web analytics
Pubblicità

di Giancarlo Nicoli

Il post di Beppe Grillo è qui: Dario Fo e i senatori a vita.

L’immagine di apertura del post è una foto di Dario Fo (e di chi se no?) con il testo: Dario Fo Nobel per la letteratura 1997, figura preminente del teatro politico che, nella tradizione dei giullari medievali, ha fustigato il potere e restaurato la dignità degli umili.

Il mio commento:

Al premio Nobel viene attribuita un’importanza esagerata e sproporzionata.

Grandissimi scrittori non hanno ricevuto il premio, che è stato invece attribuito a perfetti sconosciuti, o a scrittori mediocri sulla base di motivazioni politiche invece che artistiche.

Per avere la caratura di quanto vale il premio Nobel, è sufficiente pensare che il presidente degli Stati Uniti, Obama, ha vinto il premio Nobel per la pace.

Dopodiché, sono consapevole che questo commento mi costerà il Nobel per la letteratura…

di Giancarlo Nicoli

Scrive Dario Di Vico sul Corriere della Sera di oggi (18 agosto 2013 – articolo di fondo intitolato: “Domande aperte di un meeting“):

Le disavventure politico-giudiziarie dell’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni non hanno mutato la percezione che l’opinione pubblica ha del movimento né il peso che ricopre nei delicati equilibri del Paese.

Dario Di Vico, ma dove vive lei?

Tra l’altro basta leggere i commenti all’articolo suddetto, per avere un’idea delle reazioni.

Il commento più pregnante – che vale come mia replica a Di Vico – mi sembra che venga da Luigi Bisignani, intervistato sul canale Youtube KlausCondicio (ne ho letto il contenuto su Dagospia):

“Gli organizzatori hanno sfruttato e osannato Andreotti da vivo e non hanno sentito il bisogno di trovare neppure un’ora da dedicare al ricordo di Andreotti. Questo mi fa davvero indignare e anche vergognare da cattolico. Dovrebbero cancellarlo il loro slogan che recita pressapoco cosi’ : “Se la globalizzazione ti lascia solo, CL no” , questi non onorano neppure i morti … Forse ha ragione quel genio di Roberto d’Agostino quando malignamente li definisce Comunione e Fatturazione.”

Aggiornamento del 21 agosto 2013:

Neanche a farlo apposta, ecco che a distanza di tre giorni dal mio post, anche Beppe Grillo scrive di Comunione e Liberazione. Pubblico un estratto. Il testo completo è qui: Comunione e disperazione. Rimini chiede aiuto.

 Cos’è Comunione e Liberazione e cosa rappresenta per la politica italiana? Perché ogni anno ministri e presidenti del Consiglio sentono la necessità di chiederne la benedizione andando in pellegrinaggio a Rimini come una volta i re con i papi? Un contenitore che ha accolto Andreotti (benedetto sia il suo nome) come una rockstar. Un movimento che ha protetto e riverito Forminchioni per decenni e che ora prende nel suo capace grembo gli ectoplasmi Letta e Lupi, due democristri dell’inciucio, oggi ribattezzato larga intesa, come chiamare escort una prostituta. Comunione e Fatturazione è un’ingerenza ecclesiale nella politica. Chi la protegge fa carriera, diventa un intoccabile, e CL ricambia sempre con affetto peloso.

di Giancarlo Nicoli

L’articolo, che mi ha dato lo spunto per scrivere, è questo: Brutta Italia – “Non vogliono spendere: i soldi li conservano perché temono la catastrofe”.

L’articolo inizia così:

E. Mu. per il “Corriere della Sera”

«Mai vista una situazione così in quarantaquattro anni di lavoro: faccio ricerca dal 1968 e oggi mi tocca registrare il disastro». Remo Lucchi, 68 anni, è l’amministratore delegato di Eurisko: con il dossier in mano, continua a estrapolare cifre ripetendo che all’Italia «manca una prospettiva».

Non posso evidentemente riportare l’articolo per intero. Riporto però, oltre all’inizio, la conclusione:

Questo perché la fiducia nella classe politica è al minimo?
«Come dato in sé, la fiducia a Monti era più alta qualche mese fa. Ma se io chiedo: c’è qualcuno meglio di lui? Il 45% mi risponde di no. E tra chi mi risponde di sì, compaiono i nomi di Bersani e Berlusconi ma si fermano al 3%: di fatto, l’alternativa non esiste. Gli italiani stanno dicendo a Mario Monti: smetti di fare il tecnico e fai lo statista, cambia il modo di governare e assicuraci stabilità non solo fino al 2013».

Lucchi esprime i miei stessi sentimenti: Monti, smetti di fare il tecnico e fai lo statista.

Fare lo statista significa tagliare la spesa pubblica, delegificare, tagliare le unghie alla burocrazia.

La prima occasione l’ha persa, ma il prof. Monti può sempre recuperare: dare un bel calcio in quel posto (calcio metaforico s’intende) a Gabriella Alemanno, sorella del sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Gabriella Alemanno, direttore dell’Agenzia del Territorio, ha fatto passare le spese di rappresentanza da meno di 100 mila euro a più di un milione di euro. Vedere, per credere, i due articoli di Marco Lillo pubblicati dal Fatto Quotidiano:

Poi uno legge la notizia di oggi: Napolitano contro evasori: ‘Non meritano l’Italia’. Quello del Presidente Napolitano è un intervento molto bello e condivisibile. Vorrei chiedere a Napolitano se chi usa in modo così disinvolto, come fa la signora Alemanno per esempio, merita l’Italia. Vorrei chiedere al Presidente Napolitano il bilancio annuo del Quirinale, lo vorrei confrontare con il bilancio di altre istituzioni estere comparabili, vorrei verificare se il Presidente Napolitano merita l’Italia.

Ma torniamo a Mario Monti statista. Perché non interviene sulla spesa? Di che cosa ha paura? Perché non licenzia la signora Alemanno? Beppe Grillo recentemente ha postato un intervento che condivido in pieno: Il pozzo senza fondo delle tasse. Cito:

Le tasse per comprare cacciabombardieri, per finanziare finte missioni di pace in Iraq e in Afghanistan, per i rimborsi elettorali di un miliardo di euro ai partiti, per le centinaia di milioni di contributi ai giornali? Per i vitalizi dei parlamentari ottenuti dopo una legislatura, per tenere in piedi le Province, per i costi da monarchia rinascimentale del Quirinale, per le Grandi Opere Inutili come la Tav, la Gronda o Expo 2015?

Sappiamo che i cacciabombardieri di cui parla Grillo non servono a nulla.

Che cosa ci stiamo a fare in Iraq e in Afghanistan?

Con un referendum gli italiani avevano già detto che i partiti devono fare a meno dei contributi pubblici.

Il prof. Monti, economista, sa bene che i giornali, in quanto aziende private, devono trovare sul mercato le risorse per restare in piedi. Se non ci riescono, che chiudano.

Il prof. Monti smetta di fare il tecnico e si comporti da statista: che tagli i contributi pubblici per l’editoria.

Le Province possono essere eliminate tranquillamente.

Il Quirinale renda pubblico il bilancio.

La TAV sappiamo tutti benissimo che serve solo a chi la fa.

Per quanto riguarda la Gronda non mi esprimo, su Expo 2015 sì: è un’altra occasione per costruire opere che serviranno solo a chi le fa.

Remo Lucchi secondo me ha ragione, per quanto mi riguarda interpreta i miei pensieri. Il prof. Monti smetta di fare il tecnico e si comporti da statista. Se ne è capace. Se non è complice.

di Giancarlo Nicoli

Il link al post da me commentato è qui: http://www.beppegrillo.it/2011/11/passaparola_lit.html

Vorrei commentare il seguente passaggio:

“quello che bisogna fare è tassare di più i patrimoni mobiliari, quindi gli investimenti finanziari che sono stati fatti, queste cose dovrebbero essere tassate esattamente come gli altri redditi. Non si capisce perché le rendite finanziarie devono essere tassate a un’aliquota fissa, mentre invece i redditi vengono tassati con delle aliquote progressive, chi è più ricco deve pagare di più anche le rendite finanziarie che riceve.
Un’operazione simile andrebbe fatta anche riguardo alla tassazione immobiliare perché davvero è sbagliato che chi ha proprietà immobiliari, la prima casa, la casa di grande valore, non paghi un Euro di tasse sulla prima casa. “

1 – il patrimonio accumulato è stato guadagnato con il lavoro, le tasse sono già state pagate sul lavoro. Una nuova tassazione sul patrimonio vuol dire che uno paga le tasse due volte. Vuol dire che uno il suo patrimonio se lo porta all’estero. Così facendo tra l’altro ci sono meno soldi per le imprese italiane.

2 – la casa di valore uno l’ha comprata e ci ha pagato le tasse, il notaio, ci paga la tassa rifiuti, le spese di manutenzione sono ovviamente proporzionali ai metri quadri… Tassare la prima casa vuol dire distruggere il mercato immobiliare, vuol dire immediatamente far scendere il valore delle case, vuol dire che chi ha la casa più grande la vende e ne compra una più piccola.
Ci sono troppe tasse e troppi sprechi.
Bisogna privatizzare tutte le aziende pubbliche, covi di parenti e amici e amici degli amici dei politici: si fa cassa e ci si libera della zavorra.
Bisogna abolire gli ordini professionali e abolire tutte le tariffe minime.
Gli imprenditori devono poter licenziare liberamente. Ci sono meno assunzioni di quanto si potrebbe perché se in una piccola azienda si assume un lavativo sono dolori. Non lo si può cacciare.

N.B. Non ho patrimonio, non ho casa di lusso e sono iscritto a un Ordine professionale… e mi firmo con nome e cognome come potete vedere.

di Giancarlo Nicoli

Oggi commento il post di Beppe Grillo, “Comunicato politico numero quarantacinque“.

Prima un estratto del post di Grillo:

Ogni eletto percepirà un massimo di 3.000 euro di stipendio, il resto dovrà versarlo al Tesoro, e rinunciare a ogni benefit parlamentare, iniziando dal vitalizio pensionistico. Dovrà firmare l’accettazione a queste condizioni nero su bianco, prima delle elezioni.

Il mio commento è il seguente:

Tremila euro al mese per fare il deputato sono pochi. Penso per esempio a me, che ho moglie e tre figli e che abito a Como. Dovrei trovare casa a Roma ovviamente, più pagare gli spostamenti con i famosi 3.000 (perché hai detto che bisogna rinuciare ai benefit). E lasciare il mio lavoro, per potermi dedicare a tempo pieno alla Repubblica.

Così restringi le candidature possibili solo a chi è ricco e se lo può permettere.

O a chi in partenza vuole fare il furbo, si candida per entrare in Parlamento e se gli va bene si stacca subito dal Movimento 5 stelle.

È un post che mi puzza. Di faciloneria senz’altro, e poi anche di demagogia naturalmente.

Tu, caro Beppe Grillo, con quanti euri al mese vivi? Più o meno di tremila (3.000)?

di Giancarlo Nicoli

Dal Blog di Beppe Grillo.

Dall’intervista a Mario Monicelli ad Anno Zero
“Gli italiani, gli intellettuali, gli artisti, sono poco coraggiosi? Sì, lo sono sempre stati. Sono stati vent’anni sotto un governo fascista, ridicolo, con un pagliaccio che stava lassù… Ci ha mandato l’Impero, le falangi romane lungo Via dell’Impero; ha fatto le guerre coloniali, ci ha mandato in guerra… il grande imprenditore ha detto: «Lasciatemi governare, votatemi, perché io mi sono fatto da solo, sono un lavoratore, sono diventato miliardario, vi farò diventare tutti milionari». Ormai nessuno si dimette, tutti pronti a chinare il capo pur di mantenere il posto, di guadagnare. Pronti a sopraffarci, a intrallazzare. Non c’è nessuna dignità. E’ la generazione che è corrotta, malata, che va spazzata via. La speranza è una trappola inventata dai padroni, quelli che ti dicono “State buoni, zitti, pregate, che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà… sì, siete dei precari, ma fra 2-3 mesi vi assumiamo ancora, vi daremo un posto”. Come finisce questo film? Non lo so, spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione. C’è stata in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Germania, dappertutto meno che in Italia. Ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto… che è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice. E’ doloroso, esige dei sacrifici. Se no, vada alla malora – che è dove sta andando, ormai da tre generazioni.”

di Giancarlo Nicoli

Non è un vero golpe, perché non coinvolge il governo nazionale ma due governi regionali, allora lo chiamo il “golpino”. E quella in cui viviamo non è più una democrazia, ma non è nemmeno una dittatura. I dissidenti latino-americani penso la chiamerebbero una “dittablanda”.

La domanda alla quale bisogna rispondere è la seguente: se una qualunque lista dell’opposizione, dopo aver presentato in tribunale le carte relative alla partecipazione alle elezione regionale, fosse stata respinta per via del più piccolo vizio di forma, avrebbe trovato il governo pronto a legiferare per riammeterla?

Ne scrive Beppe Grillo, e sono completamente d’accordo con lui (pubblico uno stralcio):

Da questa notte l’Italia non è più, ufficialmente, una democrazia. Napolitano ha firmato il decreto della legge interpretativa del Governo che rende alcuni italiani più uguali degli altri. Le leggi d’ora in poi saranno interpretate, ogni volta che converrà a loro, da questi golpisti da barzelletta e, alla bisogna, interverrà un presidente della Repubblica che dovrebbe essere messo sotto impeachment per alto tradimento.
Napolitano ha firmato di notte, di fretta, mentre gli italiani dormivano (forse per una volta si vergognava anche lui). Le liste elettorali senza firme, con firme non autenticate, liste neppure presentate, le liste porcata sono state interpretate, riverginate. Formigoni e Polverini sono stati riammessi. Una qualunque lista dell’opposizione con il più piccolo vizio di forma sarebbe stata respinta. Siamo in dittatura. Sembra strana questa parola detta all’inizio di una nuova primavera: “dittatura“.

Il post completo è qui: http://www.beppegrillo.it/2010/03/colpo_di_stato.html

Perfino la Chiesa Cattolica, solitamente prudente, ha qualche cosa da dire:

“Cambiare le regole del gioco mentre il gioco è già in atto è altamente scorretto, perchè si legittima ogni intervento arbitrario con la motivazione che ragioni più o meno intrinseche o pertinenti mettono un gioco un valore”. E’ quanto sottolinea Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, e presidente per gli Affari Giuridici della Cei, in un intervento su Radio Vaticana sul rapporto tra voto elettorale e democrazia.

Link: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/02/27/visualizza_new.html_1708895521.html

Next Page →

%d bloggers like this: