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di Giancarlo Nicoli

Tutti gli estratti relativi al libro La casta bianca, pubblicati su Scoprire, sono qui. N.B.: Scoprire è un blog, quindi i post sono elencati in ordine cronologico inverso.

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Un lavoro scientifico di grande rilievo internazionale, comparso anni fa su riviste di massimo prestigio, ha riconosciuto la TAC del torace come strumento ottimale per identificare precocemente un cancro del polmone. Risultato entusiasmante per tutti i ffumatori: si ponevano le basi scientifiche per continuare tranquillamente a fumare. Basta fare una TAC ogni sei mesi e andare sotto i ferri del chirurgo per rimuovere il cancro, qualora sfiga volesse che tra un controllo e l’altro venisse fuori. Oggi sappiamo due cose: la prima è che quella ricerca è stata pagata con 3,5 milioni di dollari da una fondazione statunitense i cui soldi vengono esclusivamente da uno dei maggiori produttori di sigarette. La seconda è che, quando si vanno a contare i morti dopo dieci anni, non ci sono differenze tra chi ha fatto le TAC e chi non le ha fatte, per cui quel sistema di prevenzione secondaria non salva proprio nessuno. MA costa moltissimo allo Stato, che paga radiologi e radiologie. Per i più prudenti, sappiate che essere sottoposti a una TAC del torace significa afftontare un rischio di cancro pari al fumo di quattrocentocinquanta sigarette, che si aggiunge ogni volta che ripetete la TAC.

Cornaglia Ferraris, Paolo, La casta bianca. Viaggio nei mali della sanità, collana Ingrandimenti, I edizione, Milano, Mondadori, ottobre 2008, 233 p., p. 28.

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