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di Giancarlo Nicoli

Tutti gli estratti relativi al libro Un altro giro di giostra, pubblicati su Scoprire, sono qui. N.B.: Scoprire è un blog, quindi i post sono elencati in ordine cronologico inverso.

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Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, copertina

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, copertina

Citazione molto lunga oggi. La trovo meritevole di trascrizione perché è una testimonianza inusuale a proposito degli USA. Sento di dovermi giustificare. Non vorrei passare per antiamericano, cosa che non sono. Comunque nel mio piccolo anch’io sono stato un mese in California, anni fa, e a grandi linee condivido quanto segue.

«Quando è arrivato dalla Russia?» chiedo a uno. [un tassista, n.d.r.]

«Non dalla Russia, dalla ex Unione Sovietica… io vengo dalla Moldavia, noi siamo europei.»

«Come si trova qui? Le piace l’America?»

Mi guarda nel retrovisore per essere sicuro che non sta per fare una gaffe:

«L’America? L’America è un gulag, un campo di lavoro con buon cibo. Se lo dico agli americani alcuni si offendono, ma cosa posso farci: sono americani loro e ora sono americano anch’io».

Aveva cercato di emigrare già nel 1979, ma solo nel 1991 è riuscito a partire. Vive a Brighton Beach a Brooklyn. Prima, quello era un quartiere nero dove persino McDonald’s aveva dovuto chiudere; ora è un quartiere in piena espansione. Gli abitanti sono quasi esclusivamente ebrei di origine russa, coi loro negozi, i loro ristoranti, le loro sinagoghe.

Nella ex Unione Sovietica, come insiste a chiamarla, faceva il businessman. «Compravo dei mobili per ventimila rubli e li rivendevo per cinquantamila: un paio di scarpe a ottanta rubli e le rivendevo a centoventi. E tutto senza tasse sulla vendita, senza tasse sul reddito. Questo era il bello dell’ex Unione Sovietica: non c’erano tasse. Quel che facevo era pericoloso, rischiavo sempre la galera, ma sono riuscito a starne fuori. Là ero libero. Qui mi dicono che sono libero, ma nessuno è libero in America, nemmeno il Presidente. Dicono che sono libero finanziariamente. Non è vero. Questo taxi dicono che è mio, ma in verità è delle banche. Siamo tutti schiavi dei manager che a loro volta sono schiavi di qualcun altro.

«Nella ex Unione Sovietica, una donna faceva un figlio? Stava a casa per mesi. Qui, mia moglie due settimane dopo il parto è stata chiamata dal suo capo ed è dovuta tornare al lavoro: dopo due settimane! Sono grato agli Stati Uniti che mi hanno fatto anche cittadino, così ho evitato la guerra civile del 1994; ho evitato di essere ammazzato e ho evitato di ammazzare, ma quella che faccio qui non è vita. Ieri sono partito da casa alle sei del mattino e son tornato alle nove e mezzo di sera per ripartire stamani alle sei. Avrei fatto meglio a dormire in macchina.

«E non sono il solo: qui tutti vivono così, anche i ricchi che stanno dove sta lei o in Park Avenue. Lo so, perché sono io a portarli in ufficio. Chiamano il taxi e quando salgono non riescono neppure a chiudere la portiera perché in una mano hanno un bicchiere di carta col caffè e nell’altra un bagle, un panino. Quando mi dicono dove li devo portare non li capisco perché mi parlano con la bocca piena.

«Quando scendono hanno ancora tutte e due le mani occupate e non riescono a chiudere la portiera. Nell’ex Unione Sovietica avevamo tempo di stare con la famiglia, di fare lunghe passeggiate, di chiacchierare con gli amici. Qui riesco a prendere al massimo dieci giorni di ferie all’anno, ma anche allora non mi riposo perché so che, mentre son via, la cassetta della posta continua a riempirsi di conti da pagare.»

Dalla fine dell’Unione Sovietica, nel 1991, oltre mezzo milione di ebrei sono arrivati negli Stati Uniti, moltissimi a New York. Per lo più si tratta di persone qualificate. Il segreto della grande vitalità dell’America, e in particolare di New York, è tutto qui: sempre una nuova ondata di migranti disposti a grandi sacrifici per farcela.

Terzani, Tiziano, Un altro giro di giostra (I grandi), I edizione, Milano, TEA, aprile 2008, decima ristampa maggio 2011, 578pp, ISBN-10: 8850216734, ISBN-13: 978-8850216734, pp. 60-62

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One Response to “Tiziano Terzani: Un altro giro di giostra/5. L’America è un gulag, un campo di lavoro con buon cibo.”

  1. Recensione libro. Tiziano Terzani: Un altro giro di giostra. : Scoprire on October 22nd, 2011 9:14 pm

    […] Tiziano Terzani: Un altro giro di giostra/5. L’America è un gulag, un campo di lavoro con buon ci… […]