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di Giancarlo Nicoli

Traduco di seguito un articolo di Sheldon Rampton, a proposito dell’uso di statine (più precisamente, della Rosuvastatina, prodotta dalla AstraZeneca) anche in persone sane, purché positive al test della proteina C reattiva. Penso che vi possa essere utile, perché anche in Italia si sta diffondendo clamore intorno ai risultati.

Si stanno levando inviti alla prudenza, in risposta ai recenti titoli entusiastici che riguardano i i presunti benefici alla salute cardiovascolare apportati dalle statine. Pubblicazioni, tra cui Fox News, il Wall Street Journal e il New York Times affermano che “milioni di persone [in aggiunta a chi è già in terapia] possono ricavare benefici dall’assunzione di quei farmaci, che servono per abbassare il colesterolo, conosciuti come statine.” Ma, come sottolinea il giornalista, specializzato in argomenti sanitari, Andre Picard, i benefici complessivi apportati dalle statine sono in realtà  “modesti.”

I titoli sensazionalistici si basavano su uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine. Tuttavia, lo studio non ha per nulla impressionato Merrill Goozner del Progetto per l’integrità della Scienza (Integrity in Science Project) al Center for Science in the Public Interest. Goozner ha pubblicato una recensione accurata e l’ha trovato interessante più per  “quanto rivela a proposito della ricerca medica che ha in mente il profitto e quanto essa contribuisca a fare del sistema sanitario statunitense il il più mastodontico e sprecone del mondo.”

Goozner sottolinea che AstraZeneca, la casa farmaceutica che ha finanziato lo studio, potrebbe aumentare le vendite “di ulteriori 2 milioni di dollari e anche più” se riuscisse a persuadere altri due milioni di persone a prendere la statina, mentre il ricercatore che ha guidato lo studio potrebbe guadagnare 2 milioni di dollari l’anno in più.” Quel che è peggio, un’attenta lettura dello studio mostra difetti nell’ideazione, parzialità nella sua analisi” e “distorsioni nella sua presentazione.”

Per cominciare, lo studio ha preso in esame solo un selezionato gruppo di “uomini sopra i 50 e donne sopra i 60 anni,” più della metà dei quali erano significativamente sovrappeso — non certo una popolazione che dovrebbe essere presa ad esempio per giungere a conclusioni che riguardano la popolazione nel suo insieme. Anche in questo gruppo, i benefici sono stati marginali a dir tanto. Coloro che hanno assunto il farmaco hanno avuto meno infarti, ma hanno anche “sviluppato diabete a un ritmo più elevato che nel gruppo placebo. … In altre parole, per ogni persona che ha evitato un serio accidente cardiovascolare, tre quarti di persona hanno sviluppato diabete.” Alla fine, “il numero di  ‘eventi avversi seri’ in entrambi i gruppi dello studio sono stati quasi uguali: il 15,2 percento nel gruppo statina contro il 15,5 percento nel gruppo placebo … Si può dire che dare una statina a persone che hanno una elevato valore di proteina c reattiva non ne migliora la salute complessiva.”

Nella migliore delle ipotesi, dice Goozner, lo studio dimostra che il trattamento con statine potrebbe prevenire un serio accidente cardiovascolare ogni 285.000 dollari spesi per il farmaco. “Potete immaginare,” scrive Goozner, “come molti infarti e ictus potrebbero essere evitati se questo denaro fosse destinato a persone che davvero sono a rischio cardiovascolare (obesi, fumatori, ipertesi, diabetici), per aiutarli a modificare i loro stili di vita e avere un trattamento per la loro sottostanti condizioni?”

“Entro pochi anni,” predice Goozner, “coloro che pagano per l’assitenza sanitaria dovranno sborsare ulteriori miliardi di dollari per i produttori di statine, nel nome della prevenzione dei disturbi cardiovascolari. Nel frattempo, il nostro sistema sanitario — anche tenendo conto della cura dei disturbi cardiovascolari — si posizionerà più o meno tra la Romania e la Polonia. I costi sanitari continueranno a crescere a ritmi doppi rispetto all’inflazione. E coloro che sono a rischio cardiovascolare non avranno l’assistenza che potrebbe salvare le loro vite.”

Il New York Times, a suo merito di credito, ha fatto seguire alla relazione iniziale mirabolante sullo studio della statina una storia più prudente che conteneva alcuni degli stessi allarmi notati da Goozner e ha concluso, “può essere che molte persone in buona salute abbiano avuto un quadro esageratamente ottimistico sui benefici delle statine. ” Tuttavia, l’iniziale duisposizione dei media a descrivere in modo acritico “l’avanzamento” medico già creato la sua impressione nella mente delle persone. Speriamo che la prima, sovraesposta versione di questa storia non sia l’unica a formare le opinoni e a guidare le decisioni in materia di sanità pubblica.

Fonte: Health Hype About Statins.

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