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di Giancarlo Nicoli

Tutti gli estratti relativi al libro I nostri ragazzi, pubblicati su Scoprire, sono qui. N.B.: Scoprire è un blog, quindi i post sono elencati in ordine cronologico inverso.

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Ricordo che questo libro raccoglie articoli pubblicati sul settimanale Oggi.  Il libro è stato pubblicato nel 1983, gli articoli quindi sono precedenti (anche se non di molto). Sono passati trent’anni. Eppure, come leggerete, il brano che inizia a pagina 22 – di cui riporterò un estratto – mi sembra che sia ancora centrato e attuale. È a proposito dell’ascoltare la musica da soli: allora con le cuffie, oggi con cuffie o auricolari.

A me queste cuffie che vedo passare per la strada, che potrebbero anche entrare in casa mia come un muro inesorabile fra me e i miei figli, fanno dolore, perché sono anche un segno. Sono il segno di un fallimento nostro (se si sono stancati delle nostre parole) e di una fuga loro. Eppure la musica era stata creata col mondo per unire, non per separare, per sciogliere il ghiaccio e la carne che dividono ogni uomo dagli altri uomini, quella musica che faceva di una folla greca un’arpa dove ogni spettatore era una delle mille corde capaci di vibrare insieme, e di una piazza rinascimentale un immenso lieto orecchio di amore o di preghiera. A chi fortunato entri ancora oggi in un’abbazia benedettina dove si canti l’ultimo Gregoriano, con quelle voci salenti insieme verso l’altare parrà di vedere una nave di pietra e di suoni lievissima muoversi verso un porto di serenità.

Paiono, queste cuffie, il segno di una impossibilità di comunicare: uno accanto all’altro, ciascuno con un registratore e un nastro, ascoltando magari musiche diverse, diverse evasioni, diversi stimoli, diversi modi di cancellare i propri pensieri.

(…)

Ci sono tanti modi di concentrare il proprio orecchio: molti secoli fa una grande scrittirice musulmana insegnava, attenzione dopo attenzione, a cogliere il rumore delle lacrime della persona amata. Del resto, anche da noi in Toscana si usa ancora dire: «Ascoltami » per significare, timidamente: «ti amo ».

Barbiellini Amidei, Gaspare, I nostri ragazzi, I edizione BUR, Milano, Rizzoli, settembre 1983, 173pp, non ha ISBN, pag. 22-23

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