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di Giancarlo Nicoli

25 aprile 2008, V-DayL’immagine è una cortesia di Alessio85.

Oggi, Beppe Grillo commenta: «Sono strafelice che gli italiani sappiano quanto guadagno e quanto pago di tasse.» Ritengo che il post di oggi di Beppe Grillo sia uno dei meno felici, perché non è tagliente, manca di verve e si sente fin troppo che è stato scritto per “fatto personale”.

Quale sia la vera origine, e quale il vero scopo, dell’iniziativa dell’Agenzia delle Entrate di pubblicare in rete l’elenco completo dei redditi dei contribuenti italiani, al 2006, probabilmente non lo sapremo mai.

Ma che l’occasione sia stata sfruttata in chiave anti-Grillo, è più che evidente.

Ho letto da più parti articoli che insistono nel pubblicare quanto guadagna Beppe. Qualcuno ha confrontato i redditi di qualche tempo fa, quando ancora il sito (se c’era) era poco frequentato, con quelli più recenti. In pratica lo scopo è quello di dimostrare che, grazie ai V-Day e grazie alla pubblicità personale ricavata tramite la popolarità del blog, Beppe Grillo sta usando questo successo NON per dare un contributo civico ma per esclusivo tornaconto personale.

E’ un chiaro tentativo di togliere simpatia e simpatizzanti a Beppe Grillo. Direi che è una conferma del fatto che il regime ha paura di quest’uomo.

Un’altro dato che mi fa pensare che questo “assist” fornito dall’Agenzia delle Entrate sia sfruttato in chiave anti-Grillo è che negli elenchi – completi di dichiarazione dei redditi – dei cosiddetti “VIP”, elenchi pubblicati in rete da molti siti e facilmente recuperabili, ci sia anche il reddito del giornalista Marco Travaglio.

Con tutto il rispetto e l’affetto che provo per Marco Travaglio, la mia domanda retorica è: Marco Travaglio sarebbe un VIP? (Ma dove? Ma quando mai!).

Gli antichi romani, che se ne intendevano, avevano coniato un’espressione che mi sembra adatta per commentare quanto sta succedendo: “Divide et impera”: dividi (gli avversari) e comanda (su di essi).

Il modo di agire del regime, quando appare sulla scena un leader capace di mettere il regime stesso in crisi, è sempre quello: 1- cercare di cooptare il leader, corromperlo, inglobarlo; se non è possibile: 2 – eliminarlo fisicamente; se non è possibile: 3 – eliminarlo dal punto di vista della sua dimensione civica (in altre parole, diffamarlo e annientarlo come persona); se non è possibile: 4 – attaccare il leader, in ogni modo, per togliergli il seguito e l’ascendente tra i cittadini.

E’ quello che sta succedendo adesso.

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