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di Giancarlo Nicoli

Fonte: Ansa.

Tre adempimenti al giorno

21 gennaio, 19:12

ROMA – L’Italia non è solo il Paese con una pressione fiscale fra le più alte (43,5% nel 2009; al terzo posto, dietro Danimarca e Svezia, fra i 33 paesi dell’area Ocse), ma è anche la patria degli adempimenti fiscali, che sembrano non finire mai. Le scadenze delle tasse che attendono al varco nel 2011 i contribuenti italiani sono ben 694, dice un’analisi di Confesercenti. Una lista così lunga e complessa nella quale, prima ancora di dichiarare e pagare, è già arduo orientarsi. Gli appuntamenti con il fisco interessano 103 giorni e non tralasciano nessun mese: luglio è il più vessato (74 scadenze). Ma mensilmente se ne contano quasi 60 (57,8), pari a 2,75 al giorno per ciascuna delle 252 giornate lavorative del 2011. L’appuntamento clou è il 16 luglio: ben 45.

Pagare le tasse poi costa ore di lavoro: 285 le ore che ogni azienda italiana impegna per espletare tutti gli obblighi, il doppio di Francia e Olanda, il 50% in più di Spagna e Germania; 60 ore in più della media europea, secondo una recente graduatoria della Banca Mondiale. “La semplice elencazione delle scadenze (solo quelle di natura fiscale, si sottolinea), ha richiesto ben 16 pagine – evidenzia l’organizzazione del commercio e delle Pmi guidata da Marco Venturi -. E’ la prova che c’é urgente bisogno di una riduzione degli adempimenti fiscali”. Un onere aggiuntivo per gli operatori economici, soprattutto per le Pmi: la burocrazia fiscale costa alle piccole e medie imprese italiane 2,7 miliardi l’anno (fra i 1.900 e i 2.300 euro, in media). “Un risultato impressionante, anche se tiene conto solo di un limitato numero di adempimenti” sottolinea Confesercenti che suggerisce di accorpare e sfoltire laddove possibile, incombenze per lo più ripetitive. La parola d’ordine è quindi semplificare: “Da un lato, si libererebbero ingenti risorse da destinare all’attività produttiva: per le sole Pmi si tratterebbe di almeno 650 milioni l’anno (ossia oltre 500 euro per operatore economico) – dice la Confesercenti – Dall’altro ne guadagnerebbe l’efficienza della pubblica amministrazione, con una riduzione dei costi di gestione del sistema tributario”.

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