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	<title>Scoprire &#187; Stili di vita</title>
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	<description>viaggio nella conoscenza</description>
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		<title>Russia, guasto a centrale nucleare</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 10:58:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stili di vita]]></category>

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		<description><![CDATA[(ANSA) Spento un settore, i livelli di radiazioni nell&#8217;area dell&#8217;impianto sono rimasti normali 10 gennaio, 10:54 MOSCA &#8211; Un settore della centrale nucleare di Volgodon, nella Russia meridionale, è stato spento a causa di un guasto: lo scrive l&#8217;agenzia Interfax citando i servizi di emergenza locali. Secondo l&#8217;agenzia i livelli di radiazioni nell&#8217;area dell&#8217;impianto sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/01/10/visualizza_new.html_1652704799.html" target="_blank">ANSA</a>)</p>
<p><strong>Spento un settore, i livelli di radiazioni nell&#8217;area dell&#8217;impianto sono rimasti normali</strong><br />
10 gennaio, 10:54</p>
<p>MOSCA &#8211; Un settore della centrale nucleare di Volgodon, nella Russia meridionale, è stato spento a causa di un guasto: lo scrive l&#8217;agenzia Interfax citando i servizi di emergenza locali. Secondo l&#8217;agenzia i livelli di radiazioni nell&#8217;area dell&#8217;impianto sono rimasti normali; è stata individuata una perdita nei condotti del generatore di vapore, il che ha richiesto lo spegnimento dell&#8217;intero blocco di reattori.</p>
<p>Il sistema di allarme è scattato alle 9.20 ora di Mosca (le 07.20 in Italia) dopo la scoperta di una perdita nel generatore di vapore del reattore numero 1, ha riferito il servizio di emergenza regionale. Le norme richiedono che in tali casi il reattore sia chiuso attraverso una riduzione graduale della sua attività: attualmente sta operando al 35% della sua capacità. Secondo un primo rilevamento, i livelli di radiazione sono sotto la norma, ha detto una fonte della centrale nucleare. Le riparazioni potrebbero richiedere tre o quattro giorni, ha riferito un dirigente di Rosatom, l&#8217;agenzia per l&#8217;energia russa per l&#8217;energia nucleare.</p>
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		<title>Appunti per uno stile di vita contro la depressione</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 00:22:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[farmaco]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;idea di questo post mi è venuta dopo aver letto l&#8217;articolo &#8220;Liberare la mente&#8221;, pubblicato sul numero 206 di Focus, dicembre 2009 (pp. 84-102). In pratica ciò che segue è un estremo riassunto dell&#8217;articolo. Spero di essere in grado in futuro (ma non garantisco) di aggiornare questo post, in modo da farlo diventare una sorta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea di questo post mi è venuta dopo aver letto l&#8217;articolo <strong>&#8220;Liberare la mente&#8221;</strong>, pubblicato sul numero 206 di <a href="http://www.focus.it/" target="_blank">Focus</a>, dicembre 2009 (pp. 84-102).</p>
<p>In pratica ciò che segue è un estremo riassunto dell&#8217;articolo. Spero di essere in grado in futuro (ma non garantisco) di aggiornare questo post, in modo da farlo diventare una sorta di articolo da consultazione, sempre in divenire.</p>
<h3>Per chi è ammalato o ha vicino qualcuno che lo è:</h3>
<ul>
<li>Ci sono prove scientifiche sul fatto che la psicoterapia funziona.</li>
</ul>
<h3>Statistiche:</h3>
<ul>
<li>La malattia mentale colpisce un italiano su quattro. Le donne hanno una probabilità 1,5 volte maggiore degli uomini di ammalarsi di ansia e depressione. Gli uomini soffrono di più di tossicodipendenza (1 su 8) e di personalità anti-sociale e sono più esposti al rischio di suicidio (il 75% dei suicidi sono maschi, per lo più giovani).</li>
</ul>
<h3>Prevenzione:</h3>
<ul>
<li>La vera causa delle malattie mentali non è nota. Si sa che i geni possono predisporre alla sofferenza mentale, ma si sa anche che nei gemelli identici, che condividono lo stesso patrimonio genetico, uno si ammala e l&#8217;altro no. Quindi un ruolo nella salute mentale l&#8217;ha anche l&#8217;ambiente. E se l&#8217;ambiente ha un ruolo, allora la malattia mentale può essere prevenuta.</li>
<li>Sappiamo che l&#8217;alcolismo è uno dei fattori che predispongono alla malattia mentale. Quindi: no alcool!</li>
<li>Gli studi  dimostrano che tutte le sostanze d&#8217;abuso, comprese quelle socialmente più accettate, come la cannabis, possono scatenare crisi psicotiche nei soggetti predisposti. Quindi: no alle sostanze d&#8217;abuso!</li>
<li>L&#8217;esercizio fisico, come per esempio il camminare, aumenta la produzione di neuroni. L&#8217;attività fisica fa aumentare il flusso del sangue al cervello irrorandolo meglio. Quindi: sì all&#8217;attività fisica moderata!</li>
<li>Secondo uno studio del Netherlands Institute for Health Services Research di Utrecht (Paesi Bassi), l&#8217;incidenza di ansia e depressione è più bassa nelle comunità agricole e più alta in città. La percentuale di spazi verdi urbani, spazi agricoli o terreni incolti nel raggio di 1 chilometro rispetto al punto in cui si vive, è una delle variabili della salute. Quindi: sì a spazi verdi vicini a casa! Se mancano spazi verdi vicino a casa, si può andarli a cercare durante il tempo libero&#8230;</li>
<li>Esercitare il cervello senza impigrirsi in attività passive come guardare la televisione. Quindi: sì a rimanere intellettualmente attivi!</li>
<li>Mamme e papà che coccolano i propri bambini riducono le probabilità che essi, da adulti, soffrano di malattia mentale.</li>
</ul>
<h3>Fonte:</h3>
<ul>
<li><em>&#8220;Liberare la mente&#8221;</em>, <a href="http://www.focus.it/" target="_blank">Focus</a> n . 206, dicembre 2009.</li>
</ul>
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		<title>Meno fiabe e dialoghi, e i bambini parlano più tardi</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 10:07:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stili di vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Facebook, telefonini, videogiochi. Una rete che attira e punisce la parola parlata, quella che aiuta a crescere e a sviluppare buone capacità linguistiche. Le vittime? I più giovani, ovviamente; ma stavolta solo indirettamente. Secondo un rapporto governativo britannico, infatti, sarebbero i genitori ad essere attratti dalle nuove tecnologie e a parlare (o raccontare) sempre meno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Facebook, telefonini, videogiochi. Una rete che attira e punisce la parola parlata, quella che aiuta a crescere e a sviluppare buone capacità linguistiche. Le vittime? I più giovani, ovviamente; ma stavolta solo indirettamente. Secondo un rapporto governativo britannico, infatti, sarebbero i genitori ad essere attratti dalle nuove tecnologie e a parlare (o raccontare) sempre meno ai figli. Con risultati davvero preoccupanti. Lo si apprende da la Repubblica.</p>
<p>«Il numero delle parole &#8211; si legge &#8211; che i grandi scambiano con i piccini è in calo costante. Meno fiabe, meno dialogo, uguale apprendimento più lento: all&#8217;asilo e perfino alle elementari, in Gran Bretagna, entrano bambini di 5-6 anni con una capacità di comunicazione che sarebbe lecito aspettarsi da un bambino di un anno e mezzo, che ha appena imparato a camminare».</p>
<p>«Insomma, un disastro &#8211; afferma l&#8217;articolo &#8211; perché quei bambini impareranno lo stesso a parlare, ma varie ricerche dimostrano che spesso chi ha problemi di linguaggio nell&#8217;infanzia può sviluppare difficoltà e disabilità mentali di vario grado crescendo. Per questo il governo britannico lancia l&#8217;allarme. &#8220;Il numero dei bambini che cominciano le scuole elementari senza sapere neanche formare una frase rudimentale è in crescita&#8221;, afferma il rapporto, preparato da Jean Gross, responsabile della comunicazione per il ministero dell&#8217;Istruzione, e anticipato ieri dal Times di Londra».</p>
<p>«Le più recenti statistiche governative &#8211; continua il pezzo &#8211; indicano che il 18 per cento dei bambini di 5 anni nelle scuole del regno, ovvero più di 100 mila bambini, non sono al livello di alfabetizzazione previsto per la loro età. Il problema non riguarda soltanto i figli degli immigrati, per i quali sarebbe più comprensibile un ritardo nell&#8217;apprendimento dell&#8217;inglese, ma anche per quelli britannici. Il ritardo è più spiccato nei bambini poveri, che secondo la ricerca della dottoressa Gross ascoltano &#8220;soltanto 600 parole all&#8217;ora&#8221; in famiglia, in confronto alle 2 mila parole l&#8217;ora che sono la media per le classi benestanti».</p>
<p>«Inoltre &#8211; conclude Repubblica &#8211; i bambini che crescono in famiglie povere o disagiate ricevono soltanto un elogio per ogni due rimproveri, mentre nelle case benestanti il rapporto è rovesciato e anche rallenterebbe l&#8217;alfabetizzazione. &#8220;Gli adulti sono sempre più impegnati e hanno meno tempo da dedicare ai figli&#8221;, dice l&#8217;autrice del rapporto. &#8220;E per le prossime generazioni sarà peggio, perché un bambino a cui nessuno leggeva le favole non le leggerà di certo ai propri figli&#8221;».</p>
<p><strong>Fonte:</strong></p>
<ul>
<li>La Repubblica, 16 ottobre 2009, pag. 51.</li>
</ul>
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		<title>Stop alle lampade abbronzanti, sono cancerogene</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 17:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere di farmacista]]></category>
		<category><![CDATA[Stili di vita]]></category>

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		<description><![CDATA[L´Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro certifica che i lettini agli ultravioletti sono cancerogeni, senza dubbio. La ricerca uscirà sul numero di agosto di The Lancet Oncology. Ne dà notizia la Repubblica. «Le lampade abbronzanti &#8211; scrive Repubblica &#8211; fanno un salto nella classificazione dei fattori di rischio per il tumore. Dalla seconda categoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="M_X_C_litText">
<p>L´Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro certifica che i lettini agli ultravioletti sono cancerogeni, senza dubbio. La ricerca uscirà sul numero di agosto di <em>The Lancet Oncology</em>. Ne dà notizia la Repubblica.</p>
<p>«Le lampade abbronzanti &#8211; scrive Repubblica &#8211; fanno un salto nella classificazione dei fattori di rischio per il tumore. Dalla seconda categoria &#8220;probabilmente cancerogeno&#8221; passano alla prima &#8220;cancerogeno&#8221; tout court. La decisione è stata presa dall&#8217;Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che fa parte dell&#8217;Organizzazione mondiale per la sanità».</p>
<p>«La nostra analisi ha concluso &#8211; scrive il gruppo di 20 esperti basato a Lione e guidato da Fatiha al Ghissassi &#8211; che l´esposizione ai raggi ultravioletti artificiali prima dei trent´anni di età fa aumentare il rischio di melanoma del 75%. Il melanoma è il più aggressivo fra i tumori della pelle e se una cinquantina d´anni fa era considerato malattia piuttosto rara, oggi in Italia la sua incidenza aumenta al ritmo del 4-8% all&#8217;anno. A livello mondiale, si calcola che i casi di questo tumore siano raddoppiati negli ultimi dieci anni».</p>
<p>«Inoltre &#8211; mette in guardia l´Agenzia di Lione &#8211; l´abbronzatura artificiale è anche legata al maggior rischio di malattie degli occhi. Cataratta e infiammazioni della cornea in primis. La Germania, alcuni stati degli Usa e dell´Australia hanno vietato l´uso dei lettini solari ai minorenni. Anche il governo inglese sta studiando una misura analoga. In Italia invece la foresta delle circa 40 mila lampade abbronzanti, distribuite in 13 mila centri estetici, resta ancora poco regolamentata».</p>
<p><em>Fonte:</em></p>
<p>La Repubblica, 29 luglio 2009, pag. 17</p></div>
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		<title>Schiavi delle pillole</title>
		<link>http://www.scoprire.biz/schiavi-delle-pillole/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 09:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere di farmacista]]></category>
		<category><![CDATA[Stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[farmaco]]></category>

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		<description><![CDATA[29 giugno 2009 I «malati di medicine» aumentano ogni giorno. Soltanto in Italia 11.493 casi di reazioni avverse a farmaci segnalati l´anno scorso, il doppio che nel 2005. Negli Usa l&#8217;uso illegale di medicinali è aumentato del 114% tra il 2001 e il 2005. In Francia, primo mercato europeo per l´industria farmaceutica, ci sono ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>29 giugno 2009</em></p>
<p>I «malati di medicine» aumentano ogni giorno. Soltanto in Italia 11.493 casi di reazioni avverse a farmaci segnalati l´anno scorso, il doppio che nel 2005. Negli Usa l&#8217;uso illegale di medicinali è aumentato del 114% tra il 2001 e il 2005. In Francia, primo mercato europeo per l´industria farmaceutica, ci sono ogni anno 13 mila vittime e quasi il 10% dei ricoveri in ospedale è dovuto a effetti nocivi di medicinali. Ne danno notizia la Repubblica e la Stampa.</p>
<p>«Non cerchiamo in farmacia la soluzione di tutti i problemi &#8211; Silvio Garattini, direttore dell&#8217;istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, punta il dito sul corretto uso dei farmaci &#8211; pochi principi attivi funzionano nel 100% dei pazienti. Spesso i loro effetti si limitano al 70%, o magari solo al 15. Ogni medicina ha alle spalle test clinici lunghi. Si studia l´eventuale tossicità, se ne valutano i benefici. Ma gli esami preliminari coinvolgono un numero limitato di pazienti, mentre alcuni effetti collaterali sono rari. Possono emergere solo quando il farmaco è usato su larga scala. Per questo ogni paese ha un sistema di farmacovigilanza. Se questi allarmi sono numerosi e gravi, si può arrivare al ritiro del farmaco».</p>
<p>«L´Europa dei farmaci non è unita &#8211; continua Garattini &#8211; e ognuno fa valutazioni indipendenti. Occorre un accordo fra i governi. I farmaci ci hanno risolto grossi problemi di salute, è innegabile. Ma questo non giustifica una società che sta diventando farmacocentrica. Crediamo che basti una medicina per ogni problema, invece bisognerebbe adottare uno stile di vita corretto per prevenire le malattie».</p>
<p>Fonti:</p>
<ul>
<li> La Repubblica, pag. 1, 27, 28, 29.</li>
<li>La Stampa, pag. 19.</li>
</ul>
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		<title>Un amico felice aumenta la nostra felicità</title>
		<link>http://www.scoprire.biz/un-amico-felice-aumenta-la-nostra-felicita/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 09:09:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vent&#8217;anni di studi e 5.000 persone osservate. Un gruppo di ricercatori americani ha disegnato così la mappa del contagio della felicità. Nell&#8217;era di internet, gli amici virtuali contano poco: il &#8220;virus&#8221; si diffonde con il contatto fisico. Una persona con cui si è in sintonia, se abita vicino casa, innalza le chance di gioia del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vent&#8217;anni di studi e 5.000 persone osservate. Un gruppo di ricercatori americani ha disegnato così la mappa del contagio della felicità. Nell&#8217;era di internet, gli amici virtuali contano poco: il &#8220;virus&#8221; si diffonde con il contatto fisico. Una persona con cui si è in sintonia, se abita vicino casa, innalza le chance di gioia del 25%. Un amico infelice, aumenta la nostra infelicità del 7%. Viceversa, un amico felice, aumenta la nostra felicità del 9%. Un regalo da 5 mila dollari ci dà solo il 2% di felicità in più. A illustrare la ricerca pubblicata oggi sul <em>British Medical Journal</em> è il quotidiano la Repubblica.</p>
<p>«Nonostante il successo dei gruppi su Internet &#8211; spiega il quotidiano &#8211; le emozioni positive non sono capaci di viaggiare né in rete né via telefono. Come un virus vero e proprio, la felicità per trasmettersi ha bisogno del contatto fisico. &#8220;Il luogo di lavoro &#8211; spiegano James Fowler dell´università della California a San Diego e Nicolas Christakis dell´Harvard Medical School &#8211; è come un cuscinetto che blocca il flusso di felicità da un individuo all&#8217;altro&#8221;. I due, sociologo il primo, un medico specializzato nel rapporto fra umore e salute il secondo, sono gli autori di questo studio che ha scavato fra montagne di dati, interviste e fatti personali relativi a 5.124 persone negli Stati Uniti».</p>
<p>«Nell&#8217;ultimo decennio le ricerche sui neuroni specchio &#8211; iniziato in Italia, a Parma, dal neuroscienziato Giacomo Rizzolatti &#8211; ha aiutato molto a spiegare come avviene la condivisione delle emozioni e come individui diversi possano entrare &#8220;in sintonia&#8221;. I detrattori di questa teoria sostengono che il meccanismo dell&#8217;empatia (negli uomini come negli animali) scatti solo quando osserviamo un altro individuo muoversi».</p>
<p>Fonte: La Repubblica, 5 dicembre 2008, pag. 37-39. A sua volta <a href="http://www.edott.it/Farmacisti/SanitaQuotidiana/05-12-2008/Cosi-si-diffonde-il-contagio-della-felicita.aspx" target="_blank">citata dal sito eDott</a>.</p>
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		<title>Gli italiani sono i più longevi d&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 22:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stili di vita]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia è prima nella statistica che conta di più: quella della vita. Da noi infatti si vive più a lungo che nel resto d&#8217;Europa. Gli uomini italiani sono in cima alla classifica con 80,4 anni di aspettativa media, seguiti dagli svedesi con 80,3. Lo studio europeo che esce oggi sulla rivista medica The Lancet si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia è prima nella statistica che conta di più: quella della vita. Da noi infatti si vive più a lungo che nel resto d&#8217;Europa. Gli uomini italiani sono in cima alla classifica con 80,4 anni di aspettativa media, seguiti dagli svedesi con 80,3. Lo studio europeo che esce oggi sulla rivista medica <strong>The Lancet </strong>si sofferma sulle ragioni di questo primato. Tra i 25 paesi europei si vive più a lungo e si invecchia con meno acciacchi laddove il livello di istruzione è più elevato, il sistema sanitario pubblico è meglio finanziato e le politiche a favore degli anziani sono più supportate da fondi. L&#8217;articolo è di Repubblica.</p>
<p>«La correlazione &#8211; sottolinea la curatrice dello studio, Carol Jagger dell&#8217;università inglese di Leicester &#8211; fra ricchezza, educazione e durata della vita è molto stretta. E nell&#8217;Europa a 25 il nucleo centrale dei quindici offre panorami nettamente migliori rispetto ai dieci paesi arrivati dopo con economie più traballanti».</p>
<p>«Il primato italiano &#8211; secondo Antonio Golini, che insegna demografia alla Sapienza ed è membro dell&#8217;Accademia dei Lincei &#8211; ha cause note come dieta, un sistema sanitario che funziona bene nonostante qualche scandalo e una generale condizione di salute che si trasmette per via genetica di padre in figlio. Siamo abituati ad accentuare i lati negativi della nostra condizione, ma in Italia godiamo di un buon sistema di vita e abbiamo il vantaggio di non avere grandi metropoli. Nelle città medie e piccole che caratterizzano il nostro paesaggio la qualità dell&#8217;esistenza è molto migliore».</p>
<p>«In un paese che invecchia &#8211; conclude l&#8217;articolo di Repubblica &#8211; e ha un pil privo di grinta l&#8217;unica soluzione è quella di mettere in atto la raccomandazione avanzata dal Consiglio Europeo: portare al 50% il livello di occupazione dei lavoratori con più di 55 anni e far slittare gradualmente l&#8217;età pensionabile verso i 70 anni. È ovvio che la fase di attività di un individuo debba andare di pari passo con l&#8217;allungamento della sua vita».</p>
<p>Fonti del 17 novembre 2008</p>
<ul>
<li>La Repubblica, pagg. 1, 17.</li>
</ul>
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		<title>Chi guarda più TV è infelice</title>
		<link>http://www.scoprire.biz/chi-guarda-piu-tv-e-infelice/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 20:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stili di vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno studio afferma che le persone felici leggono e socializzano, mentre quelle infelici passano più tempo davanti alla TV College Park, Maryland. Un nuovo studio, condotto dai sociologi dell’Università del Maryland conclude che le persone infelici guardano più TV, mentre coloro che si descrivono come molto felici passano più tempo immersi nella lettura e socializzando. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Uno studio afferma che le persone felici leggono e socializzano, mentre quelle infelici passano più tempo davanti alla TV</h1>
<h2>College Park, Maryland. Un nuovo studio, condotto dai sociologi dell’Università del Maryland conclude che le persone infelici guardano più TV, mentre coloro che si descrivono come molto felici passano più tempo immersi nella lettura e socializzando. Lo studio appare nel numero di dicembre del giornale Social Indicators Research.</h2>
<p>I ricercatori del Maryland hanno analizzato dati raccolti in 30 anni di studi e sondaggi riguardanti l’uso del tempo libero. Essi hanno rilevato che passare il tempo guardando la televisione può dare un senso di felicità momentaneo, con effetti meno positivi nel lungo termine.</p>
<p>«Sembra che la TV non soddisfi le persone sul lungo termine tanto quanto il coinvolgimento sociale o la lettura», dice il sociologo John P. Robinson dell’Università del Maryland, coautore dello studio e pioniere nelle ricerche sull’uso del tempo. «È più passiva e può dare un rifugio temporaneo – specialmente quando le notizie sono deprimenti. I dati suggeriscono che l’abitudine alla TV può dare un piacere momentaneo, a spese del benessere più a lungo termine».</p>
<p>Nel loro studio, Robinson e il suo coautore, il sociologo Steven Martin dell’università del Maryland, hanno analizzato dati che coprono circa trent’anni, dal 1975 al 2006.</p>
<p>Robinson e Martin hanno trovato che le persone che si definiscono felici sono più attive socialmente, frequentano di più i luoghi di culto, votano di più e leggono di più. Al contrario, le persone infelici guardano molta più televisione nel loro tempo libero.</p>
<p>Secondo i risultati della ricerca, le persone infelici guardano il 20 percento di televisione in più rispetto alle persone molto felici. Tale risultato tiene conto tra l’altro delle differenze culturali, di reddito, età e stato civile.</p>
<p>«Gli spettatori sembrano dire che ‘mentre la TV è una perdita di tempo e un passatempo non particolarmente gradevole, il programma che ho visto stasera era bello’», dice Robinson.</p>
<p>Le persone infelici sostengono di avere più tempo libero che non sanno come passare (51 percento) rispetto alle persone molto felici (19 percento).</p>
<p>Martin paragona il piacere breve, estemporaneo, del guardare la TV a una droga: «Le attività che generano dipendenza offrono un piacere momentaneo ma infelicità e rimpianto a lungo termine», dice. «Le persone più vulnerabili alla dipendenza tendono a essere svantaggiate da un punto di vista sociale o personale. Per queste persone, la TV può diventare come una droga. Diventa un’abitudine, e aprire il televisore può essere un modo facile di chiudersi al mondo».</p>
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