di Philip Vardena
Jan
10
Russia, guasto a centrale nucleare
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(ANSA)
Spento un settore, i livelli di radiazioni nell’area dell’impianto sono rimasti normali
10 gennaio, 10:54
MOSCA – Un settore della centrale nucleare di Volgodon, nella Russia meridionale, è stato spento a causa di un guasto: lo scrive l’agenzia Interfax citando i servizi di emergenza locali. Secondo l’agenzia i livelli di radiazioni nell’area dell’impianto sono rimasti normali; è stata individuata una perdita nei condotti del generatore di vapore, il che ha richiesto lo spegnimento dell’intero blocco di reattori.
Il sistema di allarme è scattato alle 9.20 ora di Mosca (le 07.20 in Italia) dopo la scoperta di una perdita nel generatore di vapore del reattore numero 1, ha riferito il servizio di emergenza regionale. Le norme richiedono che in tali casi il reattore sia chiuso attraverso una riduzione graduale della sua attività: attualmente sta operando al 35% della sua capacità. Secondo un primo rilevamento, i livelli di radiazione sono sotto la norma, ha detto una fonte della centrale nucleare. Le riparazioni potrebbero richiedere tre o quattro giorni, ha riferito un dirigente di Rosatom, l’agenzia per l’energia russa per l’energia nucleare.
di Giancarlo Nicoli
Jan
4
L’idea di questo post mi è venuta dopo aver letto l’articolo “Liberare la mente”, pubblicato sul numero 206 di Focus, dicembre 2009 (pp. 84-102).
In pratica ciò che segue è un estremo riassunto dell’articolo. Spero di essere in grado in futuro (ma non garantisco) di aggiornare questo post, in modo da farlo diventare una sorta di articolo da consultazione, sempre in divenire.
Per chi è ammalato o ha vicino qualcuno che lo è:
- Ci sono prove scientifiche sul fatto che la psicoterapia funziona.
Statistiche:
- La malattia mentale colpisce un italiano su quattro. Le donne hanno una probabilità 1,5 volte maggiore degli uomini di ammalarsi di ansia e depressione. Gli uomini soffrono di più di tossicodipendenza (1 su 8) e di personalità anti-sociale e sono più esposti al rischio di suicidio (il 75% dei suicidi sono maschi, per lo più giovani).
Prevenzione:
- La vera causa delle malattie mentali non è nota. Si sa che i geni possono predisporre alla sofferenza mentale, ma si sa anche che nei gemelli identici, che condividono lo stesso patrimonio genetico, uno si ammala e l’altro no. Quindi un ruolo nella salute mentale l’ha anche l’ambiente. E se l’ambiente ha un ruolo, allora la malattia mentale può essere prevenuta.
- Sappiamo che l’alcolismo è uno dei fattori che predispongono alla malattia mentale. Quindi: no alcool!
- Gli studi dimostrano che tutte le sostanze d’abuso, comprese quelle socialmente più accettate, come la cannabis, possono scatenare crisi psicotiche nei soggetti predisposti. Quindi: no alle sostanze d’abuso!
- L’esercizio fisico, come per esempio il camminare, aumenta la produzione di neuroni. L’attività fisica fa aumentare il flusso del sangue al cervello irrorandolo meglio. Quindi: sì all’attività fisica moderata!
- Secondo uno studio del Netherlands Institute for Health Services Research di Utrecht (Paesi Bassi), l’incidenza di ansia e depressione è più bassa nelle comunità agricole e più alta in città. La percentuale di spazi verdi urbani, spazi agricoli o terreni incolti nel raggio di 1 chilometro rispetto al punto in cui si vive, è una delle variabili della salute. Quindi: sì a spazi verdi vicini a casa! Se mancano spazi verdi vicino a casa, si può andarli a cercare durante il tempo libero…
- Esercitare il cervello senza impigrirsi in attività passive come guardare la televisione. Quindi: sì a rimanere intellettualmente attivi!
- Mamme e papà che coccolano i propri bambini riducono le probabilità che essi, da adulti, soffrano di malattia mentale.
Fonte:
- “Liberare la mente”, Focus n . 206, dicembre 2009.
di Giancarlo Nicoli
Dec
9
Facebook, telefonini, videogiochi. Una rete che attira e punisce la parola parlata, quella che aiuta a crescere e a sviluppare buone capacità linguistiche. Le vittime? I più giovani, ovviamente; ma stavolta solo indirettamente. Secondo un rapporto governativo britannico, infatti, sarebbero i genitori ad essere attratti dalle nuove tecnologie e a parlare (o raccontare) sempre meno ai figli. Con risultati davvero preoccupanti. Lo si apprende da la Repubblica.
«Il numero delle parole – si legge – che i grandi scambiano con i piccini è in calo costante. Meno fiabe, meno dialogo, uguale apprendimento più lento: all’asilo e perfino alle elementari, in Gran Bretagna, entrano bambini di 5-6 anni con una capacità di comunicazione che sarebbe lecito aspettarsi da un bambino di un anno e mezzo, che ha appena imparato a camminare».
«Insomma, un disastro – afferma l’articolo – perché quei bambini impareranno lo stesso a parlare, ma varie ricerche dimostrano che spesso chi ha problemi di linguaggio nell’infanzia può sviluppare difficoltà e disabilità mentali di vario grado crescendo. Per questo il governo britannico lancia l’allarme. “Il numero dei bambini che cominciano le scuole elementari senza sapere neanche formare una frase rudimentale è in crescita”, afferma il rapporto, preparato da Jean Gross, responsabile della comunicazione per il ministero dell’Istruzione, e anticipato ieri dal Times di Londra».
«Le più recenti statistiche governative – continua il pezzo – indicano che il 18 per cento dei bambini di 5 anni nelle scuole del regno, ovvero più di 100 mila bambini, non sono al livello di alfabetizzazione previsto per la loro età. Il problema non riguarda soltanto i figli degli immigrati, per i quali sarebbe più comprensibile un ritardo nell’apprendimento dell’inglese, ma anche per quelli britannici. Il ritardo è più spiccato nei bambini poveri, che secondo la ricerca della dottoressa Gross ascoltano “soltanto 600 parole all’ora” in famiglia, in confronto alle 2 mila parole l’ora che sono la media per le classi benestanti».
«Inoltre – conclude Repubblica – i bambini che crescono in famiglie povere o disagiate ricevono soltanto un elogio per ogni due rimproveri, mentre nelle case benestanti il rapporto è rovesciato e anche rallenterebbe l’alfabetizzazione. “Gli adulti sono sempre più impegnati e hanno meno tempo da dedicare ai figli”, dice l’autrice del rapporto. “E per le prossime generazioni sarà peggio, perché un bambino a cui nessuno leggeva le favole non le leggerà di certo ai propri figli”».
Fonte:
- La Repubblica, 16 ottobre 2009, pag. 51.
