infanzia può sviluppare difficoltà e disabilità mentali di vario grado crescendo. Per questo il governo britannico lancia l’allarme. “Il numero dei bambini che cominciano le scuole elementari senza sapere neanche formare una frase rudimentale è in crescita”, afferma il rapporto, preparato da Jean Gross, responsabile della comunicazione per il ministero dell’Istruzione, e anticipato ieri dal Times di Londra».

«Le più recenti statistiche governative – continua il pezzo – indicano che il 18 per cento dei bambini di 5 anni nelle scuole del regno, ovvero più di 100 mila bambini, non sono al livello di alfabetizzazione previsto per la loro età. Il problema non riguarda soltanto i figli degli immigrati, per i quali sarebbe più comprensibile un ritardo nell’apprendimento dell’inglese, ma anche per quelli britannici. Il ritardo è più spiccato nei bambini poveri, che secondo la ricerca della dottoressa Gross ascoltano “soltanto 600 parole all’ora” in famiglia, in confronto alle 2 mila parole l’ora che sono la media per le classi benestanti».

«Inoltre – conclude Repubblica – i bambini che crescono in famiglie povere o disagiate ricevono soltanto un elogio per ogni due rimproveri, mentre nelle case benestanti il rapporto è rovesciato e anche rallenterebbe l’alfabetizzazione. “Gli adulti sono sempre più impegnati e hanno meno tempo da dedicare ai figli”, dice l’autrice del rapporto. “E per le prossime generazioni sarà peggio, perché un bambino a cui nessuno leggeva le favole non le leggerà di certo ai propri figli”».

Fonte:

  • La Repubblica, 16 ottobre 2009, pag. 51.

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di Giancarlo Nicoli

L´Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro certifica che i lettini agli ultravioletti sono cancerogeni, senza dubbio. La ricerca uscirà sul numero di agosto di The Lancet Oncology. Ne dà notizia la Repubblica.

«Le lampade abbronzanti – scrive Repubblica – fanno un salto nella classificazione dei fattori di rischio per il tumore. Dalla seconda categoria “probabilmente cancerogeno” passano alla prima “cancerogeno” tout court. La decisione è stata presa dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che fa parte dell’Organizzazione mondiale per la sanità».

«La nostra analisi ha concluso – scrive il gruppo di 20 esperti basato a Lione e guidato da Fatiha al Ghissassi – che l´esposizione ai raggi ultravioletti artificiali prima dei trent´anni di età fa aumentare il rischio di melanoma del 75%. Il melanoma è il più aggressivo fra i tumori della pelle e se una cinquantina d´anni fa era considerato malattia piuttosto rara, oggi in Italia la sua incidenza aumenta al ritmo del 4-8% all’anno. A livello mondiale, si calcola che i casi di questo tumore siano raddoppiati negli ultimi dieci anni».

«Inoltre – mette in guardia l´Agenzia di Lione – l´abbronzatura artificiale è anche legata al maggior rischio di malattie degli occhi. Cataratta e infiammazioni della cornea in primis. La Germania, alcuni stati degli Usa e dell´Australia hanno vietato l´uso dei lettini solari ai minorenni. Anche il governo inglese sta studiando una misura analoga. In Italia invece la foresta delle circa 40 mila lampade abbronzanti, distribuite in 13 mila centri estetici, resta ancora poco regolamentata».

Fonte:

La Repubblica, 29 luglio 2009, pag. 17

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di Giancarlo Nicoli

29 giugno 2009

I «malati di medicine» aumentano ogni giorno. Soltanto in Italia 11.493 casi di reazioni avverse a farmaci segnalati l´anno scorso, il doppio che nel 2005. Negli Usa l’uso illegale di medicinali è aumentato del 114% tra il 2001 e il 2005. In Francia, primo mercato europeo per l´industria farmaceutica, ci sono ogni anno 13 mila vittime e quasi il 10% dei ricoveri in ospedale è dovuto a effetti nocivi di medicinali. Ne danno notizia la Repubblica e la Stampa.

«Non cerchiamo in farmacia la soluzione di tutti i problemi – Silvio Garattini, direttore dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, punta il dito sul corretto uso dei farmaci – pochi principi attivi funzionano nel 100% dei pazienti. Spesso i loro effetti si limitano al 70%, o magari solo al 15. Ogni medicina ha alle spalle test clinici lunghi. Si studia l´eventuale tossicità, se ne valutano i benefici. Ma gli esami preliminari coinvolgono un numero limitato di pazienti, mentre alcuni effetti collaterali sono rari. Possono emergere solo quando il farmaco è usato su larga scala. Per questo ogni paese ha un sistema di farmacovigilanza. Se questi allarmi sono numerosi e gravi, si può arrivare al ritiro del farmaco».

«L´Europa dei farmaci non è unita – continua Garattini – e ognuno fa valutazioni indipendenti. Occorre un accordo fra i governi. I farmaci ci hanno risolto grossi problemi di salute, è innegabile. Ma questo non giustifica una società che sta diventando farmacocentrica. Crediamo che basti una medicina per ogni problema, invece bisognerebbe adottare uno stile di vita corretto per prevenire le malattie».

Fonti:

  • La Repubblica, pag. 1, 27, 28, 29.
  • La Stampa, pag. 19.

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