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di Giancarlo Nicoli

Fonte: Stato Quotidiano.

9 febbraio 2011 10:18

Foggia – “MENTRE transitavo a piedi nell’abitato di San Severo, e più precisamente in Via Soccorso incrocio Corso G. Fortunato, venivo accerchiato da un gruppo di cinque cani randagi di grossa mole. Senza fare alcun movimento brusco ho cercato di sviare l’accerchiamento, ma all’improvviso uno dei cani mi balzava addosso facendomi cadere a terra”. E’ quanto accaduto a D’Errico Francesco, cittadino di San Severo, lo scorso 30 gennaio in pieno centro storico. “Un volta a terra, il grosso cane mi mordeva ripetutamente mentre io cercavo di farmi scudo con le mani, e nel contempo altri cani mi mordevano sia i pantaloni che il cappotto. Alla scena ha assistito mio nipote D’Errico Domenico ed altre due persone di mia conoscenza, che, intervenute, disperdevano la feroce muta”. Trasportato al locale ospedale, in stato di shock e sanguinante, i medici hanno riscontrato sul cittadino sanseverese ferite e lacerazioni profonde ad entrambi gli arti superiori con alta probabilità di infezione.

MAIZZI: “LA REGIONE E’ RESPONSABILE” – Da anni in questa cittadina in provincia di Foggia il problema del randagismo ha assunto proporzioni endemiche, specie nella zona del cimitero ma senza disdegnare il centro, dove i cittadini assistono, ormai rassegnati, al continuo sfilare degli animali. Gran parte dei cani randagi presenti, è bene sottolinearlo, frutto spesso di abbandoni di automobilisti presso il vicino casello autostradale, presentano un’indole del tutto innocua; altri, invece, riuniti in gruppi, hanno assunto atteggiamenti tipici di un branco. Dopo l’aggressione subita, D’Errico ha deciso di sporgere formale denuncia querela nei confronti della Regione Puglia, del Comune di San Severo e dell’A.S.L. di Foggia distretto di San Severo. Bruno Maizzi, presidente del Movimento Consumatori di Capitanata ha deciso di portare avanti l´istanza. “Forniremo gratuitamente il necessario apporto legale per la tutela dei suoi diritti e, grazie ad alcuni dei nostri associati, sosterremo le spese delle bisognevoli cure, che il malcapitato al momento non può affrontare perché da tempo disoccupato”. I cani randagi, spiega Maizzi, dal punto di vista della proprietà fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato, che, tuttavia, con propria legge ha delegato le Regioni a gestire gli stessi, con la conseguenza che la responsabilità, in caso di danni cagionati dagli stessi, rimane di esclusiva pertinenza della Regione.

LONGO: “SITUAZIONE DI EMERGENZA” – “C’è un record di cui la Puglia non dovrebbe essere granché fiera: quello del numero di cani randagi che circolano nei centri urbani, e massimamente nelle nostre periferie. Ne sanno d’altronde qualcosa gli abitanti di Gravina, che in questi giorni stanno vivendo una vera e propria emergenza a causa delle continue aggressioni di animali che vagano per il territorio comunale”. Lo afferma in una nota diffusa lo scorso febbraio il consigliere regionale dell’UDC, Giuseppe Longo, che ha chiesto alla Regione interventi urgenti per contenere il fenomeno del randagismo, fenomeno particolarmente evidente durante l’estate, considerato il picco di abbandoni durante questo periodo, ma che vede aumenti del numero di attacchi anche durante il periodo invernale. Ne sanno qualcosa i cittadini di Gravina (Bari), che da tempo segnalano aggressioni specialmente su bambini e anziani, sia nel centro abitato che in campagna, mentre il Movimento civico gravinese ha documentato con fotografie una strage di cani presso il bosco comunale, forse dovuta a combattimenti clandestini – carcasse di cani ridotti a brandelli e abbandonati sul ciglio della strada.

150MILA RANDAGI IN PUGLIA – I dati diffusi di recente dall’Aidaa, l’associazione italiana per la difesa di animali e ambiente, evidenziano in Puglia , semmai ce ne fosse ancora bisogno, una situazione penosa e drammatica per il “miglior amico dell’uomo”: 150 mila sono i randagi in circolazione, con un tasso di fertilità nella misura di circa 50 mila nuovi nati all’anno, di cui 35 mila muoiono prematuramente per insufficiente nutrizione o per malattie. Spendiamo qualcosa come 35 milioni (soldi in gran parte devoluti dai comuni) per mantenere i circa 40 mila animali custoditi in condizioni a volte squallide nei vari canili. Una cifra irrisoria, visto che in Italia l’importo totale assomma a 500 milioni, escludendo naturalmente i contributi dei privati. Inoltre, secondo il presidente nazionale di Aidaa, Lorenzo Croce, su almeno 14 canili in Puglia graverebbe la lunga mano della criminalità organizzata.

“Gli interventi più urgenti da iniziare – conclude nella nota il consigliere Longo, – e che saranno oggetto di una mia prossima interpellanza, sono nella fattispecie: completare e portare a regime l’anagrafe canina, introdurre il programma di sterilizzazione, promuovere con fondi adeguati la prassi di consorziare i comuni affinché si realizzino, a costi decisamente più contenuti, canili sanitari”. Con la sanità pugliese sempre più in rosso e con un randagismo di portata sempre più endemica si profila, però, il serio rischio che animali abbandonati o sfruttati per i combattimenti possano subire dai Comuni il trattamento più semplice e meno dispendioso, vale a dire l’abbattimento.

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