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di Giancarlo Nicoli

Avevo già riportato una citazione di Maffeo Pantaleoni:

«Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. L’abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all’importo delle tasse; fissare le tasse in modo che non ostacolino la produzione e il commercio o per lo meno che lo danneggino il meno possibile»

Abbiamo in carica attualmente un governo di tecnici, non eletti (non che cambi qualcosa tra eletti e non eletti, in questa sedicente democrazia italiana), che si devono inventare qualcosa per ridurre l’enorme debito pubblico nazionale.

Qualche suggerimento, per iniziare a rientrare, ce l’avrei:

  • vendere Enel;
  • vendere Finmeccanica;
  • quotare in borsa e vendere Poste Italiane;
  • quotare in borsa e vendere la RAI (Radio Televisione Italiana) e contestualmente abolire il canone (un tributo in meno per le famiglie che lo pagano);
  • quotare in borsa e vendere InvItalia, precedentemente conosciuta come Sviluppo Italia (questa voce non ve l’aspettavate);
  • vendere Terna.

Inoltre:

  • abolire le Province. Attribuire le competenze provinciali a Comuni e Regioni;
  • abolizione degli Ordini Professionali – che sono una cosa che esiste solo in Italia, nessun altro Paese al mondo ce li ha. Contestuale abolizione dell’Esame di Stato per l’accesso alla professione. Insomma, se una Università italiana ha laureato una persona, questa persona a partire dal giorno dopo deve essere in grado di liberamente aprire la propria attività professionale, senza alcun vincolo (Oggi non è così);
  • abolire i contributi pubblici all’editoria.

I grandi lavori:

  • Fermare la TAV. Lo sappiamo tutti che la TAV serve solo a chi la fa;
  • Fermare il ponte sullo Stretto di Messina. Per sempre. Solo l’idea di costruire un ponte in una zona ad alto rischio sismico, come quella tra Reggio Calabria e Messina, e sostenere che la costruzione è possibile, fa venire i brividi.

Sarebbe bello (farei se potessi):

  • Eliminare il Senato e dimezzare il numero dei deputati. Pensateci: non solo meno stipendi – che non sono la voce di spesa più importante, se ci riflettete – ma soprattutto meno veti incrociati, meno mercanteggiamenti, meno raccomandazioni, meno affari poco puliti, più velocità nella legificazione; e – si spera – più velocità nella delegificazione.

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