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di Giancarlo Nicoli

Ricercatori scoprono come alcuni composti contenuti nel vino contrastano la malattia nei topi

Gli scienziati lo chiamano “il paradosso francese” – una società che, nonostante il consumo di cibo ad alto contenuto di colesterolo e di grassi saturi, ha una bassa incidenza di morte da accidente cardiovascolare. La ricerca suggerisce che sia il vino rosso, consumato con tutto quel cibo grasso, ad essere benefico: e non soltanto per il benessere cardiovascolare ma anche nel tener lontani certi tipi di tumore e perfino il morbo di Alzheimer.

Ricercatori dell’Università di Los Angeles, California (UCLA) che si occupano di Alzheimer, in collaborazione con la scuola di medicina Mt. Sinai di New York, hanno scoperto come il vino rosso può ridurre l’incidenza della malattia. Sul numero del 21 novembre del Journal of Biological Chemistry, David Teplow, professore di neurologia all’UCLA, e colleghi, mostra come composti che si presentano naturalmente nel vino rosso, chiamati polifenoli, bloccano la formazione di proteine che costituiscono le placche tossiche che si pensa distruggano le cellule cerebrali; e inoltre, come tali composti riducano la tossicità delle placche esistenti, riducendo in questo modo il deperimento cognitivo.

I polifenoli sono una classe chimica che conta più di 8.000 molecole, molte delle quali si trovano, in alte concentrazioni, in vino, tè, nocciole, bacche, cacao e altre piante. Ricerche precedenti hanno suggerito che tali polifenoli possono inibire o prevenire la formazione di fibre tossiche composte principalmente di due proteine, la Aß40 e la Aß42, che si depositano nel cervello e formano quelle placche che da tempo vengono ritenute responsabili dell’Alzheimer. Finora, tuttavia, nessuno aveva compreso il meccanismo d’azione dei polifenoli.

È parecchio tempo che nel laboratorio di Teplow si studia come la proteina amieloide beta (Aß) sia coinvolta nel causare l’Alzheimer. In questo lavoro, i ricercatori hanno studiato in quale modo le proteine Aß40 e Aß42 si ripiegano e si saldano l’una all’altra, tanto da produrre quegli ammassi che uccidono le cellule nervose nei topi. Essi hanno quindi trattato tali proteine con una miscela di polifenoli estratti dai semi della vite. Essi hanno scoperto che i polifenoli  lavorano su due fronti: da una parte bloccano la formazione dell’ammasso tossico di proteine Aß, dall’altro ne diminuiscono la tossicità quando sono mescolati alle proteine Aß prima che esse siano somministrate alle cellule cerebrali.

«Ciò che abbiamo scoperto è piuttosto chiaro», dice Teplow. «Se le proteine Aß non si possono raggruppare, gli aggregate tossici non si possono formare, e quindi non c’è tossicità. Il nostro lavoro in laboratorio, e il lavoro con i topi al Mt. Sinai del dr. Giulio Pasinetti, dice che la somministrazione del composto ai pazienti Alzheimer può bloccare lo sviluppo di questi aggregati tossici, prevenire il morbo e anche migliorare la malattia esistente».

Il prossimo passo sarà lo studio sull’uomo.

«Al momento non esiste alcun trattamento del morbo di Alzheimer. Studi clinici iniziali su vari potenziali farmaci si sono rivelati deludenti», dice Teplow. «Crediamo che questo sia un passo importante.»

Per saperne di più: UCLA Newsroom

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