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di Giancarlo Nicoli

Fonte: Blog Consulenza Legale.

Ecco una sentenza della Suprema Corte che ha suscitato vivaci reazioni. La pronuncia riguarda il caso di un uomo che ha ucciso un pastore tedesco per difendere il suo cagnolino dall’aggressione e per impedire che il cane potesse attaccare anche la moglie, accorsa in aiuto per salvare l’amato cucciolo.

Il Tribunale di Salò aveva condannato l’uomo che aveva ucciso il cane pastore tedesco al pagamento di un’ammenda di 140 euro più i danni per il risarcimento civile. Gli era stato contestato il reato di uccisione di animale. Ma, a quanto pare, tale sentenza di primo grado è stata annullata dalla Seconda Sezione Penale della Cassazione, poiché, secondo i giudici, l’azione dell’uomo sarebbe stata motivata dalla necessità di difendere il suo cucciolo e la moglie dall’aggressione del cane. Tale pronuncia, ovviamente, ha scatenato la reazione delle associazioni che tutelano gli animali.

In particolare la LAV teme che questo principio di “legittima difesa” subisca un’eccessiva estensione anche là dove non è necessario, per giustificare le uccisioni di animali. La LAV interviene dicendo che se è importante estendere l’applicabilità dell’esimente dello “stato di necessità” previsto dall’art. 54 c.p. , è anche vero che l’impunibilità è ammessa “sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”. Resta quindi cruciale il problema della corretta custodia degli animali e la capacità di affrontare eventuali pericoli attraverso la conoscenza adeguata dell’animale e senza alcuna presunzione. Vorrei raccogliere i vostri pareri sull’argomento.

Comments

One Response to “Per la Cassazione non è reato uccidere un animale per necessità”

  1. Giancarlo Nicoli on December 20th, 2010 9:02 am

    (Commento inviato al curatore del sito “Blog Consulenza Legale).

    Curo il sito http://www.scoprire.biz, in parte dedicato alle aggressioni di cani nei confronti di persone.
    Sono lieto di aver saputo della sentenza della Cassazione da voi riportata.
    Noto una tendenza diffusa in certi settori dell’opinione pubblica (i cosiddetti “animalisti”), per cui il cane in pratica può fare tutto ciò che vuole: entrare in negozi farmacie ristoranti, alimentari; lordare strade giardini aiuole; annusare (e sporcare col muso o con le zampe anteriori) passanti e persone sfortunatamente in coda accanto a gente con cani. Guai a chi protesta naturalmente! Se va bene, si prende un pugno in faccia dal padrone dell’amabile bestiola (è successo ancora recentemente, come documentato dal mio sito).
    E se per caso un tassista investe senza dolo un cane, libero senza guinzaglio ovviamente in centro città, che nella sua corsa spensierata attraversi la strada al momento sbagliato, c’è la pena di morte per il tassista (la notizia fece il giro dell’Italia poche settimane fa).
    Sono lieto che la Cassazione abbia messo un freno a questo rovesciamento in atto della realtà.