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di Giancarlo Nicoli

Il presente articolo è figlio di alcune riflessioni scaturite da:

  1. La lettura dell’interessante libro di Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra (Vi rimando al link se siete interessati a saperne di più a proposito del libro);
  2. recentemente si è suicidato un mio cliente (la notizia non è stata data né in stampasul web, probabilmente per evitare fenomeni di emulazione);
  3. una cosa tira l’altra, sono arrivato a leggere questo articolo sulla Danimarca e questo sulla Svizzera.

Al di della crisi di Borsa, delle tasse troppo alte a fronte di servizi scadenti (almeno in Italia), del problema relativo all’elevato indebitamento di molti Stati – Grecia, Portogallo, Italia vengono subito in mente, ma non è che gli altri stiano tutti bene – penso che sia ormai opinione che si sta diffondendo che il modello di sviluppoOccidentale” (chiamiamolo così), è in crisi.

Terzani, in questo suo libro, che peraltro in questo momento no ho ancora terminato (sono circa a metà), mostra – tra le altre cosechiaramente la dicotomia tra la potenza statunitense e l’infelicità dei suoi cittadini.

In questi giorniripeto – di crisi globale (ma io mi sento fiducioso e tranquillo, grazie!), ho cercato informazioni a proposito dei Paesi felici e di quelli che invece non lo sono. Utilizzando Google e Wikipedia, sono giunto al Satisfaction with Life Index (il link diretto, trovato su Wikipedia, non funziona. Forse il documento è stato tolto. Vi indirizzo al sito dell’Università di Leicester, luogo di lavoro di Adrian G. White, che creò l’indice in questione).

Nel 2006, le dieci nazioni i cui abitanti erano i più felici al mondo, erano: Danimarca, Svizzera, Austria, Islanda, Bahamas, Finlandia, Svezia, Bhutan, Brunei, Canada. L’Italia figura al cinquantesimo posto; gli Stati Uniti d’America – che prendo a riferimento perché sono la potenza imperiale globale di quest’epocasono al ventitreesimo posto.

Sono stato in Danimarca, Svizzera, Finlandia, Svezia e Stati Uniti. Tutta questa maggiore felicità rispetto all’Italia non l’ho vista. Sono posti dove si vive meglio (però dobbiamo lasciar fuori dal computo il clima e la qualità del cibo: e dite poco?), questo è sicuro: più ricchezza, meno tasse, più servizi (che funzionano) e via di seguito. Sono stato anche alle Bahamas. Non sono male. Ma non ci vivrei.

Mentre davo un’occhiata alla Danimarca, mi è capitato di leggere questo articolo: Danimarca oggi (risale al 2008). Qualora lo leggeste, vi prego di notare il riferimento alla percentuale di suicidi. Invece, per quanto riguarda la Svizzera, l’articolo dell’Ansa che vi linko è proprio di oggi: se i giovani svizzeri sono inquieti, una ragione ci sarà.

Quindi la mia riflessione è: se si suicidano, vuol dire che sono tristi, non che sono felici.

Sempre grazie a Wikipedia, sono riuscito a trovare l’elenco di nazioni, ordinate in base al tasso di suicidi. La Finlandia compare al posto n. 14, la Svezia al 18, la Svizzera al 23, l’Austria al 29, il Canada al 34, l’Islanda al 38, gli USA al 39, la Danimarca al 40, l’Italia al 72 – uno dei tassi più bassi, siamo quasi in fondo alla classifica: in questo caso essere in fondo è un buon segno!

In questa ricerca sulla felicità, sempre grazie a Wikipedia mi sono imbattuto nellIndice di Qualità della Vita, a cura della Economist Intelligence Unit. L’Italia figura all’ottavo posto.

In quali città si vive meglio? Ci sono tre istituti che cercano di determinare quali siano le città che offrono la migliore qualità di vita. Su Wikipedia c’è una pagina che riassume le risposte. Città italiane presenti nelle varie classifiche: ai primi posti, zero. Beh, per noi italiani non è una novità.

Per chiudere, vi linko il questionario sulla felicità, che ho trovato girando in giro per il web, dell’Università di Oxford.

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