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di Fabio Fittizio

Stavo passeggiando allegramente per piazza del Duomo a Milano, come talvolta (ben poche volte però, purtroppo) felicemente mi càpita.

Era lui o non era lui? Inconfondibile con quella giacca senza maniche e con quel copricapo (l’avevo già visto tempo prima vestito uguale). Era proprio lui. Assorto nei suoi pensieri, il famoso personaggio diciamo della cultura camminava apparentemente senza meta, lieto di non essere riconosciuto – o, se riconosciuto, riconosciuto e non importunato – mentre attraversava l’ettaro quadrato più affollato della metropoli lombarda.

Il pensiero è andato a quel film, che ebbe tanto successo e che fu poi oggetto di (almeno) un rifacimento. Ma è passato tanto tempo: si parlava di alberi, di alberelli o di alberini? Ma ci crescevano davvero gli zoccoli? Non ricordo più.

Ma ricordo bene quel che scrisse Cyril Connolly.

“Vi è un tipo di comportamento particolarmente pericoloso sulla scala mobile, ed è il tentativo di salirla in quattro o cinque in cordata, facendo sloggiare dai gradini chi sta salendo. È naturale che gli scrittori vogliano fare amicizia con i colleghi di talento e che si manifestino reciprocamente la loro ammirazione, ma ciò porta inevitabilmente a una serie di favori contraccambiati, e per quanto si possa essere meritevoli, se si proclama troppo spesso la propria gratitudine, si finisce per provocare l’invidia di chi sta in piedi da solo e ha successo senza alcuna collaborazione. Allora si sentono bisbigliare frasi come «do ut des», «scambio di favori interessati» (…)”

La cordata alla quale penso io è stata epocale e di persone ne ha coinvolte molte più che quattro o cinque. Ma il concetto è quello. Riconosco a questo personaggio tanta faccia tosta e l’acume di essersi posizionato al posto giusto al momento giusto.

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