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di Giancarlo Nicoli

Leggo con interesse, ormai da qualche tempo, il blog “Mercato Libero“. Lo ritengo interessante per via della lettura dell’economia internazionale e della politica italiana in chiave diversa rispetto ai media di regime (non per niente ho inserito un collegamento permanente a lato).

Sono mesi ormai che il titolare, Paolo Barrai, prevede un crollo delle valute espressione di Paesi indebitati, in particolare l’euro e il dollaro statunitense (un post tra i tanti è qui). Poiché tra i Paesi con bilancio poco rassicurante c’è anche il Regno Unito, aggiungo di mio – ai fini della discussione – anche la sterlina britannica.

Il PIL mondiale, secondo il Fondo Monetario Internazionale (dati di aprile 2010), così come riportato da Wikipedia è di circa 58 mila miliardi di dollari statunitensi. Gli Stati Uniti d’America hanno un PIL di 14 mila miliardi di dollari, la zona euro è a quota 12,5 e il Regno Unito è a poco più di due. Ritengo alquanto improbabile una contemporanea svalutazione di tre valute che, insieme, esprimono la metà della produzione mondiale di ricchezza. Non penso proprio che Cina e Giappone si rassegnerebbero nel veder crollare le proprie esportazioni a causa della svalutazione di dollaro, euro, sterlina. Certamente userebbero ogni modo possibile per far relativamente svalutare anche le proprie monete e tornare competitivi.

Non riesco a vedere come le tre monete in discussione potrebbero svalutarsi tutte nello stesso momento.

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