Tratto da “Nuovo Collegamento”, n° 5, Giugno/Luglio 2008, pagina 20.

Il grassetto è una mia aggiunta.

Altroconsumo ha denunciato al garante della Concorrenza e del Mercato il messaggio con cui la Coop pubblicizza il primo suo farmaco proposto con il proprio marchio: l’acido acetilsalicilico.

Nel messaggio pubblicitario viene cantata, da parte di consumatori e di (attori vestiti da?) farmacisti, la frase “Il farmaco è a un prezzo speciale, con un risparmio che fa star bene”. Altroconsumo fa notare che il messaggio non contiene riferimenti al principio attivo, richiami alla lettura del foglietto illustrativo, né cita gli effetti collaterali dell’acido acetilsalicilico. Secondo l’Associazione dei consumatori, banalizzare il prodotto farmaco è scorretto, contro la legge e controproducente per la salute dei cittadini.

La denuncia segue un monitoraggio condotto da Altroconsumo su 26 spot televisivi relativi a 28 farmaci da banco trasmessi sulle sette maggiori reti tv generaliste. Su 26 pubblicità, l’Associazione ha rilevato che solo in 15 casi si rimanda esplicitamente alla lettura del foglietto illustrativo.

Solamente i medici possono rilasciare ricette e prescrizioni per i medicinali omeopatici.

Il principio è stato affermato dalla Corte di Cassazione, Sezione sesta penale, con la sentenza n° 34200 del 6 settembre 2007. Nella motivazione, la Cassazione argomenta che integra il reato di esercizio abusivo della professione medica (secondo l’articolo 348 del Codice penale) la condotta di chi, senza essere medico, effettua diagnosi e rilascia prescrizioni e ricette per l’acquisto di prodotti omeopatici, perché tali atti rientrano nell’esercizio dell’attività sanitaria che presuppone - per il suo legittimo espletamento - il possesso di un titolo valido e idoneo.

(seglalazione di A.M. su Farmamese)

I genitori interrompono la terapia per affidarla a un’esperta in medicina alternativa
È arrivata in coma all’ospedale. Indaga la procura. La famiglia: “Chiariremo tutto”

Firenze, via l’insulina
diabetica muore a 16 anni

di MICHELE BOCCI e FRANCA SELVATICI

FIRENZE - Aveva 16 anni e mezzo. Studiava in uno dei migliori istituti superiori di Firenze. Dieci mesi fa le era stato diagnosticato il diabete. Era seguita dal centro specialistico dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Grazie all’insulina faceva una vita normale. Ma lei e i suoi genitori speravano in qualcosa di più, nella totale liberazione dalla malattia. E qualcuno, un medico o sedicente tale, un omeopata o sedicente tale, li aveva illusi. Basta insulina, non serve a niente. Il primo maggio l’insulina è stata sospesa.
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Mi è caduto l’occhio su una notizia in breve contenuta nel sito di Federfarma.

Più costa, meglio mi sento
L’Espresso, 18/04/08, p. 232
Valutare l’efficacia degli analgesici sembra un gioco da ragazzi: se il dolore passa dopo qualche giorno di trattamento, allora il farmaco funziona. In realtà non è esattamente cosi: un recente studio condotto da alcuni ricercatori del Massachusetts Institute of technology (Mit) mostra infatti che in caso di dolore acuto, la risposta al placebo è molto elevata e che in generale i pazienti ritengono più efficaci le cure più costose.

Sono riuscito a recuperare la fonte (in inglese) sul sito [Leggi tutto →]