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	<title>Scoprire &#187; Alimentazione</title>
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		<title>Troppe grigliate, aumentano i tumori del rene.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 11:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In aumento il tumore al rene e un articolo dell&#8217;American Journal of Clinical Nutrition punta il dito contro un consumo eccessivo di carne cotta alla piastra. Aumentano infatti i casi in adulti forti consumatori, meglio dunque non superare i 500 grammi alla settimana. A questa conclusione è giunto uno studio dell&#8217;Health Science Center dell&#8217;università del [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="M_X_C_litText">
<p>In aumento il tumore al rene e un articolo dell&#8217;<em>American Journal of Clinical Nutrition</em> punta il dito contro un consumo eccessivo di carne cotta alla piastra. Aumentano infatti i casi in adulti forti consumatori, meglio dunque non superare i 500 grammi alla settimana. A questa conclusione è giunto uno studio dell&#8217;Health Science Center dell&#8217;università del North Texas e pubblicato sull&#8217;American Journal of Clinical Nutrition. Circa 500mila adulti ultracinquantenni sono stati intervistati sulle loro abitudini alimentari e seguiti per una media di nove anni. Durante il periodo d&#8217;indagine il 19% del campione ha sviluppato il tumore del rene e tutti hanno ammesso un alto consumo di carne rossa cotta su piastre arroventate. La causa sarebbe nel maggiore apporto di ammine eterocicliche, HCA, sostanze chimiche sviluppate nella carne cotta ad alte temperature. Questo studio è anche una conferma di un&#8217;altra ricerca dell&#8217;University of California che aveva già evidenziato come la carne grigliata poteva accrescere il rischio di cancro alla prostata e all´intestino, a causa della produzione di due agenti cancerogeni (MelQx e DiMelQx).</p>
<p>L&#8217;urologo Aldo Franco De Rose del San Martino di Genova consiglia: «Il World Cancer Research Fund suggerisce di non mangiare più di 70 grammi al giorno di carne rossa molto cotta e non superare i 500 grammi ogni settimana, evitando cotture prolungate. Protettiva è una dieta ricca di vegetali e verdure. Attenzione poi al fumo: la sua abolizione potrebbe ridurre di circa un 25% il rischio di sviluppare il tumore al rene. Sorveglianza più attenta per chi ha parenti di primo grado con carcinoma renale, il rischio di sviluppare lo stesso tumore è quattro volte maggiore rispetto alla popolazione generale».</p>
</div>
<p><strong>Fonte:</strong></p>
<ul>
<li>Salute di Repubblica, 17 gennaio 2012, pag. 35.</li>
</ul>
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		<title>Lancet: «L’alcol è la sostanza più dannosa»</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 17:24:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo uno studio pubblicato sul prestigioso <em>Lancet</em> l&#8217;alcol è la sostanza più pericolosa, più di eroina e crack. Il tabacco  invece avrebbe quasi gli stessi effetti deleteri della cocaina. Sono  queste le conclusioni del professore britannico David Nutt, che un anno  fa era stato licenziato da consulente del governo laburista di Londra  per la sua visione non convenzionale della lotta agli stupefacenti. Ma  nonostante abbia perso il posto non ha abbandonato il suo campo di  analisi e con altri esperti dell&#8217;Independent Scientific Committee on  Drugs ha condotto un ampio studio, considerando 20 sostanze che  producono dipendenza e analizzandole in base a due categorie: i danni  che possono provocare all&#8217;individuo e quelli causati agli altri e alla  società (come crimine, danni ambientali, costi per l&#8217;economia e la  sanità, ecc.).</p>
<p>Eroina, crack e crystal meth (metanfetamina) sono le sostanze più  dannose per le persone che ne fanno uso, ma se si tiene conto di  entrambi i punteggi diventa l&#8217;alcol la «droga» più nociva di tutte, con  un punteggio di 72 (su 100). Staccata a 55 c&#8217;è l&#8217;eroina e a 54 il crack.  La cocaina raggiunge i 27 punti, solo uno in più del tabacco, altro  piacere legale. L&#8217;anfetamina è a 23, mentre la cannabis a 20. In ultima  posizione i funghi allucinogeni, con 5 punti. La Gran Bretagna è un  Paese dove l&#8217;alcolismo, soprattutto tra i giovanissimi, è una piaga  sociale allarmante. Ma il governo tira dritto per la sua strada e ieri  il ministero della Salute ha fatto sapere che non cambierà la  classificazione delle droghe, che è già efficace così come è stata  concepita.</p>
<p><strong>Fonte (tutti 2 novembre 2010):</strong></p>
<ul>
<li>Corriere della Sera, pag. 25.</li>
<li>Il Messaggero, pag. 11.</li>
<li>La Repubblica, pag. 22.</li>
<li>La Stampa, pag. 25</li>
</ul>
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		<title>La salute si misura in chili</title>
		<link>http://www.scoprire.biz/2010-10-06-2010-10-06-la-salute-si-misura-in-chili/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 10:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I danni che l&#8217;obesità provoca al corpo, con una perdita media di 8-10 anni di vita, equivalgono a quelli subiti da un accanito fumatore. E nella maggior parte dei Paesi Ocse questa malattia sta diventando il nemico numero uno per la salute pubblica. Ogni 15 kg di peso in eccesso, il rischio di morte prematura [...]
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I danni che l&#8217;obesità provoca al corpo, con una perdita media di  8-10 anni di vita, equivalgono a quelli subiti da un accanito fumatore. E  nella maggior parte dei Paesi Ocse questa malattia sta diventando il  nemico numero uno per la salute pubblica. Ogni 15 kg di peso in eccesso,  il rischio di morte prematura aumenta infatti del 30%. E in dieci Paesi  Ue, è dimostrato che l&#8217;obesità dimezza la probabilità di vivere una  normale vita attiva. Gli oneri economici sui sistemi sanitari nazionali  sono pesanti e in continua crescita: la spesa per una persona obesa è  superiore del 25% a quella per una persona con peso normale, e i costi  crescono in maniera esponenziale con l&#8217;aumentare dei chili di troppo.  Complessivamente l&#8217;obesità è responsabile di circa l&#8217;1-3% della spesa  sanitaria totale (5-10% negli Stati Uniti). Con l&#8217;aumento delle malattie  correlate all&#8217;eccesso di chili, i costi saliranno rapidamente nei  prossimi anni. Sono alcuni dei dati contenuti nel nuovo Rapporto Ocse:  «L&#8217;obesità e l&#8217;economia della prevenzione: fit not fat», curato da  Franco Sassi, esperto di economia della salute dell&#8217;Ocse, su cui i  ministri della Salute dell&#8217;area discuteranno a Parigi il 7-8 ottobre  prossimi.</p>
<p>Il fenomeno si è aggravato negli ultimi decenni al pari di una  vera e propria epidemia. Fino al 1980, si legge nel rapporto Ocse, meno  di 1 persona su 10 era obesa. Da allora, i tassi sono raddoppiati o  triplicati e nella metà dei Paesi dell&#8217;area 1 persona su 2 è sovrappeso  od obesa e le previsioni indicano che entro 10 anni più di 2 persone su 3  saranno sovrappeso in Paesi come gli Stati Uniti, l&#8217;Inghilterra o  l&#8217;Australia. Il problema colpisce le donne più che gli uomini, ma nella  maggior parte dei Paesi Ocse i tassi di obesità sono cresciuti più  rapidamente negli uomini. Il livello culturale incide direttamente,  soprattutto nelle donne: la malattia è infatti più comune tra le persone  con bassi livelli di reddito o d&#8217;istruzione. In diversi Paesi, le donne  con basso livello d&#8217;istruzione hanno una probabilità di essere  sovrappeso 2-3 volte maggiore rispetto a quelle con maggiore educazione.</p>
<p>Un importante fattore è rappresentato anche dalla familiarità: i  bambini con almeno un genitore obeso hanno una probabilità 3-4 volte  maggiore di essere obesi. La causa è, in parte, genetica, ma i bambini  acquisiscono gli stili di vita dei genitori (dieta poco salutare e vita  sedentaria) e questo mezzo di trasmissione ha giocato un ruolo  fondamentale nell&#8217;attuale epidemia. Il Rapporto Ocse rileva un gap  occupazionale e retributivo tra obesi e non-obesi. Le persone obese  guadagnano fino al 18% in meno di quelle normopeso.</p>
<p><strong>Fonte:</strong></p>
<ul>
<li>Sanità del Sole 24 Ore, dal 28 sett. al 4 ott., pag. 1, 16, 17.</li>
</ul>
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		<title>Salute: studio, le bottiglie di plastica fanno male al cuore</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 17:30:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Basta bottiglie di plastica, fanno male al cuore: l&#8217;allarme e&#8217; stato lanciato dai ricercatori del Peninsula college of medicine di Exter, in Inghilterra, che hanno dimostrato l&#8217;esistenza di numerosi correlazioni tra malattie cardiovascolari e il Bisphenol A (BPA), un composto organico utilizzato da piu&#8217; di 50 anni nella produzione di plastiche e additivi plastici. Lo [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Basta bottiglie di plastica, fanno male al cuore:  l&#8217;allarme e&#8217; stato lanciato dai ricercatori del Peninsula college of medicine di  Exter, in Inghilterra, che hanno dimostrato l&#8217;esistenza di numerosi correlazioni  tra malattie cardiovascolari e il Bisphenol A (BPA), un composto organico  utilizzato da piu&#8217; di 50 anni nella produzione di plastiche e additivi plastici.  Lo studio, pubblicato sul Public library of science, ha dimostrato come il  Bisphenol A svolga un ruolo importante nel provocare malattie cardiovascolari,  come obesita&#8217; e diabete. Il gruppo di ricerca, utilizzando i dati forniti dal  National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), ha analizzato le  concentrazione di Bpa nelle urine su un campione di 1.493 persone tra i 18 e i  74 anni. Le conclusioni non sono da sottovalutare: i soggetti con un alto  livello di Bisphenol A hanno piu&#8217; del doppio delle possibilita&#8217; di essere  colpiti da una malattia cardiovascolare.&#8221;Nonostante or a siano necessarie  ulteriori analisi per capire quanto il Bpa stesso o l&#8217;esposizione ad esso  interagisca nello sviluppare malattie cardiovascolari &#8211; ha commentato il  professore di Ecotossicologia dell&#8217;Università di Exeter e principale autore  della ricerca, Tamara Galloway &#8211; il dato che e&#8217; emerso da questo studio e&#8217; molto  importante perché fornisce una grande opportunita&#8217; per ridurre i rischi sulla  salute dell&#8217;uomo&#8221;. (ANSA).</p>
<p>Fonte: come vedete è l&#8217;<a href="http://www.ansa.it/" target="_blank">ANSA</a>, però io copio la citazione di <a href="http://www.federfarma.it/" target="_blank">Federfarma</a></p>
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		<title>Tè e caffè, anche deca, difendono da diabete</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 17:55:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il caffè è un piacere salutare: berlo, anche decaffeinato, riduce il rischio di diabete; analogo ma meno protettivo è anche l&#8217;effetto sortito dal consumo di tè. E&#8217; quanto dimostra la revisione, pubblicata sulla rivista Archives of Internal Medicine, di 18 studi su consumi di caffè e tè che hanno coinvolto nel loro insieme, dal 1966 [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il caffè è un piacere salutare: berlo, anche  decaffeinato, riduce il rischio di diabete; analogo ma meno protettivo è anche  l&#8217;effetto sortito dal consumo di tè. E&#8217; quanto dimostra la revisione, pubblicata  sulla rivista Archives of Internal Medicine, di 18 studi su consumi di caffè e  tè che hanno coinvolto nel loro insieme, dal 1966 ad oggi, 457.922 partecipanti.  Lo studio è stato condotto da Huxley Phil, dell&#8217;Università di Sydney. Secondo  stime mondiali entro il 2025 ci saranno approssimativamente 380 milioni di  individui colpiti da diabete e, per quanto si sappia che la dieta incide molto  sulla genesi della malattia, un risultato conclusivo sul consumo di bevande  diffusissime come tè è caffè mancava. Gli esperti hanno usato dati di precedenti  studi e visto che chi beve da 3 a 4 tazzine di caffè al dì ha un rischio ridotto  di un quarto di ammalarsi rispetto a chi ne beve da zero a due; per quanto  riguarda il consumo di decaffeinato, il rischio è ridotto di un terzo rispetto a  chi non ne beve. Infine il tè riduce invece del 20% il pericolo di ammalarsi.  Dati i grossi numeri della malattia nel mondo, gli effetti protettivi offerti da  tè e caffè sono significativi e una volta scoperti i loro &#8216;ingredienti&#8217; segreti,  potrebbero essere utilizzati nella prevenzione primaria del diabete.  (ANSA).</p>
<p>Fonte: come vedete è l&#8217;<a href="http://www.ansa.it" target="_blank">ANSA</a>, però io copio la citazione di <a href="http://www.federfarma.it" target="_blank">Federfarma</a></p>
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		<title>Ecco le ricette in cucina per prevenire il cancro alla prostata</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 09:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="M_X_C_litText">
<p><em>The prostate care cookbook</em> è un libro inglese di ricette, scritte da cuochi e medici, che evitano o contengono il cancro alla prostata, un male che può essere contrastato con efficacia dal giusto mix alimentare. Ne dà notizia <em>la Repubblica</em>.</p>
<p>«Pesce, pomodori &#8211; elenca <em>la Repubblica</em> &#8211; latte di soia, cavolfiori, broccoli, pollo, cipolla, aglio e lamponi. Sono gli ingredienti di un nuovo libro di ricette che hanno un cruciale elemento in comune: aiutano a evitare il cancro alla prostata o a contenerlo se uno ce l&#8217;ha. È il primo manuale di gastronomia firmato a più mani non solo da cuochi famosi ma anche da medici autorevoli».</p>
<p>«Quello alla prostata, infatti, è la forma più comune di cancro nell´uomo &#8211; continua <em>la Repubblica</em> &#8211; ma le cure aggressive hanno rischi e serie controindicazioni, per cui il dilemma dei sanitari e di chi ne soffre è spesso se operare e quando».</p>
<p>«È un male indolente &#8211; dice la dottoressa <strong>Margaret Rayma</strong>n, docente di medicina nutrizionale alla università del <strong>Surrey </strong>e principale autrice del volume &#8211; che si sviluppa lentamente, per cui come alternativa è possibile affrontarlo con una dieta adeguata».</p>
<p>«Sono anni che i nutrizionisti &#8211; continua l&#8217;articolo &#8211; predicano l&#8217;importanza dell&#8217;alimentazione, insieme allo sport e al non fumare, come fattore chiave di una buona salute e anche come terapia per una varietà di malattie. La novità del &#8220;manuale della buona prostata&#8221; è che riunisce in un libro tutti i cibi adatti a combattere una particolare malattia, oltre a ricordare quali andrebbero evitati, e insegna a come farne un ricettario fantasioso e gustoso. Verdura, certi tipi di frutta e pesce dominano la lista, ma c&#8217;è anche posto per il pollo. L&#8217;alimentazione di un giorno tipico potrebbe cominciare con un breakfast con farinata d´avena e latte di soia; un lunch leggero, zuppa di piselli e insalata di sardine e avocado; e per cena spiedini di pollo in salsa di arachidi con broccoli, accompagnato da insalata di pomodori e basilico, poi macedonia di lamponi e melograni. I cibi da evitare comprendono tutti i grassi saturati, le carni processate e i latticini».</p>
<p><strong>Fonte:</strong></p>
<ul>
<li>La Repubblica, 11 settembre 2009, pag. 47.</li>
</ul>
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		<title>Parte da Lancet la rivolta dei medici contro l’alcol</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 09:20:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Il mestiere di farmacista]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

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		<description><![CDATA[5 luglio 2009 L&#8217;alcol? Va estirpato. Come e più delle sigarette. E partendo da una precisazione doverosa: non fa bene. Mai. A prendere la dura posizione «proibizionista» è una delle più importanti riviste mediche al mondo, The Lancet, che dalle sue colonne lancia la proposta di un severo programma mondiale, in accordo con l&#8217;Oms, contro [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>5 luglio 2009</em></p>
<p>L&#8217;alcol? Va estirpato. Come e più delle sigarette. E partendo da una precisazione doverosa: non fa bene. Mai. A prendere la dura posizione «proibizionista» è una delle più importanti riviste mediche al mondo, <strong>The Lancet</strong>, che dalle sue colonne lancia la proposta di un severo programma mondiale, in accordo con l&#8217;Oms, contro la diffusione dell&#8217;alcol. Ne parla il settimanale <strong>Salute</strong> de <strong>Il Corriere della Sera</strong>.</p>
<p>«La rivista <strong>Lancet</strong> &#8211; scrive il settimanale &#8211; non nuova a prendere di petto un problema e costruirci sopra una campagna di opinione (spesso efficace) lancia un messaggio forte, quasi un bollettino di guerra. Spazzando via l&#8217;equivoco che se per il fumo bisogna arrivare all&#8217;eradicazione del vizio, per l&#8217;alcol ci si possa accontentare dell&#8217;uso moderato, che non nuoce, anzi &#8220;fa buon sangue&#8221;».</p>
<p>«Non è vero &#8211; ammonisce dalla pagine della rivista inglese <strong>Ian Gilmore</strong>, del <strong>Royal College of Physicians di Londra</strong> &#8211; o meglio non è dimostrato, nonostante che si provi da molti anni a dar credito alla colorita diceria degli effetti benefici sul cuore e sui vasi. Non c&#8217;è un livello di consumo di alcolici scevro di rischi: nessuno lo ha scovato finora. E anche il privilegio, tutto francese, di non avere il colesterolo sopra le righe nonostante il gran consumo di burro, attribuito al potere antiossidante dei polifenoli del vino rosso, è solo un&#8217;ipotesi affascinante».</p>
<p>«I dati certi in merito al problema &#8211; si continua a leggere &#8211; sono, invece, meno rosei. Se è vero che un decesso su 25 nel mondo è dovuto all&#8217;abuso di alcol, in Europa addirittura uno su 10 e che le patologie favorite o aggravate dalla bottiglia sono una lista impressionante (tumori alla mammella, alla bocca, al colon, depressione, ictus, violenza, incidenti automobilistici) e che l&#8217;etanolo distrugge il fegato, le contromisure devono essere energiche, anzi drastiche. <strong>The Lancet</strong> propone sei punti. Primo: istituire una tassa sugli alcolici, proporzionale al contenuto in alcol. Secondo: imporre il monopolio di stato sulla vendita al dettaglio degli alcolici, l&#8217;accesso all&#8217;acquisto solo per i maggiorenni, limitare le fasce orarie in cui è possibile acquistarli. Terzo: divieto di ogni forma di pubblicità diretta e indiretta di questi prodotti. Quarto: stabilire un limite di alcolemia, cioè di tasso alcolico ammesso per la guida, e poi abbassarlo progressivamente. Quinto: potenziare la rete dei consultori per l&#8217;alcol. Sesto, e non poteva mancare, incrementare i programmi educativi sui rischi dell&#8217;alcol nelle scuole e avviare a livello nazionale, ma anche sovranazionale, europeo e mondiale».</p>
<p>«Stando &#8211; conclude Salute &#8211; ai dati dell&#8217;osservatorio dell&#8217;Istituto superiore di sanità, in Italia tra i ragazzi dagli 11 ai 15 anni, un ragazzo su 5 è un consumatore a rischio di dipendenza, tra i sedicenni, 14 su 100 bevono con modalità rischiose. Tra le ragazzine questi comportamenti sono meno diffusi, ma presenti comunque».</p>
<p>Fonte:</p>
<ul>
<li>Salute del Corriere della Sera del 5 luglio, pag. 40</li>
</ul>
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		<title>Cancro alla prostata: nessun beneficio nell&#8217;uso di selenio e vitamina E</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 22:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cancro alla prostata]]></category>

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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>L&#8217;analisi di uno studio riguardante la prevenzione del cancro alla prostata ha trovato che non c&#8217;è alcun beneficio nell&#8217;uso di integratori di selenio e vitamina E.</h1>
<p><em>L&#8217;articolo originale, in inglese,<a href="http://www.medicalnewstoday.com/articles/133383.php" target="_blank"> è qui</a>.</em></p>
<p>Una prima revisione indipendente dei dati relativi allo studio <em>Selenio e vitamina E nella prevenzione del cancro</em> (in inglese, <em>SELECT</em>), finanziato dal National Cancer Institute (NCI) e altri istituti che comprendono il National Institutes of Health, dimostra che integrazioni di selenio e vitamina E, presi singolarmente o insieme, non hanno prevenuto il cancro alla prostata. I dati hanno dimostrato anche due tendenze preoccupanti: un piccolo, ma non statisticamente significativo aumento del numero di casi di cancro della prostata tra gli oltre 35.000 uomini di 50 anni di età che hanno assunto solo la vitamina E e un piccolo, ma non statisticamente significativo aumento del numero dei casi di diabete negli uomini che hanno assunto solo selenio (10 per cento per coloro che hanno assunto selenio contro il 9,3 per cento del gruppo placebo). Nessuno di questi risultati prova che l&#8217;aumento del rischio sia da addebitarsi agli integratori, perché potrebbe trattarsi di un caso.<br />
<span id="more-182"></span><br />
Dati e analisi supplementari dello studio SELECT sono stati pubblicati on-line il 9 dicembre 2008, sul JAMA, il giornale dell&#8217;associazione dei medici statunitensi. Tra i risultati specifici in evidenza, a cinque anni tasso di diagnosi di cancro della prostata nei quattro bracci dello studio è stato del 4,43 per cento nel braccio placebo dello studio, del 4,56 per cento nel braccio selenio, del 4,93 per cento nel braccio della vitamina E (la percentuale più alta, ma che non dimostra una differenza statisticamente significativa rispetto al placebo), e del 4,56 per cento nel gruppo selenio più vitamina E.</p>
<p>Fatta eccezione per il cancro della pelle, il cancro della prostata è il tipo più comune di cancro negli uomini negli Stati Uniti. Nel 2008 ci saranno circa 186.320 nuovi casi di carcinoma della prostata e 28.660 decessi causati da questa malattia negli Stati Uniti. &#8220;La ricerca di metodi per prevenire e curare il cancro alla prostata rimane una priorità per l&#8217;NCI, e con l&#8217;ausilio di nuovi strumenti di diagnostica molecolare e di nuove applicazioni, speriamo di continuare a compiere progressi nel ridurre i decessi e nuovi casi di questa malattia&#8221;, ha dichiarato il direttore del NCI, dr. John E. Niederhuber. &#8220;La scienza della prevenzione del cancro si sta anche orientando verso metodi di prevenzione individualizzati, molecolari, in cui si procederà al calcolo dei rischi e a progettare misure preventive basate sul singolo genoma.&#8221;</p>
<p><em>Fonte: Effetto di selenio e vitamina E sul rischio di carcinoma della prostata e di altri tumori. JAMA. Pubblicato on line il 9 dicembre 2008.</em></p>
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		<title>Per prevenire il cancro alla prostata, ridurre carne e latticini</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 23:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Il mestiere di farmacista]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono venuto da poco a conoscenza dei risultati di questo studio, pubblicato sugli Annals of Internal Medicine, guidato dal dottor Andrew Roddam, della Oxford University. Ciò che segue è il mio adattamento dell&#8217;articolo divulgativo pubblicato dal Telegraph. Gli scienziati avvertono: mangiare molta carne e latticini può aumentare il rischio di contrarre il cancro alla prostata. [...]
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono venuto da poco a conoscenza dei risultati di <a href="http://www.ox.ac.uk/media/news_stories/2008/081008.html" target="_blank">questo studio</a>, pubblicato sugli <a href="http://www.annals.org/" target="_blank">Annals of Internal Medicine</a>, guidato dal dottor Andrew Roddam, della Oxford University.</p>
<p>Ciò che segue è il mio adattamento dell&#8217;articolo divulgativo pubblicato dal <a href="http://www.telegraph.co.uk/health/3146944/Meat-and-dairy-diet-could-raise-risk-of-prostate-cancer.html" target="_blank">Telegraph</a>.</p>
<h1>Gli scienziati avvertono: mangiare molta carne e latticini può aumentare il rischio di contrarre il cancro alla prostata.</h1>
<h2>Secondo questo studio, tali cibi innalzano i livelli di un ormone nel corpo che può stimolare la crescita del tumore.</h2>
<p>Il cancro della prostata è una delle forme più comuni della malattia in Gran Bretagna, che interessa 34.000 uomini ogni anno e ne porta alla morte 10,000.</p>
<p>Gli scienziati hanno trovato un legame tra l&#8217;ormone e la probabilità per gli uomini interessati di ricevere una diagnosi di cancro alla prostata.<br />
<span id="more-152"></span><br />
I risultati dimostrano che coloro che hanno alti livelli di ormone hanno 40 per cento in più di probabilità di sviluppare la malattia rispetto a quelli con bassi livelli.</p>
<p>Precedenti studi hanno dimostrato che i livelli di ormone sono più alti negli uomini che mangiano molta carne, formaggio, latte e burro, mentre coloro che seguono una stretta dieta vegetariana hanno bassi livelli.</p>
<p>Gli scienziati hanno confrontato i risultati di 12 studi, che coinvolgono quasi 9.000 uomini.</p>
<p>Il dr Andrew Roddam, della Oxford University, che ha guidato lo studio, ha dichiarato: &#8220;Quello che abbiamo trovato è stata una modesta correlazione nella migliore delle ipotesi, ma è stata statisticamente significativa. Parecchi singoli studi hanno trovato la stessa tendenza, ma erano condotti su un numero troppo limitato di persone perché i loro risultati fossero affidabili &#8220;.</p>
<p>L&#8217;ormone, chiamato <strong>Fattore di crescita-1 insulino-simile (Insulin-like Growth Factor-1 IGF-1)</strong>, stimola la divisione delle cellule ed è necessario per la crescita nei bambini.</p>
<p>Tuttavia, gli scienziati ancora non sono certi di quanto grande sia l&#8217;effetto di una dieta ricca di carne e latticini sui livelli di ormone nel sangue.</p>
<p>&#8220;Potrebbe essere di circa il 10 o 15 per cento più elevato nelle persone che hanno un elevato consumo di prodotti lattiero-caseari o carne&#8221;, stima il dottor Roddam.</p>
<p>Ha poi aggiunto: &#8220;Vi è la necessità di identificare i fattori di rischio per il cancro alla prostata, in particolare quelli che possono essere oggetto di terapia o di cambiamenti nello stile di vita.</p>
<p>&#8220;Adesso che sappiamo che questo fattore è associato con la malattia, possiamo iniziare ad esaminare in che modo la dieta e lo stile di vita possono influenzare i suoi livelli e se modifiche potrebbero ridurre il rischio per l&#8217;uomo&#8221;.</p>
<p>Gli scienziati credono che elevati livelli di ormone della crescita potrebbero anche aumentare la diffusione dei tumori.</p>
<p>I ricercatori ora cercheranno anche di studiare il modo per bloccare gli effetti dell&#8217;ormone sui tumori.</p>
<p>Il dottor Lesley Walker, del Cancer Research UK, ha dichiarato: &#8220;Se da una parte sappiamo quali sono i fattori di rischio associati con il cancro alla prostata, cioè età, storia familiare, etnia, dall&#8217;altra non ci sono dati chiari relativi a fattori di rischio modificabili.</p>
<p>&#8220;Ricerche come questa sono di vitale importanza per portare avanti il lavoro sulla prevenzione e il trattamento della malattia&#8221;.</p>
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</ol>]]></content:encoded>
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		<title>Il vino rosso contro l’Alzheimer</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 22:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Nicoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricercatori scoprono come alcuni composti contenuti nel vino contrastano la malattia nei topi Gli scienziati lo chiamano “il paradosso francese” – una società che, nonostante il consumo di cibo ad alto contenuto di colesterolo e di grassi saturi, ha una bassa incidenza di morte da accidente cardiovascolare. La ricerca suggerisce che sia il vino rosso, [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<h1>Ricercatori scoprono come alcuni composti contenuti nel vino contrastano la malattia nei topi</h1>
<h2>Gli scienziati lo chiamano “il paradosso francese” – una società che, nonostante il consumo di cibo ad alto contenuto di colesterolo e di grassi saturi, ha una bassa incidenza di morte da accidente cardiovascolare. La ricerca suggerisce che sia il vino rosso, consumato con tutto quel cibo grasso, ad essere benefico: e non soltanto per il benessere cardiovascolare ma anche nel tener lontani certi tipi di tumore e perfino il morbo di Alzheimer.</h2>
<p>Ricercatori dell’Università di Los Angeles, California (UCLA) che si occupano di Alzheimer, in collaborazione con la scuola di medicina Mt. Sinai di New York, hanno scoperto come il vino rosso può ridurre l’incidenza della malattia. Sul numero del 21 novembre del Journal of Biological Chemistry, David Teplow, professore di neurologia all’UCLA, e colleghi, mostra come composti che si presentano naturalmente nel vino rosso, chiamati polifenoli, bloccano la formazione di proteine che costituiscono le placche tossiche che si pensa distruggano le cellule cerebrali; e inoltre, come tali composti riducano la tossicità delle placche esistenti, riducendo in questo modo il deperimento cognitivo.<br />
<span id="more-101"></span><br />
I polifenoli sono una classe chimica che conta più di 8.000 molecole, molte delle quali si trovano, in alte concentrazioni, in vino, tè, nocciole, bacche, cacao e altre piante. Ricerche precedenti hanno suggerito che tali polifenoli possono inibire o prevenire la formazione di fibre tossiche composte principalmente di due proteine, la Aß40 e la Aß42, che si depositano nel cervello e formano quelle placche che da tempo vengono ritenute responsabili dell’Alzheimer. Finora, tuttavia, nessuno aveva compreso il meccanismo d’azione dei polifenoli.</p>
<p>È parecchio tempo che nel laboratorio di Teplow si studia come la proteina amieloide beta (Aß) sia coinvolta nel causare l’Alzheimer. In questo lavoro, i ricercatori hanno studiato in quale modo le proteine Aß40 e Aß42 si ripiegano e si saldano l’una all’altra, tanto da produrre quegli ammassi che uccidono le cellule nervose nei topi. Essi hanno quindi trattato tali proteine con una miscela di polifenoli estratti dai semi della vite. Essi hanno scoperto che i polifenoli  lavorano su due fronti: da una parte bloccano la formazione dell’ammasso tossico di proteine Aß, dall’altro ne diminuiscono la tossicità quando sono mescolati alle proteine Aß prima che esse siano somministrate alle cellule cerebrali.</p>
<p>«Ciò che abbiamo scoperto è piuttosto chiaro», dice Teplow. «Se le proteine Aß non si possono raggruppare, gli aggregate tossici non si possono formare, e quindi non c’è tossicità. Il nostro lavoro in laboratorio, e il lavoro con i topi al Mt. Sinai del dr. Giulio Pasinetti, dice che la somministrazione del composto ai pazienti Alzheimer può bloccare lo sviluppo di questi aggregati tossici, prevenire il morbo e anche migliorare la malattia esistente».</p>
<p>Il prossimo passo sarà lo studio sull’uomo.</p>
<p>«Al momento non esiste alcun trattamento del morbo di Alzheimer. Studi clinici iniziali su vari potenziali farmaci si sono rivelati deludenti», dice Teplow. «Crediamo che questo sia un passo importante.»</p>
<p><em>Per saperne di più:</em> <a href="http://newsroom.ucla.edu/portal/ucla/default.aspx" target="_blank">UCLA Newsroom</a></p>
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