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di Giancarlo Nicoli

Crisi: boom farmaci antidepressivi, negli ultimi 10 anni +400%

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Gli italiani ‘strangolati’ dalla crisi economica tagliano dove possono, a partire dal cibo e dallo sport, mentre aumenta l’utilizzo di farmaci antidepressivi e sale il rischio suicidi. Il dato emerge dal Rapporto Osservasalute 2011, presentato ieri all’Universita’ Cattolica di Roma. Le prime conseguenze delle ristrettezze economiche che colpiscono sempre piu’ famiglie si vedono, dunque, innanzitutto a tavola, dove si rinuncia per esempio a frutta e verdura, che diventa un lusso per pochi. Costretti a fare economia, si taglia anche sulle attivita’ sportive. Mentre risulta in aumento il consumo di farmaci antidepressivi, cresciuto di oltre quattro volte in una decade, dalle 8,18 dosi giornaliere per 1000 abitanti nel 2000 alle 35,72 nel 2010. La causa, rileva il Rapporto, e’ “un disagio diffuso e dilagante, scatenato dalle difficolta’ socio-economiche”. L’attuale crisi inoltre, avvertono gli esperti, “potrebbe portare a un incremento dei suicidi”.(ANSA).

di Giancarlo Nicoli

Salute: con cibo-spazzatura rischio depressione sale del 51%

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Fonte: ANSA.

Il cosiddetto cibo-spazzatura non solo fa ingrassare, ma può anche portare a disturbi depressivi: infatti, uno studio spagnolo ha svelato che mangiare troppe merendine, dolci confezionati e altri snack, oppure consumare i propri pasti troppo spesso al fast-food, aumenta del 51% il rischio depressione. La ricerca è stata condotta all’Università de Las Palmas de Gran Canaria e all’Università di Granada, e pubblicata sulla rivista ‘Public Health Nutrition’. Diretti da Almudena Sánchez-Villegas, i ricercatori spagnoli hanno seguito per un periodo di tempo un campione di quasi 9.000 persone – nessuna delle quali aveva precedentemente ricevuto una diagnosi di depressione – analizzando il tipo di dieta e il loro stato di salute mentale. Nel corso del monitoraggio, per 493 soggetti esaminati è stata effettuata una diagnosi di depressione. I ricercatori hanno così riscontrato un’associazione diretta tra rischio depressione e abbondanza/frequenza di cibo spazzatura nella dieta di ciascuno. Ovvero, più si mangia male e più aumenta il rischio di soffrire del male di vivere. Lo studio avvalora dunque la tesi che una dieta sana è un ingrediente fondamentale non solo per il corpo ma anche per la psiche. Non a caso, è ormai documentato che cibi come il pesce, ricco di omega-3, le verdure e alimenti che apportano vitamine del gruppo B, funzionano da ‘antidepressivi’. (ANSA).

di Giancarlo Nicoli

Dalla Cina via Internet, farmaco uccide donna.

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Fonte: Ansa.

Una donna di 45 anni è morta e altre due sono ricoverate nell’ospedale ‘Dimiccoli’ di Barletta, una delle quali in gravi condizioni, dopo avere eseguito, nella mattinata di oggi, un esame, presso un centro privato di gastroenterologia di Barletta, il centro ‘Spinazzola’, in via Rizzitelli.

La causa, forse la reazione ad una sostanza. Secondo quanto riferito da fonti dell’ospedale dove poi sono state ricoverate le tre donne, la causa della morte e del malore delle pazienti potrebbe essere stata una reazione ad una sostanza usata per eseguire un esame diagnostico teso a rivelare la presenza di helicobacter.

Sul posto, in ospedale, ci sono il direttore generale della Asl Bt, Giovanni Gorgoni, e il direttore sanitario, Antonio Sanguedolce. Stanno compiendo indagini carabinieri del Nas, la polizia e personale del servizio epidemiologico di Bari.

Sarebbe stato comprato su eBay da un medico di uno studio privato non convenzionato il medicinale che avrebbe provocato la morte di una donna a Barletta e avrebbe causato il malore di altre due pazienti. Si tratta di un medicinale usato come anestetico locale per l’esame di gastroscopia. A quanto si é appreso, il medicinale sarebbe stato acquistato via internet dal mercato inglese ma potrebbe trattarsi di un prodotto di provenienza cinese. Il fatto è accaduto nello studio privato di un medico pensionato di Barletta, che gode – a quanto si è appreso – di una buona reputazione.

L’articolo completo è qui:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/
2012/03/24/visualizza_new.html_156034153.html

di Giancarlo Nicoli

In aumento il tumore al rene e un articolo dell’American Journal of Clinical Nutrition punta il dito contro un consumo eccessivo di carne cotta alla piastra. Aumentano infatti i casi in adulti forti consumatori, meglio dunque non superare i 500 grammi alla settimana. A questa conclusione è giunto uno studio dell’Health Science Center dell’università del North Texas e pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition. Circa 500mila adulti ultracinquantenni sono stati intervistati sulle loro abitudini alimentari e seguiti per una media di nove anni. Durante il periodo d’indagine il 19% del campione ha sviluppato il tumore del rene e tutti hanno ammesso un alto consumo di carne rossa cotta su piastre arroventate. La causa sarebbe nel maggiore apporto di ammine eterocicliche, HCA, sostanze chimiche sviluppate nella carne cotta ad alte temperature. Questo studio è anche una conferma di un’altra ricerca dell’University of California che aveva già evidenziato come la carne grigliata poteva accrescere il rischio di cancro alla prostata e all´intestino, a causa della produzione di due agenti cancerogeni (MelQx e DiMelQx).

L’urologo Aldo Franco De Rose del San Martino di Genova consiglia: «Il World Cancer Research Fund suggerisce di non mangiare più di 70 grammi al giorno di carne rossa molto cotta e non superare i 500 grammi ogni settimana, evitando cotture prolungate. Protettiva è una dieta ricca di vegetali e verdure. Attenzione poi al fumo: la sua abolizione potrebbe ridurre di circa un 25% il rischio di sviluppare il tumore al rene. Sorveglianza più attenta per chi ha parenti di primo grado con carcinoma renale, il rischio di sviluppare lo stesso tumore è quattro volte maggiore rispetto alla popolazione generale».

Fonte:

  • Salute di Repubblica, 17 gennaio 2012, pag. 35.

di Giancarlo Nicoli

Se hai l’auto e la Tv, rischio infarto aumenta del 30%.

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Fonte: Quotidiano Sanità.

Non è uno scherzo ma quanto emerge da un un imponente studio condotto in tutti e cinque i continenti e pubblicato su European Heart Journal. Auto e televisore sono infatti indicatori importanti di una vita troppo sedentaria. E il rischio di patologie cardiache aumenta

12 GEN – I medici ci hanno sempre detto che una vita troppo sedentaria non fa bene alla salute e che per stare bene bisognerebbe imparare a fare una moderata attività fisica. Ma che possedere una macchina e una televisione aumentassero il rischio di sviluppare patologie cardiache nessuno ce l’aveva mai detto. Fino ad oggi. Uno studio svedese pubblicato su European Heart Journal ha infatti mostrato che questi beni sono indicatori di una vita più sedentaria e che chi li possiede vede aumentato il pericolo di avere un attacco cardiaco addirittura del 30 per cento.

L’articolo completo è qui: http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=6935

 

di Giancarlo Nicoli

Farmaci: Test Panorama su 4 generici, come i “griffati”.

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Fonte: Ansa.

In Italia i farmaci generici (che contengono lo stesso principio attivo dei medicinali originali il cui brevetto è scaduto) piacciono poco. Ma un test farmacologico promosso dal settimanale Panorama e affidato ad un laboratorio autorizzato dall’Aifa ha dato risultati sovrapponibili per qualità. Secondo un’anticipazione del settimanale sono stati analizzati quattro prodotti di marca e le loro versioni generiche da un laboratorio autorizzato dall’Agenzia italiana del farmaco. I medicinali scelti per le analisi sono stati: l’antinfiammatorio Voltaren, l’antibiotico Augmentin, l’antifebbrile Tachipirina e l’antidepressivo Prozac. I risultati delle prove di laboratorio spazzano via i pregiudizi: i generici si sono dimostrati equivalenti a quelli originali. Nei test in vitro i generici hanno superato la prova: nessuna differenza sostanziale. Eppure, a 10 anni dal loro arrivo, il consumo dei generici supera a stento il 12 per cento del totale. Gli italiani potrebbero risparmiare 500 mln di euro ogni anno se l’uso fosse allineato a quello degli altri paesi Ue. (ANSA).

L’articolo è citato da Federfarma: http://www.federfarma.it/Edicola/Filodiretto/VediNotizia.aspx?id=2121.

di Giancarlo Nicoli

Alla ricerca della felicità.

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Il presente articolo è figlio di alcune riflessioni scaturite da:

  1. La lettura dell’interessante libro di Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra (Vi rimando al link se siete interessati a saperne di più a proposito del libro);
  2. recentemente si è suicidato un mio cliente (la notizia non è stata data né in stampasul web, probabilmente per evitare fenomeni di emulazione);
  3. una cosa tira l’altra, sono arrivato a leggere questo articolo sulla Danimarca e questo sulla Svizzera.

Al di della crisi di Borsa, delle tasse troppo alte a fronte di servizi scadenti (almeno in Italia), del problema relativo all’elevato indebitamento di molti Stati – Grecia, Portogallo, Italia vengono subito in mente, ma non è che gli altri stiano tutti bene – penso che sia ormai opinione che si sta diffondendo che il modello di sviluppoOccidentale” (chiamiamolo così), è in crisi.

Terzani, in questo suo libro, che peraltro in questo momento no ho ancora terminato (sono circa a metà), mostra – tra le altre cosechiaramente la dicotomia tra la potenza statunitense e l’infelicità dei suoi cittadini.

In questi giorniripeto – di crisi globale (ma io mi sento fiducioso e tranquillo, grazie!), ho cercato informazioni a proposito dei Paesi felici e di quelli che invece non lo sono. Utilizzando Google e Wikipedia, sono giunto al Satisfaction with Life Index (il link diretto, trovato su Wikipedia, non funziona. Forse il documento è stato tolto. Vi indirizzo al sito dell’Università di Leicester, luogo di lavoro di Adrian G. White, che creò l’indice in questione).

Nel 2006, le dieci nazioni i cui abitanti erano i più felici al mondo, erano: Danimarca, Svizzera, Austria, Islanda, Bahamas, Finlandia, Svezia, Bhutan, Brunei, Canada. L’Italia figura al cinquantesimo posto; gli Stati Uniti d’America – che prendo a riferimento perché sono la potenza imperiale globale di quest’epocasono al ventitreesimo posto.

Sono stato in Danimarca, Svizzera, Finlandia, Svezia e Stati Uniti. Tutta questa maggiore felicità rispetto all’Italia non l’ho vista. Sono posti dove si vive meglio (però dobbiamo lasciar fuori dal computo il clima e la qualità del cibo: e dite poco?), questo è sicuro: più ricchezza, meno tasse, più servizi (che funzionano) e via di seguito. Sono stato anche alle Bahamas. Non sono male. Ma non ci vivrei.

Mentre davo un’occhiata alla Danimarca, mi è capitato di leggere questo articolo: Danimarca oggi (risale al 2008). Qualora lo leggeste, vi prego di notare il riferimento alla percentuale di suicidi. Invece, per quanto riguarda la Svizzera, l’articolo dell’Ansa che vi linko è proprio di oggi: se i giovani svizzeri sono inquieti, una ragione ci sarà.

Quindi la mia riflessione è: se si suicidano, vuol dire che sono tristi, non che sono felici.

Sempre grazie a Wikipedia, sono riuscito a trovare l’elenco di nazioni, ordinate in base al tasso di suicidi. La Finlandia compare al posto n. 14, la Svezia al 18, la Svizzera al 23, l’Austria al 29, il Canada al 34, l’Islanda al 38, gli USA al 39, la Danimarca al 40, l’Italia al 72 – uno dei tassi più bassi, siamo quasi in fondo alla classifica: in questo caso essere in fondo è un buon segno!

In questa ricerca sulla felicità, sempre grazie a Wikipedia mi sono imbattuto nellIndice di Qualità della Vita, a cura della Economist Intelligence Unit. L’Italia figura all’ottavo posto.

In quali città si vive meglio? Ci sono tre istituti che cercano di determinare quali siano le città che offrono la migliore qualità di vita. Su Wikipedia c’è una pagina che riassume le risposte. Città italiane presenti nelle varie classifiche: ai primi posti, zero. Beh, per noi italiani non è una novità.

Per chiudere, vi linko il questionario sulla felicità, che ho trovato girando in giro per il web, dell’Università di Oxford.

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