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di Giancarlo Nicoli

Jdimytai Damour, 34 anni, è morto schiacciato dalla folla nel giorno d’inizio dei saldi.

A Valley Stream, a circa trenta chilometri da Manhattan, New York, un dipendente della catena Wal-Mart è morto travolto dalla folla.

Alle 4,55 del mattino, cinque minuti prima dell’apertura, le circa 2 mila persone assiepate davanti all’ingresso del supermercato, alcune da giovedì mattina, hanno sfondato i cancelli e travolto Jdimypai Damour, 34 anni, originario della Giamaica. La gente, incurante della vittima, un impiegato temporaneo, ha anche ostacolato i soccorsi dei colleghi di Damour pur di poter passare e arraffare le migliori occasioni dagli scaffali. I clienti hanno continuato a entrare anche dopo l’arrivo dell’ambulanza e della polizia. Gli agenti hanno riferito che nella calca altre quattro persone sono rimaste ferite, tra questi una donna incinta di 8 mesi ricoverata in ospedale per accertamenti.

Kimberly Cribbs, una testimone della carica della folla, dice che i clienti si comportavano da “selvaggi.”

“Quando le autorità hanno detto che se ne dovevano andare, che un dipendente era stato ucciso, ho sentito persone gridare ‘E’ da ieri mattina che sono qui’”, dice. “Hanno continuato a fare acquisti.”

A New York, la capitale economica degli Stati Uniti d’America, il Paese più prospero del mondo, si può morire perché la folla vuole acquistare risparmiando. A tutti i costi. Anche a costo della vita…

Fonti:
http://biz.yahoo.com/ap/081128/wal_mart_death.html
http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_29/travolto_commesso_walmart_76248fb2-be03-11dd-99ec-00144f02aabc.shtml

di Giancarlo Nicoli

L’Italia è prima nella statistica che conta di più: quella della vita. Da noi infatti si vive più a lungo che nel resto d’Europa. Gli uomini italiani sono in cima alla classifica con 80,4 anni di aspettativa media, seguiti dagli svedesi con 80,3. Lo studio europeo che esce oggi sulla rivista medica The Lancet si sofferma sulle ragioni di questo primato. Tra i 25 paesi europei si vive più a lungo e si invecchia con meno acciacchi laddove il livello di istruzione è più elevato, il sistema sanitario pubblico è meglio finanziato e le politiche a favore degli anziani sono più supportate da fondi. L’articolo è di Repubblica.

«La correlazione – sottolinea la curatrice dello studio, Carol Jagger dell’università inglese di Leicester – fra ricchezza, educazione e durata della vita è molto stretta. E nell’Europa a 25 il nucleo centrale dei quindici offre panorami nettamente migliori rispetto ai dieci paesi arrivati dopo con economie più traballanti».

«Il primato italiano – secondo Antonio Golini, che insegna demografia alla Sapienza ed è membro dell’Accademia dei Lincei – ha cause note come dieta, un sistema sanitario che funziona bene nonostante qualche scandalo e una generale condizione di salute che si trasmette per via genetica di padre in figlio. Siamo abituati ad accentuare i lati negativi della nostra condizione, ma in Italia godiamo di un buon sistema di vita e abbiamo il vantaggio di non avere grandi metropoli. Nelle città medie e piccole che caratterizzano il nostro paesaggio la qualità dell’esistenza è molto migliore».

«In un paese che invecchia – conclude l’articolo di Repubblica – e ha un pil privo di grinta l’unica soluzione è quella di mettere in atto la raccomandazione avanzata dal Consiglio Europeo: portare al 50% il livello di occupazione dei lavoratori con più di 55 anni e far slittare gradualmente l’età pensionabile verso i 70 anni. È ovvio che la fase di attività di un individuo debba andare di pari passo con l’allungamento della sua vita».

Fonti del 17 novembre 2008

  • La Repubblica, pagg. 1, 17.

di Giancarlo Nicoli

Ricercatori scoprono come alcuni composti contenuti nel vino contrastano la malattia nei topi

Gli scienziati lo chiamano “il paradosso francese” – una società che, nonostante il consumo di cibo ad alto contenuto di colesterolo e di grassi saturi, ha una bassa incidenza di morte da accidente cardiovascolare. La ricerca suggerisce che sia il vino rosso, consumato con tutto quel cibo grasso, ad essere benefico: e non soltanto per il benessere cardiovascolare ma anche nel tener lontani certi tipi di tumore e perfino il morbo di Alzheimer.

Ricercatori dell’Università di Los Angeles, California (UCLA) che si occupano di Alzheimer, in collaborazione con la scuola di medicina Mt. Sinai di New York, hanno scoperto come il vino rosso può ridurre l’incidenza della malattia. Sul numero del 21 novembre del Journal of Biological Chemistry, David Teplow, professore di neurologia all’UCLA, e colleghi, mostra come composti che si presentano naturalmente nel vino rosso, chiamati polifenoli, bloccano la formazione di proteine che costituiscono le placche tossiche che si pensa distruggano le cellule cerebrali; e inoltre, come tali composti riducano la tossicità delle placche esistenti, riducendo in questo modo il deperimento cognitivo.
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