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di Giancarlo Nicoli

Fonte: Il Secolo XIX.

19 gennaio 2011 | Simone Schiaffino

Se il cane ha morsicato, può farlo ancora. E per questo il suo nome deve essere inserito un uno speciale elenco: una “lista nera”, il Registro dei cani morsicatori (chiamato anche Registro dei cani impegnativi) tenuto dai veterinari dell’Asl 4.

È quanto prevede una recente legge, entrata in vigore la scorsa primavera, che impone alle aziende sanitarie la tenuta di questo particolare elenco di animali. E che prevede una serie di obblighi per i loro padroni: dai corsi di formazione per i proprietari all’obbligo di museruola e guinzaglio in luoghi aperti al pubblico; dall’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile ad un esame di valutazione dell’indole del cane, effettuata da un veterinario privato. La nuova normativa è più severa e stringente di quella precedente, perché i casi di aggressione da parte del “miglior amico dell’uomo” stanno aumentando. In questo senso il territorio del Levante non fa eccezione. Se nel 2010 i cani inseriti nell’elenco erano stati appena due, nei primi giorni di gennaio si sono verificati nuovi casi di morsicature significative, e altri tre animali, che vivono nel Tigullio, sono stati inseriti nella “black list” canina. Tutto il lavoro di accertamento dei casi, e la valutazione della pericolosità degli animali sono svolti dai veterinari della struttura complessa di Veterinaria dell’Asl 4, dove lavorano Alessandra Raffo, responsabile, Lucio Fè e Flavia Cantaruti. «L’inserimento dell’animale nell’elenco dei cani morsicatori discende da un primo evento di aggressione, che deve essere di una certa gravità – spiega Alessandra Raffo – Basti pensare che, nel 2010, nel nostro territorio di copertura, si sono verificati 74 casi di morsicature, da cane a cane o da cane a uomo. Ma di questi solo due hanno determinato l’inserimento dell’animale nel registro». Si stima che nel Levante vivano da 12 a 15 mila cani. La legge precedente, varata dagli ex ministri Girolamo Sirchia e Livia Turco, stabiliva quali fossero le razze pericolose, ma questa disciplina, di fatto, escludeva tutti gli animali meticci, prendendo in considerazione soltanto gli individui appartenenti a determinate specie. «Non solo. La precedente normativa non aiutava nel caso di cani aggressivi ma appartenenti ad altre razze, o di taglia piccola – dice Lucio Fè – La statistica ci dimostra che un cane può essere aggressivo e pericoloso a prescindere dalla specie di appartenenza». Il punto di partenza, nel caso di aggressione cane-uomo, è un referto di pronto soccorso, che accerti una morsicatura significativa. Nell’eventualità di aggressione cane-cane la segnalazione può essere presentata dallo stesso proprietario dell’animale morsicato. Di qui parte l’iter di valutazione del caso. Entrano in azione i veterinari dell’Asl, che convocano il padrone e l’animale in un ambulatorio. Oppure svolgono un accertamento a domicilio. Viene compilato un questionario, che valuta una serie di parametri, tra cui l’età, il peso, le condizioni in cui l’aggressione si è verificata. Da questi dati si ricava un coefficiente di rischio: se il rischio è potenzialmente elevato il cane viene inserito nel Registro dei cani morsicatori. E per il padrone nascono nuovi obblighi. L’Asl informa il Comune di residenza del proprietario dell’animale, e viene emessa un’ordinanza che obbliga quest’ultimo ad avere sempre con sé la museruola e all’utilizzo costante di guinzaglio quando l’animale è all’aperto; alla stipula di un’assicurazione di responsabilità civile; ad una valutazione effettuata da parte di un veterinario privato. Infine, il proprietario del cane dovrà frequentare un corso formativo, al termine del quale viene rilasciato uno speciale patentino. Trattandosi di un’ordinanza, il proprietario inadempiente incorre nel reato penale di inosservanza di un provvedimento dell’autorità: oltre alla denuncia e alle relative sanzioni si rischia di perdere il proprio animale, che subirebbe l’accompagnamento coatto in un canile.

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