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di Fabio Fittizio

L’altro giorno ho visto alla tv, alla RAI, la rubrica della giornalista e opinionista Camilla Tea. Ella affronta la telecamera con piglio deciso, braccia conserte, sguardo alternativamente un po’ di sbieco e un po’ dritto.

(Questa persona tra l’altro sostiene di essere una pensatrice indipendente, di non averla mai data per far carriera, di non essere legata ad alcun partito e di non avere alcun politico come referente. E lavora in RAI? Lo trovo uno stravagante ossimoro).

Ci avverte che il mondo dello sport non è quello che sembra. Il giuoco del calcio, che in Italia conta schiere enormi di appassionati, muove parecchi soldi. Esistono calciatori che si dopano e si drogano; movimenti di denaro in nero; scommesse (legali e illegali) sui risultati; partite truccate dai giocatori; partite truccate dagli arbitri; arbitri corrotti; dirigenti corruttori e corrotti; minacce e violenze. Nella serie A italiana come ai Campionati del Mondo.

La Tea si scandalizza. Come fate a non vedere? Come potete dire di non sapere? Perché continuate a seguire lo sport (in generale) e il calcio (in particolare)?

La risposta la troviamo nel bellissimo libro di Merendero e Franchini, “La prevalenza del destino”, Cortese Editore, 256 pp., quella che ho in biblioteca è la prima edizione, costava 26.000 lire. Non so se al giorno d’oggi lo stampano ancora: forse lo potete trovare su eBay.

In estrema sintesi, la tesi del libro è questa: cara Tea, cercare di aprire gli occhi alle masse è una fatica inutile. Panem et circenses. È dalla notte dei tempi che la gente non vuole alzare lo sguardo e odia chi la obbliga a togliersi i paraocchi e affrontare la realtà. Il destino prevalente delle persone è quello di essere gregge di pecore, per libera scelta.

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