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di Giancarlo Nicoli

Meglio correre o camminare per conservare il benessere?

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Che l’attività fisica regolare sia un toccasana per l’organismo, e in particolare per il sistema circolatorio, è ormai ampiamente provato. Tuttavia rimangono ancora alcuni dubbi: è più utile ad esempio il classico jogging o è sufficiente una camminata a passo spedito per favorire il mantenimento del peso corporeo e una buona risposta cardiovascolare? Dipende dagli obiettivi, potrebbe essere la risposta. Per chi punta a calare di peso o comunque a mantenersi in forma sicuramente la corsa è l’ideale, come dimostra uno studio pubblicato su Medicine & Science in Sports & Exercise, che ha preso in esame le informazioni su 15000 camminatori e 32000 corridori, osservati per sei anni. La corsa esce vincitrice da questa valutazione, anche perché consente di consumare un maggior quantitativo calorico e soprattutto mantiene elevato il metabolismo corporeo per un periodo più lungo dopo la fine dell’esercizio. Come se non bastasse, la corsa potrebbe avere un’attività anche sul fronte dell’introito calorico. Come? Riducendo l’appetito. A dirlo è una ricerca apparsa su Journal of Obesity, che ha confrontato podiste e semplici camminatrici. Tutte le donne, indipendentemente dalla loro attività fisica, sono state invitate a mangiare ad un ricco buffet dopo un’ora di attività fisica sul tapis roulant. Le podiste, poste di fronte a questa libera scelta, assumevano 200 calorie in meno rispetto a quelle consumate con l’esercizio, mentre le camminatrici ne assumevano circa 50 in più. Attenzione però: se l’obiettivo è il controllo o il calo del peso vince la corsa, ma se si punta a proteggere il cuore, la passeggiata veloce è la strategia migliore!

Fonte:

  • Inserto TuttoScienze e Tecnologia de La Stampa del 19 giugno 2013, pagina 6

di Giancarlo Nicoli

L’esercizio contro lo stress

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Per limitarne gli effetti dello stress e ottenere buoni risultati sono sufficienti due ore e mezza la settimana di attività fisica – distribuite su almeno tre giorni. «Diversi studi hanno documentato come l’esercizio fisico possa avere un’azione sovrapponibile ai farmaci nel ridurre irritabilità, ansia e depressione che spesso sono associate allo stress cronico», puntualizza Gianfranco Beltrami, cardiologo e medico dello sport dell’Università di Parma. Tra le ricerche più recenti vanno segnalate una revisione su una trentina di studi condotta l’estate scorsa dal gruppo Cochrane (che abitualmente verifica la validità delle affermazioni basate sulla produzione scientifica) per quanto riguarda la depressione, e l’analisi di otto ricerche sui disturbi d’ansia appena pubblicata sul British Journal of Sport Medicine da un gruppo di ricercatori dell’Università di Leeds, in Gran Bretagna: in entrambi i casi è emerso che l’attività fisica non può sostituirsi alle medicine nei casi più gravi, tuttavia può rappresentare un valido aiuto in più.

«L’esercizio migliora i risultati che si possono ottenere con la psicoterapia – aggiunge Luigi Discalzi, psicologo dello sport di Milano – Vinte le resistenze iniziali, tutti traggono vantaggio da uno stile di vita meno sedentario: il corpo è il mezzo con cui anche la mente esprime il suo disagio e attraverso il corpo la si può aiutare a superarlo». Il movimento agisce su molti fronti: «Contribuisce a ridurre le tensioni muscolari e favorisce il riposo notturno; migliora l’ossigenazione alle cellule cerebrali, determina il rilascio di endorfine, sostanze ormonali che favoriscono calma e benessere psico-fisico e fa utilizzare all’organismo gli ormoni – come il cortisolo – che si sono accumulati in conseguenza dello stress» rinforza Beltrami. Quel che conta è che l’attività scelta sia considerata piacevole da chi la deve praticare, dalle ricerche scientifiche, infatti, sembra che, ai fini del benessere psicologico, il tipo di attività conti poco.

Fonte:

  • Salute del Corriere della Sera del 24 febbraio, (settimanale), pag. 58.

di Giancarlo Nicoli

Fare sport al mattino riduce l’appetito

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Una ricerca pubblicata su Medicine and Science in Sports and Exercise, dimostra che il cervello risponde diversamente di fronte al cibo se al mattino si è fatta attività fisica. Gli autori James LeCheminant e Michael Larson, della facoltà di Scienze Motorie alla Brigham Young University, hanno valutato, con EEG, l’attività cerebrale di 35 volontarie messe di fronte a immagini di cibi o altro, dopo essersi o meno allenate al mattino. Metà del campione era costituito da donne normopeso, l’altra metà da donne obese.

Il primo giorno dell’esperimento le partecipanti hanno camminato a velocità sostenuta su un tapis roulant per 45 minuti, poi nel giro di un’ora sono state sottoposte a un elettroencefalogramma per valutare l’attività neuronale in risposta alla visione di 240 fotografie, per metà di piatti con cibo e per metà immagini di fiori. Una settimana dopo, nello stesso giorno e alla stessa ora, il test mediante l’EEG è stato ripetuto senza però la sessione di allenamento. In entrambe le occasioni le signore hanno inoltre indicato in appositi questionari il cibo che avevano mangiato e l’attività fisica eventualmente svolta nei giorni di test.

Dopo gli allenamenti del mattino le partecipanti reagivano di meno alle immagini del cibo; l’attività fisica al mattino aveva spinto tutte, obese e non, a muoversi di più nel resto della giornata. «Non solo fare del moto riduce “l’interesse” nei confronti degli alimenti – spiega LeCheminant -, ma effettivamente si è visto che le donne non mangiavano di più per recuperare le calorie consumate con il movimento; l’introito calorico non era infatti dissimile quando le volontarie non avevano eseguito alcun esercizio».

Fonte:

  • Salute del Corriere della Sera del 17 febbraio, (settimanale), pag. 52.

di Giancarlo Nicoli

Una passeggiata di salute, per stare bene a ogni età

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La salute passa attraverso il movimento fisico quotidiano. Un principio che si dovrebbe tenere più a mente in Italia, dove quattro abitanti su dieci sono inattivi. Basta una passeggiata sostenuta per stare bene, e proprio su questo principio si basa il progetto “Città per camminare”. Ideato da Coni e Federazione dei medici sportivi, medici di famiglia (Simg), oncologi (Aiom), Federanziani e Scuola del cammino, si tratta di una rete urbana ed extraurbana di 32 percorsi a piedi su tutto il territorio nazionale, abbinato ad un’apposita guida illustrata.

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, trenta minuti di camminata sostenuta al giorno, pari a tre chilometri di tragitto, aiutano a prevenire diverse malattie croniche. Cinquemila passi, insomma, che aiutano a stare bene, a qualunque età e in qualunque momento della vita si decida di cominciare.

Le conferme dei benefici si rilevano a livello internazionale. Un’attività fisica personalizzata e continuativa fa calare del 40% il rischio di disturbi cardiaci e del 27% l’infarto. Benefici anche nel contrastare il diabete, riducendone l’incidenza del 50%, fino ad arrivare in certi casi a essere un sostituto dell’antidiabetico orale. L’attività fisica, poi, dimezza l’incidenza di ipertensione, porta a diminuire del 60% il rischio di tumore al colon e di un terzo quello di sviluppare l’Alzheimer.

Fonte:

  • Salute di Repubblica, 20 novembre 2012, pag. 32 – 33.

di Giancarlo Nicoli

Crisi: boom farmaci antidepressivi, negli ultimi 10 anni +400%

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Gli italiani ‘strangolati’ dalla crisi economica tagliano dove possono, a partire dal cibo e dallo sport, mentre aumenta l’utilizzo di farmaci antidepressivi e sale il rischio suicidi. Il dato emerge dal Rapporto Osservasalute 2011, presentato ieri all’Universita’ Cattolica di Roma. Le prime conseguenze delle ristrettezze economiche che colpiscono sempre piu’ famiglie si vedono, dunque, innanzitutto a tavola, dove si rinuncia per esempio a frutta e verdura, che diventa un lusso per pochi. Costretti a fare economia, si taglia anche sulle attivita’ sportive. Mentre risulta in aumento il consumo di farmaci antidepressivi, cresciuto di oltre quattro volte in una decade, dalle 8,18 dosi giornaliere per 1000 abitanti nel 2000 alle 35,72 nel 2010. La causa, rileva il Rapporto, e’ “un disagio diffuso e dilagante, scatenato dalle difficolta’ socio-economiche”. L’attuale crisi inoltre, avvertono gli esperti, “potrebbe portare a un incremento dei suicidi”.(ANSA).

di Giancarlo Nicoli

Salute: con cibo-spazzatura rischio depressione sale del 51%

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Fonte: ANSA.

Il cosiddetto cibo-spazzatura non solo fa ingrassare, ma può anche portare a disturbi depressivi: infatti, uno studio spagnolo ha svelato che mangiare troppe merendine, dolci confezionati e altri snack, oppure consumare i propri pasti troppo spesso al fast-food, aumenta del 51% il rischio depressione. La ricerca è stata condotta all’Università de Las Palmas de Gran Canaria e all’Università di Granada, e pubblicata sulla rivista ‘Public Health Nutrition’. Diretti da Almudena Sánchez-Villegas, i ricercatori spagnoli hanno seguito per un periodo di tempo un campione di quasi 9.000 persone – nessuna delle quali aveva precedentemente ricevuto una diagnosi di depressione – analizzando il tipo di dieta e il loro stato di salute mentale. Nel corso del monitoraggio, per 493 soggetti esaminati è stata effettuata una diagnosi di depressione. I ricercatori hanno così riscontrato un’associazione diretta tra rischio depressione e abbondanza/frequenza di cibo spazzatura nella dieta di ciascuno. Ovvero, più si mangia male e più aumenta il rischio di soffrire del male di vivere. Lo studio avvalora dunque la tesi che una dieta sana è un ingrediente fondamentale non solo per il corpo ma anche per la psiche. Non a caso, è ormai documentato che cibi come il pesce, ricco di omega-3, le verdure e alimenti che apportano vitamine del gruppo B, funzionano da ‘antidepressivi’. (ANSA).

di Giancarlo Nicoli

In aumento il tumore al rene e un articolo dell’American Journal of Clinical Nutrition punta il dito contro un consumo eccessivo di carne cotta alla piastra. Aumentano infatti i casi in adulti forti consumatori, meglio dunque non superare i 500 grammi alla settimana. A questa conclusione è giunto uno studio dell’Health Science Center dell’università del North Texas e pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition. Circa 500mila adulti ultracinquantenni sono stati intervistati sulle loro abitudini alimentari e seguiti per una media di nove anni. Durante il periodo d’indagine il 19% del campione ha sviluppato il tumore del rene e tutti hanno ammesso un alto consumo di carne rossa cotta su piastre arroventate. La causa sarebbe nel maggiore apporto di ammine eterocicliche, HCA, sostanze chimiche sviluppate nella carne cotta ad alte temperature. Questo studio è anche una conferma di un’altra ricerca dell’University of California che aveva già evidenziato come la carne grigliata poteva accrescere il rischio di cancro alla prostata e all´intestino, a causa della produzione di due agenti cancerogeni (MelQx e DiMelQx).

L’urologo Aldo Franco De Rose del San Martino di Genova consiglia: «Il World Cancer Research Fund suggerisce di non mangiare più di 70 grammi al giorno di carne rossa molto cotta e non superare i 500 grammi ogni settimana, evitando cotture prolungate. Protettiva è una dieta ricca di vegetali e verdure. Attenzione poi al fumo: la sua abolizione potrebbe ridurre di circa un 25% il rischio di sviluppare il tumore al rene. Sorveglianza più attenta per chi ha parenti di primo grado con carcinoma renale, il rischio di sviluppare lo stesso tumore è quattro volte maggiore rispetto alla popolazione generale».

Fonte:

  • Salute di Repubblica, 17 gennaio 2012, pag. 35.

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