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di Giancarlo Nicoli

Tratto da “Troppi controlli”, di Michele Sartoretti, avvocato, pubblicato sul mensile Farmamese n.3 – 2017, pagina 28 e seguenti.

L’attività dei farmacisti è tra le più soggette a controlli. Senza pretesa di completezza, ricordiamo: le ispezioni delle Commissioni ispettive delle Asl (ben tre tipi: ordinarie, straordinarie e preventive); quelle degli uffici farmaceutici; le generali dei Nas e quelle previste in materia di stupefacenti; le possibili ispezioni dell’Ordine e quelle annuali degli uffici veterinari; quelle dei “vigili sanitari” per la gestione degli alimenti speciali. Senza dimenticare poi quelle dell’Ufficio del lavoro, dell’Inps e dell’Inail in materia di lavoro dipendente e antinfortunistica; dei Vigili del Fuoco in materia di prevenzione incendi; della Guardia di Finanza in materia fiscale e tributaria; dei Vigili Urbani in materia urbanistica ed edilizia, e via discorrendo.

 

di Giancarlo Nicoli

Che l’attività fisica regolare sia un toccasana per l’organismo, e in particolare per il sistema circolatorio, è ormai ampiamente provato. Tuttavia rimangono ancora alcuni dubbi: è più utile ad esempio il classico jogging o è sufficiente una camminata a passo spedito per favorire il mantenimento del peso corporeo e una buona risposta cardiovascolare? Dipende dagli obiettivi, potrebbe essere la risposta. Per chi punta a calare di peso o comunque a mantenersi in forma sicuramente la corsa è l’ideale, come dimostra uno studio pubblicato su Medicine & Science in Sports & Exercise, che ha preso in esame le informazioni su 15000 camminatori e 32000 corridori, osservati per sei anni. La corsa esce vincitrice da questa valutazione, anche perché consente di consumare un maggior quantitativo calorico e soprattutto mantiene elevato il metabolismo corporeo per un periodo più lungo dopo la fine dell’esercizio. Come se non bastasse, la corsa potrebbe avere un’attività anche sul fronte dell’introito calorico. Come? Riducendo l’appetito. A dirlo è una ricerca apparsa su Journal of Obesity, che ha confrontato podiste e semplici camminatrici. Tutte le donne, indipendentemente dalla loro attività fisica, sono state invitate a mangiare ad un ricco buffet dopo un’ora di attività fisica sul tapis roulant. Le podiste, poste di fronte a questa libera scelta, assumevano 200 calorie in meno rispetto a quelle consumate con l’esercizio, mentre le camminatrici ne assumevano circa 50 in più. Attenzione però: se l’obiettivo è il controllo o il calo del peso vince la corsa, ma se si punta a proteggere il cuore, la passeggiata veloce è la strategia migliore!

Fonte:

  • Inserto TuttoScienze e Tecnologia de La Stampa del 19 giugno 2013, pagina 6

di Giancarlo Nicoli

Per limitarne gli effetti dello stress e ottenere buoni risultati sono sufficienti due ore e mezza la settimana di attività fisica – distribuite su almeno tre giorni. «Diversi studi hanno documentato come l’esercizio fisico possa avere un’azione sovrapponibile ai farmaci nel ridurre irritabilità, ansia e depressione che spesso sono associate allo stress cronico», puntualizza Gianfranco Beltrami, cardiologo e medico dello sport dell’Università di Parma. Tra le ricerche più recenti vanno segnalate una revisione su una trentina di studi condotta l’estate scorsa dal gruppo Cochrane (che abitualmente verifica la validità delle affermazioni basate sulla produzione scientifica) per quanto riguarda la depressione, e l’analisi di otto ricerche sui disturbi d’ansia appena pubblicata sul British Journal of Sport Medicine da un gruppo di ricercatori dell’Università di Leeds, in Gran Bretagna: in entrambi i casi è emerso che l’attività fisica non può sostituirsi alle medicine nei casi più gravi, tuttavia può rappresentare un valido aiuto in più.

«L’esercizio migliora i risultati che si possono ottenere con la psicoterapia – aggiunge Luigi Discalzi, psicologo dello sport di Milano – Vinte le resistenze iniziali, tutti traggono vantaggio da uno stile di vita meno sedentario: il corpo è il mezzo con cui anche la mente esprime il suo disagio e attraverso il corpo la si può aiutare a superarlo». Il movimento agisce su molti fronti: «Contribuisce a ridurre le tensioni muscolari e favorisce il riposo notturno; migliora l’ossigenazione alle cellule cerebrali, determina il rilascio di endorfine, sostanze ormonali che favoriscono calma e benessere psico-fisico e fa utilizzare all’organismo gli ormoni – come il cortisolo – che si sono accumulati in conseguenza dello stress» rinforza Beltrami. Quel che conta è che l’attività scelta sia considerata piacevole da chi la deve praticare, dalle ricerche scientifiche, infatti, sembra che, ai fini del benessere psicologico, il tipo di attività conti poco.

Fonte:

  • Salute del Corriere della Sera del 24 febbraio, (settimanale), pag. 58.

di Giancarlo Nicoli

Una ricerca pubblicata su Medicine and Science in Sports and Exercise, dimostra che il cervello risponde diversamente di fronte al cibo se al mattino si è fatta attività fisica. Gli autori James LeCheminant e Michael Larson, della facoltà di Scienze Motorie alla Brigham Young University, hanno valutato, con EEG, l’attività cerebrale di 35 volontarie messe di fronte a immagini di cibi o altro, dopo essersi o meno allenate al mattino. Metà del campione era costituito da donne normopeso, l’altra metà da donne obese.

Il primo giorno dell’esperimento le partecipanti hanno camminato a velocità sostenuta su un tapis roulant per 45 minuti, poi nel giro di un’ora sono state sottoposte a un elettroencefalogramma per valutare l’attività neuronale in risposta alla visione di 240 fotografie, per metà di piatti con cibo e per metà immagini di fiori. Una settimana dopo, nello stesso giorno e alla stessa ora, il test mediante l’EEG è stato ripetuto senza però la sessione di allenamento. In entrambe le occasioni le signore hanno inoltre indicato in appositi questionari il cibo che avevano mangiato e l’attività fisica eventualmente svolta nei giorni di test.

Dopo gli allenamenti del mattino le partecipanti reagivano di meno alle immagini del cibo; l’attività fisica al mattino aveva spinto tutte, obese e non, a muoversi di più nel resto della giornata. «Non solo fare del moto riduce “l’interesse” nei confronti degli alimenti – spiega LeCheminant -, ma effettivamente si è visto che le donne non mangiavano di più per recuperare le calorie consumate con il movimento; l’introito calorico non era infatti dissimile quando le volontarie non avevano eseguito alcun esercizio».

Fonte:

  • Salute del Corriere della Sera del 17 febbraio, (settimanale), pag. 52.

di Giancarlo Nicoli

La salute passa attraverso il movimento fisico quotidiano. Un principio che si dovrebbe tenere più a mente in Italia, dove quattro abitanti su dieci sono inattivi. Basta una passeggiata sostenuta per stare bene, e proprio su questo principio si basa il progetto “Città per camminare”. Ideato da Coni e Federazione dei medici sportivi, medici di famiglia (Simg), oncologi (Aiom), Federanziani e Scuola del cammino, si tratta di una rete urbana ed extraurbana di 32 percorsi a piedi su tutto il territorio nazionale, abbinato ad un’apposita guida illustrata.

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, trenta minuti di camminata sostenuta al giorno, pari a tre chilometri di tragitto, aiutano a prevenire diverse malattie croniche. Cinquemila passi, insomma, che aiutano a stare bene, a qualunque età e in qualunque momento della vita si decida di cominciare.

Le conferme dei benefici si rilevano a livello internazionale. Un’attività fisica personalizzata e continuativa fa calare del 40% il rischio di disturbi cardiaci e del 27% l’infarto. Benefici anche nel contrastare il diabete, riducendone l’incidenza del 50%, fino ad arrivare in certi casi a essere un sostituto dell’antidiabetico orale. L’attività fisica, poi, dimezza l’incidenza di ipertensione, porta a diminuire del 60% il rischio di tumore al colon e di un terzo quello di sviluppare l’Alzheimer.

Fonte:

  • Salute di Repubblica, 20 novembre 2012, pag. 32 – 33.

di Giancarlo Nicoli

Come avevo scritto in un post (sul mio altro sito) di qualche mese fa, è iniziata la mia collaborazione con un’importante testata che si occupa di salute, Profilo Salute.

Ho pensato di pubblicare sul sito gli articoli già apparsi sul giornale, ma di pubblicarli solo dopo l’uscita del numero successivo.

In questi giorni è in distribuzione, in tutte le farmacie aderenti al circuito “Farmacia Insieme”, il numero di gennaio-febbraio 2013.

Di seguito riporto quindi l’articolo uscito sul numero di Profilo Salute anno V, n. 6 – 2012, novembre-dicembre.

(Cliccare per ingrandire)

Il punto: malattie rare: qualcosa si muove.

Il punto: malattie rare: qualcosa si muove.

Un gruppo di esperti (CHMP) ha recentemente raccomandato l’approvazione all’immissione in commercio del Glybera (alipogene tiparvovec), una rivoluzionaria terapia genetica per la cura del deficit di lipoproteina lipasi (LPLD).

Il deficit di lipoproteina lipasi è una rara malattia genetica che colpisce il pancreas e che può portare a un’infiammazione acuta dell’organo.

Le conseguenze

La lipoproteina lipasi (LPL) è un enzima essenziale, che elimina i grassi nell’ultima fase della digestione. Le persone prive di tale enzima, circa 1 ogni 100.000,  hanno difficoltà nel metabolismo dei grassi. I malati hanno livelli di trigliceridi particolarmente elevati (di solito superano 800-1000 mg/dL). La severa ipertrigliceridemia si accompagna, sin dall’infanzia, ad una maggior incidenza di pancreatiti, dolori addominali, disturbi della pelle, ingrossamento di fegato e milza. Aumenta il rischio cardiovascolare e, talvolta, sono presenti problemi della retina.
Fino a oggi non esiste cura. Il deficit di lipoproteina lipasi può essere trattato unicamente con una dieta povera di grassi, consumati in quantità non superiori ai 10-20 grammi al giorno.

La terapia

In genere l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) approva un farmaco entro tre mesi dalla raccomandazione degli esperti. Mentre in Cina sono in commercio due prodotti per la terapia genetica, nel mondo occidentale siamo ancora a zero. Qualora l’Europa consentisse il commercio del Glybera, si tratterebbe della prima terapia genetica approvata in Occidente.
La terapia, prodotta dall’azienda olandese UniQure, ha effetto con una sola somministrazione.

Glybera usa un virus inattivato come veicolo per far arrivare i geni alle cellule dei muscoli. Una volta raggiunto il nucleo, il gene sostitutivo inizia ad aiutare le unità biologiche a produrre l’enzima mancante.

La raccomandazione copre solo “circostanze eccezionali” e l’EMA chiede a UniQure di tenere un registro dei pazienti, per monitorare gli esiti del trattamento con Glybera. Tomas Salmonson, presidente facente funzione del CHMP, ha detto che il  metodo per valutare il rapporto tra rischi e benefici del Glybera è stato messo in crisi dal fatto che la patologia in esame è molto rara e i dati statistici sono ricavati da pochi pazienti. Ma ora, dice, “abbiamo elaborato un metodo per assicurare una osservazione attenta e continua della qualità, sicurezza ed efficacia” della terapia.

Glybera è stato testato in tre studi con 27 partecipanti affetti da LPLD. In tutti e tre, si è dimostrato ben tollerato, senza rilevanti problemi di sicurezza osservati.

di Giancarlo Nicoli

Gli italiani ‘strangolati’ dalla crisi economica tagliano dove possono, a partire dal cibo e dallo sport, mentre aumenta l’utilizzo di farmaci antidepressivi e sale il rischio suicidi. Il dato emerge dal Rapporto Osservasalute 2011, presentato ieri all’Universita’ Cattolica di Roma. Le prime conseguenze delle ristrettezze economiche che colpiscono sempre piu’ famiglie si vedono, dunque, innanzitutto a tavola, dove si rinuncia per esempio a frutta e verdura, che diventa un lusso per pochi. Costretti a fare economia, si taglia anche sulle attivita’ sportive. Mentre risulta in aumento il consumo di farmaci antidepressivi, cresciuto di oltre quattro volte in una decade, dalle 8,18 dosi giornaliere per 1000 abitanti nel 2000 alle 35,72 nel 2010. La causa, rileva il Rapporto, e’ “un disagio diffuso e dilagante, scatenato dalle difficolta’ socio-economiche”. L’attuale crisi inoltre, avvertono gli esperti, “potrebbe portare a un incremento dei suicidi”.(ANSA).

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