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di Giancarlo Nicoli

Tutti gli estratti relativi al libro La casta bianca, pubblicati su Scoprire, sono qui. N.B.: Scoprire è un blog, quindi i post sono elencati in ordine cronologico inverso.

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Dal momento che ben l’80 per cento del danaro che circola in quasi tutte le Regioni proviene dal fondo sanitario, è ovvio che malavita e corruzione si concentrino sulla sanità. Lo stesso fanno politici, imprenditori e sindacalisti, attratti dalle possibilità di lavoro e guadagno, clientele e voti, potere e intrecci favorevoli agli interessi di ciascuno. La maggioranza di tali interessi non ha nulla a che fare con la salute dei cittadini. Per evitare eccessi, ci si è accordati tra potenti per suddividere le risorse in “lotti”, che vengono negoziati continuamente, in ragione dei risultati elettorali.

Cornaglia Ferraris, Paolo, La casta bianca. Viaggio nei mali della sanità, collana Ingrandimenti, I edizione, Milano, Mondadori, ottobre 2008, 233 p., p. 34.

di Giancarlo Nicoli

Traduco di seguito un articolo di Sheldon Rampton, a proposito dell’uso di statine (più precisamente, della Rosuvastatina, prodotta dalla AstraZeneca) anche in persone sane, purché positive al test della proteina C reattiva. Penso che vi possa essere utile, perché anche in Italia si sta diffondendo clamore intorno ai risultati.

Si stanno levando inviti alla prudenza, in risposta ai recenti titoli entusiastici che riguardano i i presunti benefici alla salute cardiovascolare apportati dalle statine. Pubblicazioni, tra cui Fox News, il Wall Street Journal e il New York Times affermano che “milioni di persone [in aggiunta a chi è già in terapia] possono ricavare benefici dall’assunzione di quei farmaci, che servono per abbassare il colesterolo, conosciuti come statine.” Ma, come sottolinea il giornalista, specializzato in argomenti sanitari, Andre Picard, i benefici complessivi apportati dalle statine sono in realtà  “modesti.”

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di Giancarlo Nicoli

Vent’anni di studi e 5.000 persone osservate. Un gruppo di ricercatori americani ha disegnato così la mappa del contagio della felicità. Nell’era di internet, gli amici virtuali contano poco: il “virus” si diffonde con il contatto fisico. Una persona con cui si è in sintonia, se abita vicino casa, innalza le chance di gioia del 25%. Un amico infelice, aumenta la nostra infelicità del 7%. Viceversa, un amico felice, aumenta la nostra felicità del 9%. Un regalo da 5 mila dollari ci dà solo il 2% di felicità in più. A illustrare la ricerca pubblicata oggi sul British Medical Journal è il quotidiano la Repubblica.

«Nonostante il successo dei gruppi su Internet – spiega il quotidiano – le emozioni positive non sono capaci di viaggiare né in rete né via telefono. Come un virus vero e proprio, la felicità per trasmettersi ha bisogno del contatto fisico. “Il luogo di lavoro – spiegano James Fowler dell´università della California a San Diego e Nicolas Christakis dell´Harvard Medical School – è come un cuscinetto che blocca il flusso di felicità da un individuo all’altro”. I due, sociologo il primo, un medico specializzato nel rapporto fra umore e salute il secondo, sono gli autori di questo studio che ha scavato fra montagne di dati, interviste e fatti personali relativi a 5.124 persone negli Stati Uniti».

«Nell’ultimo decennio le ricerche sui neuroni specchio – iniziato in Italia, a Parma, dal neuroscienziato Giacomo Rizzolatti – ha aiutato molto a spiegare come avviene la condivisione delle emozioni e come individui diversi possano entrare “in sintonia”. I detrattori di questa teoria sostengono che il meccanismo dell’empatia (negli uomini come negli animali) scatti solo quando osserviamo un altro individuo muoversi».

Fonte: La Repubblica, 5 dicembre 2008, pag. 37-39. A sua volta citata dal sito eDott.

di Giancarlo Nicoli

La morte potrebbe essere legata alla decisione di Li Guoxing di interrompere l’assunzione delle medicine per il sistema immunitario e di sostituirla con una cura a base di erbe.

20/12/200810.01.42

Pechino – E’ morto il cinese che nel 2006 era stato sottoposto a un trapianto di faccia, il secondo al mondo. Il decesso del 32enne Li Guoxing risale a luglio, nella sua casa in un’area rurale della Cina sud-occidentale, ma la notizia e’ stata resa nota solo ora. Il suo chirurgo Guo Shuzong ha spiegato che la morte potrebbe essere legata alla decisione di Li di interrompere l’assunzione delle medicine per il sistema immunitario e di sostituirla con una cura a base di erbe. Li era stato operato nell’aprile del 2006 con un’innovativa tecnica americana. Gli fu ricostruita meta’ del viso dopo che era stato sfigurato dall’attacco di un orso bruno sulle montagne dell Yunnan, nel sud della Cina. La scorsa settimana un’equipe medica americana di Cleveland ha annunciato di aver eseguito su una donna il primo trapianto di faccia quasi totale, il quarto intervento di questo genere al mondo. Il primo fu eseguito nel 2005 su una donna francese che era stata sfigurata dall’attacco di un cane. Il terzo, nel 2007, ha riguardato una donna francese affetta da tumore del viso.

Fonte: AGI salute, citata da Federfarma

di Giancarlo Nicoli

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Poca salute, alto prezzo dei servizi? Basterebbe aumentarne il numero, con la stessa logica con la quale si aumenta l’estrazione del petrolio dai pozzi. C’è una differenza, però: la domanda di salute è incomprimibile, riguarda tutti, anche le persone sane. Chi compie cent’anni vorrebbe viverne almeno un altro paio, Chi è capace di prestazioni sessuali quotidiane s’impasticca di Viagra, Levitra e Cialis per farne quattro o cinque al giorno con donne diverse, poi va a farsi controllare la retina a carico del SSN. Chi corre la tre chilometri della festa parrocchiale si mette in testa la maratona di New York, magari dopandosi con Epo e testosterone; a carico del SSN i danni.

La domanda di una società che crede nei superuomini, nei supereroi e nelle superdonne, e s’illude che più sono i controli, meglio si è curati e meno si rischia, incontra un’offerta che sarà sempre inferiore alla richiesta.

Si vuole mangiare sino a strafogarsi, senza diventare né obesi né ipertesi. Si vogliono coronarie perfette, senza mai alzare il sedere dalla poltrona. Si vogliono fegati sani, senza smettere di trincare Martini con vodka tutti i santi giorni all’ora dell’aperitivo. Si fuma e ci si tiene svegli col caffè quando serve e quando se ne ha voglia, chiedendo alla sanità check-up composti da decine di esami appena ci si sente “poco bene”. La domanda non calerà mai, anzi salirà di continuo, e l’aumento dell’offerta non calmiererà i prezzi. Piuttosto si rincorreranno continuamente offerte nuove e articolate, come dimostra l’attuale esplosione dei check-up, degli screening, della chirurgia estetica e delle terapie “new age”.

Cornaglia Ferraris, Paolo, La casta bianca. Viaggio nei mali della sanità, collana Ingrandimenti, I edizione, Milano, Mondadori, ottobre 2008, 233 p., p. 30-31.

di Giancarlo Nicoli

L’analisi di uno studio riguardante la prevenzione del cancro alla prostata ha trovato che non c’è alcun beneficio nell’uso di integratori di selenio e vitamina E.

L’articolo originale, in inglese, è qui.

Una prima revisione indipendente dei dati relativi allo studio Selenio e vitamina E nella prevenzione del cancro (in inglese, SELECT), finanziato dal National Cancer Institute (NCI) e altri istituti che comprendono il National Institutes of Health, dimostra che integrazioni di selenio e vitamina E, presi singolarmente o insieme, non hanno prevenuto il cancro alla prostata. I dati hanno dimostrato anche due tendenze preoccupanti: un piccolo, ma non statisticamente significativo aumento del numero di casi di cancro della prostata tra gli oltre 35.000 uomini di 50 anni di età che hanno assunto solo la vitamina E e un piccolo, ma non statisticamente significativo aumento del numero dei casi di diabete negli uomini che hanno assunto solo selenio (10 per cento per coloro che hanno assunto selenio contro il 9,3 per cento del gruppo placebo). Nessuno di questi risultati prova che l’aumento del rischio sia da addebitarsi agli integratori, perché potrebbe trattarsi di un caso.
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di Giancarlo Nicoli

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Un lavoro scientifico di grande rilievo internazionale, comparso anni fa su riviste di massimo prestigio, ha riconosciuto la TAC del torace come strumento ottimale per identificare precocemente un cancro del polmone. Risultato entusiasmante per tutti i ffumatori: si ponevano le basi scientifiche per continuare tranquillamente a fumare. Basta fare una TAC ogni sei mesi e andare sotto i ferri del chirurgo per rimuovere il cancro, qualora sfiga volesse che tra un controllo e l’altro venisse fuori. Oggi sappiamo due cose: la prima è che quella ricerca è stata pagata con 3,5 milioni di dollari da una fondazione statunitense i cui soldi vengono esclusivamente da uno dei maggiori produttori di sigarette. La seconda è che, quando si vanno a contare i morti dopo dieci anni, non ci sono differenze tra chi ha fatto le TAC e chi non le ha fatte, per cui quel sistema di prevenzione secondaria non salva proprio nessuno. MA costa moltissimo allo Stato, che paga radiologi e radiologie. Per i più prudenti, sappiate che essere sottoposti a una TAC del torace significa afftontare un rischio di cancro pari al fumo di quattrocentocinquanta sigarette, che si aggiunge ogni volta che ripetete la TAC.

Cornaglia Ferraris, Paolo, La casta bianca. Viaggio nei mali della sanità, collana Ingrandimenti, I edizione, Milano, Mondadori, ottobre 2008, 233 p., p. 28.

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