web analytics
Pubblicità

di Giancarlo Nicoli

I danni che l’obesità provoca al corpo, con una perdita media di 8-10 anni di vita, equivalgono a quelli subiti da un accanito fumatore. E nella maggior parte dei Paesi Ocse questa malattia sta diventando il nemico numero uno per la salute pubblica. Ogni 15 kg di peso in eccesso, il rischio di morte prematura aumenta infatti del 30%. E in dieci Paesi Ue, è dimostrato che l’obesità dimezza la probabilità di vivere una normale vita attiva. Gli oneri economici sui sistemi sanitari nazionali sono pesanti e in continua crescita: la spesa per una persona obesa è superiore del 25% a quella per una persona con peso normale, e i costi crescono in maniera esponenziale con l’aumentare dei chili di troppo. Complessivamente l’obesità è responsabile di circa l’1-3% della spesa sanitaria totale (5-10% negli Stati Uniti). Con l’aumento delle malattie correlate all’eccesso di chili, i costi saliranno rapidamente nei prossimi anni. Sono alcuni dei dati contenuti nel nuovo Rapporto Ocse: «L’obesità e l’economia della prevenzione: fit not fat», curato da Franco Sassi, esperto di economia della salute dell’Ocse, su cui i ministri della Salute dell’area discuteranno a Parigi il 7-8 ottobre prossimi.

Il fenomeno si è aggravato negli ultimi decenni al pari di una vera e propria epidemia. Fino al 1980, si legge nel rapporto Ocse, meno di 1 persona su 10 era obesa. Da allora, i tassi sono raddoppiati o triplicati e nella metà dei Paesi dell’area 1 persona su 2 è sovrappeso od obesa e le previsioni indicano che entro 10 anni più di 2 persone su 3 saranno sovrappeso in Paesi come gli Stati Uniti, l’Inghilterra o l’Australia. Il problema colpisce le donne più che gli uomini, ma nella maggior parte dei Paesi Ocse i tassi di obesità sono cresciuti più rapidamente negli uomini. Il livello culturale incide direttamente, soprattutto nelle donne: la malattia è infatti più comune tra le persone con bassi livelli di reddito o d’istruzione. In diversi Paesi, le donne con basso livello d’istruzione hanno una probabilità di essere sovrappeso 2-3 volte maggiore rispetto a quelle con maggiore educazione.

Un importante fattore è rappresentato anche dalla familiarità: i bambini con almeno un genitore obeso hanno una probabilità 3-4 volte maggiore di essere obesi. La causa è, in parte, genetica, ma i bambini acquisiscono gli stili di vita dei genitori (dieta poco salutare e vita sedentaria) e questo mezzo di trasmissione ha giocato un ruolo fondamentale nell’attuale epidemia. Il Rapporto Ocse rileva un gap occupazionale e retributivo tra obesi e non-obesi. Le persone obese guadagnano fino al 18% in meno di quelle normopeso.

Fonte:

  • Sanità del Sole 24 Ore, dal 28 sett. al 4 ott., pag. 1, 16, 17.

Comments

Comments are closed.

%d bloggers like this: