di Giancarlo Nicoli
Feb
6
Troppe grigliate, aumentano i tumori del rene.
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In aumento il tumore al rene e un articolo dell’American Journal of Clinical Nutrition punta il dito contro un consumo eccessivo di carne cotta alla piastra. Aumentano infatti i casi in adulti forti consumatori, meglio dunque non superare i 500 grammi alla settimana. A questa conclusione è giunto uno studio dell’Health Science Center dell’università del North Texas e pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition. Circa 500mila adulti ultracinquantenni sono stati intervistati sulle loro abitudini alimentari e seguiti per una media di nove anni. Durante il periodo d’indagine il 19% del campione ha sviluppato il tumore del rene e tutti hanno ammesso un alto consumo di carne rossa cotta su piastre arroventate. La causa sarebbe nel maggiore apporto di ammine eterocicliche, HCA, sostanze chimiche sviluppate nella carne cotta ad alte temperature. Questo studio è anche una conferma di un’altra ricerca dell’University of California che aveva già evidenziato come la carne grigliata poteva accrescere il rischio di cancro alla prostata e all´intestino, a causa della produzione di due agenti cancerogeni (MelQx e DiMelQx).
L’urologo Aldo Franco De Rose del San Martino di Genova consiglia: «Il World Cancer Research Fund suggerisce di non mangiare più di 70 grammi al giorno di carne rossa molto cotta e non superare i 500 grammi ogni settimana, evitando cotture prolungate. Protettiva è una dieta ricca di vegetali e verdure. Attenzione poi al fumo: la sua abolizione potrebbe ridurre di circa un 25% il rischio di sviluppare il tumore al rene. Sorveglianza più attenta per chi ha parenti di primo grado con carcinoma renale, il rischio di sviluppare lo stesso tumore è quattro volte maggiore rispetto alla popolazione generale».
Fonte:
- Salute di Repubblica, 17 gennaio 2012, pag. 35.
di Giancarlo Nicoli
Jan
13
Se hai l’auto e la Tv, rischio infarto aumenta del 30%.
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Fonte: Quotidiano Sanità.
Non è uno scherzo ma quanto emerge da un un imponente studio condotto in tutti e cinque i continenti e pubblicato su European Heart Journal. Auto e televisore sono infatti indicatori importanti di una vita troppo sedentaria. E il rischio di patologie cardiache aumenta
12 GEN – I medici ci hanno sempre detto che una vita troppo sedentaria non fa bene alla salute e che per stare bene bisognerebbe imparare a fare una moderata attività fisica. Ma che possedere una macchina e una televisione aumentassero il rischio di sviluppare patologie cardiache nessuno ce l’aveva mai detto. Fino ad oggi. Uno studio svedese pubblicato su European Heart Journal ha infatti mostrato che questi beni sono indicatori di una vita più sedentaria e che chi li possiede vede aumentato il pericolo di avere un attacco cardiaco addirittura del 30 per cento.
L’articolo completo è qui: http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=6935
di Giancarlo Nicoli
Jan
7
Farmaci: Test Panorama su 4 generici, come i “griffati”.
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Fonte: Ansa.
In Italia i farmaci generici (che contengono lo stesso principio attivo dei medicinali originali il cui brevetto è scaduto) piacciono poco. Ma un test farmacologico promosso dal settimanale Panorama e affidato ad un laboratorio autorizzato dall’Aifa ha dato risultati sovrapponibili per qualità. Secondo un’anticipazione del settimanale sono stati analizzati quattro prodotti di marca e le loro versioni generiche da un laboratorio autorizzato dall’Agenzia italiana del farmaco. I medicinali scelti per le analisi sono stati: l’antinfiammatorio Voltaren, l’antibiotico Augmentin, l’antifebbrile Tachipirina e l’antidepressivo Prozac. I risultati delle prove di laboratorio spazzano via i pregiudizi: i generici si sono dimostrati equivalenti a quelli originali. Nei test in vitro i generici hanno superato la prova: nessuna differenza sostanziale. Eppure, a 10 anni dal loro arrivo, il consumo dei generici supera a stento il 12 per cento del totale. Gli italiani potrebbero risparmiare 500 mln di euro ogni anno se l’uso fosse allineato a quello degli altri paesi Ue. (ANSA).
L’articolo è citato da Federfarma: http://www.federfarma.it/Edicola/Filodiretto/VediNotizia.aspx?id=2121.
di Giancarlo Nicoli
Sep
19
Alla ricerca della felicità.
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Il presente articolo è figlio di alcune riflessioni scaturite da:
- La lettura dell’interessante libro di Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra (Vi rimando al link se siete interessati a saperne di più a proposito del libro);
- recentemente si è suicidato un mio cliente (la notizia non è stata data né in stampa né sul web, probabilmente per evitare fenomeni di emulazione);
- una cosa tira l’altra, sono arrivato a leggere questo articolo sulla Danimarca e questo sulla Svizzera.
Al di là della crisi di Borsa, delle tasse troppo alte a fronte di servizi scadenti (almeno in Italia), del problema relativo all’elevato indebitamento di molti Stati – Grecia, Portogallo, Italia vengono subito in mente, ma non è che gli altri stiano tutti bene – penso che sia ormai opinione che si sta diffondendo che il modello di sviluppo “Occidentale” (chiamiamolo così), è in crisi.
Terzani, in questo suo libro, che peraltro in questo momento no ho ancora terminato (sono circa a metà), mostra – tra le altre cose – chiaramente la dicotomia tra la potenza statunitense e l’infelicità dei suoi cittadini.
In questi giorni – ripeto – di crisi globale (ma io mi sento fiducioso e tranquillo, grazie!), ho cercato informazioni a proposito dei Paesi felici e di quelli che invece non lo sono. Utilizzando Google e Wikipedia, sono giunto al Satisfaction with Life Index (il link diretto, trovato su Wikipedia, non funziona. Forse il documento è stato tolto. Vi indirizzo al sito dell’Università di Leicester, luogo di lavoro di Adrian G. White, che creò l’indice in questione).
Nel 2006, le dieci nazioni i cui abitanti erano i più felici al mondo, erano: Danimarca, Svizzera, Austria, Islanda, Bahamas, Finlandia, Svezia, Bhutan, Brunei, Canada. L’Italia figura al cinquantesimo posto; gli Stati Uniti d’America – che prendo a riferimento perché sono la potenza imperiale globale di quest’epoca – sono al ventitreesimo posto.
Sono stato in Danimarca, Svizzera, Finlandia, Svezia e Stati Uniti. Tutta questa maggiore felicità rispetto all’Italia non l’ho vista. Sono posti dove si vive meglio (però dobbiamo lasciar fuori dal computo il clima e la qualità del cibo: e dite poco?), questo è sicuro: più ricchezza, meno tasse, più servizi (che funzionano) e via di seguito. Sono stato anche alle Bahamas. Non sono male. Ma non ci vivrei.
Mentre davo un’occhiata alla Danimarca, mi è capitato di leggere questo articolo: Danimarca oggi (risale al 2008). Qualora lo leggeste, vi prego di notare il riferimento alla percentuale di suicidi. Invece, per quanto riguarda la Svizzera, l’articolo dell’Ansa che vi linko è proprio di oggi: se i giovani svizzeri sono inquieti, una ragione ci sarà.
Quindi la mia riflessione è: se si suicidano, vuol dire che sono tristi, non che sono felici.
Sempre grazie a Wikipedia, sono riuscito a trovare l’elenco di nazioni, ordinate in base al tasso di suicidi. La Finlandia compare al posto n. 14, la Svezia al 18, la Svizzera al 23, l’Austria al 29, il Canada al 34, l’Islanda al 38, gli USA al 39, la Danimarca al 40, l’Italia al 72 – uno dei tassi più bassi, siamo quasi in fondo alla classifica: in questo caso essere in fondo è un buon segno!
In questa ricerca sulla felicità, sempre grazie a Wikipedia mi sono imbattuto nell‘Indice di Qualità della Vita, a cura della Economist Intelligence Unit. L’Italia figura all’ottavo posto.
In quali città si vive meglio? Ci sono tre istituti che cercano di determinare quali siano le città che offrono la migliore qualità di vita. Su Wikipedia c’è una pagina che riassume le risposte. Città italiane presenti nelle varie classifiche: ai primi posti, zero. Beh, per noi italiani non è una novità.
Per chiudere, vi linko il questionario sulla felicità, che ho trovato girando in giro per il web, dell’Università di Oxford.
di Giancarlo Nicoli
Sep
12
Bimbo muore con cura ayurvedica, due anni al medico.
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Condanna a due anni per omicidio colposo a un medico ayurvedico bolognese, accusato di aver provocato la morte di un bambino trentino di sei anni, affetto da una grave forma di fibrosi cistica, facendogli sospendere le terapie tradizionali.
Il bambino era in cura al centro specialistico di Verona. Nel 2005, su suggerimento di una farmacista, i genitori hanno portato il piccolo dal medico bolognese. Il piccolo paziente ha così cominciato a seguire una cura a base di erbe e polveri minerali, senza essere più portato al centro veronese né dalla pediatra di famiglia. Il bambino è morto nel 2006. Il medico, tuttavia, nega di aver consigliato alla famiglia del piccolo di interrompere le cure con i farmaci tradizionali.
Fonte:
- la Repubblica, 8 luglio 2011, pag. 19.
- La Stampa, 8 luglio 2011, pag. 21.
di Giancarlo Nicoli
Nov
8
Lancet: «L’alcol è la sostanza più dannosa»
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Secondo uno studio pubblicato sul prestigioso Lancet l’alcol è la sostanza più pericolosa, più di eroina e crack. Il tabacco invece avrebbe quasi gli stessi effetti deleteri della cocaina. Sono queste le conclusioni del professore britannico David Nutt, che un anno fa era stato licenziato da consulente del governo laburista di Londra per la sua visione non convenzionale della lotta agli stupefacenti. Ma nonostante abbia perso il posto non ha abbandonato il suo campo di analisi e con altri esperti dell’Independent Scientific Committee on Drugs ha condotto un ampio studio, considerando 20 sostanze che producono dipendenza e analizzandole in base a due categorie: i danni che possono provocare all’individuo e quelli causati agli altri e alla società (come crimine, danni ambientali, costi per l’economia e la sanità, ecc.).
Eroina, crack e crystal meth (metanfetamina) sono le sostanze più dannose per le persone che ne fanno uso, ma se si tiene conto di entrambi i punteggi diventa l’alcol la «droga» più nociva di tutte, con un punteggio di 72 (su 100). Staccata a 55 c’è l’eroina e a 54 il crack. La cocaina raggiunge i 27 punti, solo uno in più del tabacco, altro piacere legale. L’anfetamina è a 23, mentre la cannabis a 20. In ultima posizione i funghi allucinogeni, con 5 punti. La Gran Bretagna è un Paese dove l’alcolismo, soprattutto tra i giovanissimi, è una piaga sociale allarmante. Ma il governo tira dritto per la sua strada e ieri il ministero della Salute ha fatto sapere che non cambierà la classificazione delle droghe, che è già efficace così come è stata concepita.
Fonte (tutti 2 novembre 2010):
- Corriere della Sera, pag. 25.
- Il Messaggero, pag. 11.
- La Repubblica, pag. 22.
- La Stampa, pag. 25
di Giancarlo Nicoli
Oct
22
Spacciavano dimagranti illegali: sospesi un endocrinologo e due farmacisti
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Fendimetrazina, clorazepato, e fenilpropanomalina. Il giro di pillole dimagranti illegali avrebbe portato, secondo i Carabinieri, solo nel semestre tra giugno e dicembre del 2009, circa 800.000 euro nelle tasche di un endocrinologo romano, che prescriveva con la complicità di due farmacisti.
I Carabinieri hanno sequestrato gli studi del medico e i laboratori delle farmacie, mentre hanno eseguito quattro ordinanze, emesse dal Gip, per l’applicazione di misure interdittive della professione.
Secondo le ricostruzioni, i pazienti richiedevano telefonicamente o via fax le pasticche al medico che, senza effettuare alcuna visita medica, compilava le ricette. Attraverso le segretarie dello studio, i farmacisti complici ricevevano le ricette e fornivano i farmaci. Al paziente non restava che ricevere il prodotto direttamente a casa, pagando in contrassegno sia le pillole, sia la prestazione medica.
Fonte:
- Il Messaggero, 13 ottobre 2010, p. 39.

