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di Giancarlo Nicoli

Tratto da: Ansa Lifestyle.

Dall’uso del telefono al controllo della propria reputazione online, gli errori che i candidati compiono durante un colloquio di lavoro sono numerosi. La società di consulenza Ali, attiva in ogni campo delle Risorse Umane, ne ha individuati dieci tra i più cruciali visti durante gli oltre 40 mila che effettua ogni anno.
Al decimo posto si trova il candidato che guarda ripetutamente il cellulare durante il colloquio. Un errore da evitare e un segnale di mancanza di interesse. Se si ha necessità di comunicare con qualcuno durante il colloquio, è preferibile chiedere il permesso di farlo, spiegandone le ragioni.
Al nono posto: presentarsi al colloquio accompagnati da amici, parenti o partner è un altro errore da evitare. Denota mancanza di indipendenza e di sicurezza, due soft-skills fondamentali per qualsiasi posto di lavoro. È preferibile lasciare gli amici ad aspettarci fuori davanti a un caffè e raccontare gli esiti del colloquio lontano dagli occhi del recruiter.
All’ottavo posto segue l’abbigliamento: presentarsi in jeans e felpa non aiuterà se il colloquio è per una società di consulenza. Così come scegliere la giacca e la cravatta non farà colpo su un’agenzia creativa. L’abito, durante i colloqui, fa il candidato.
Al settimo posto, non sapere per quale azienda ci si è candidati. Presentarsi al colloquio dimostrando di non conoscere il posto di lavoro per il quale ci si propone dimostra mancanza di idee chiare e limitata capacità decisionale. È sempre importante informarsi e dimostrare durante il colloquio di conoscere l’azienda.
Al sesto posto: Conoscere tutto è però poco realistico, il recruiter apprezza il candidato che sa fare le domande giuste. Un errore da evitare è dunque non fare domande. Denota scarso interesse o, peggio, poco carattere del candidato.
Al quinto posto, scrivere lettere di presentazione generiche. I copia incolla di lettere non focalizzate sull’annuncio specifico sono tra i primi elementi che determinano l’insuccesso di una candidatura.
Al quarto posto presentarsi con un curriculum che non risponde ai requisiti richiesti fa perdere le chance del candidato. Una pratica da evitare, poiché limita anche altre opportunità nella medesima azienda seppur in linea con le caratteristiche richieste.
Al terzo posto, l’errore da evitare è non saper comunicare correttamente. Una scarsa proprietà di linguaggio e una scorretta postura del corpo sono segnali negativi.
Al secondo posto, non saper raccontare le proprie esperienze passate. Presentarsi con un curriculum ricco di attività è auspicabile, ma è altrettanto importante saper raccontare esempi pratici che dimostrino i propri talenti.
Infine al gradino più alto, la reputazione digitale. Mai lasciare un proprio profilo social pubblico a meno che il contenuto non sia perfettamente consono alla posizione per la quale ci si sta candidando. Il processo di selezione inizia con il curriculum, prosegue con il colloquio, ma termina sempre online. Una reputazione digitale impeccabile è fondamentale per avere successo nei colloqui di lavoro.

di Giancarlo Nicoli

Tratto da “Troppi controlli”, di Michele Sartoretti, avvocato, pubblicato sul mensile Farmamese n.3 – 2017, pagina 28 e seguenti.

L’attività dei farmacisti è tra le più soggette a controlli. Senza pretesa di completezza, ricordiamo: le ispezioni delle Commissioni ispettive delle Asl (ben tre tipi: ordinarie, straordinarie e preventive); quelle degli uffici farmaceutici; le generali dei Nas e quelle previste in materia di stupefacenti; le possibili ispezioni dell’Ordine e quelle annuali degli uffici veterinari; quelle dei “vigili sanitari” per la gestione degli alimenti speciali. Senza dimenticare poi quelle dell’Ufficio del lavoro, dell’Inps e dell’Inail in materia di lavoro dipendente e antinfortunistica; dei Vigili del Fuoco in materia di prevenzione incendi; della Guardia di Finanza in materia fiscale e tributaria; dei Vigili Urbani in materia urbanistica ed edilizia, e via discorrendo.

 

di Giancarlo Nicoli

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I Want A BDC In My Portfolio

di Giancarlo Nicoli

Giampaolo Pansa su Libero cita Joshua Topolsky intervistato dal magazine del Sole 24 ore — il link rimanda alla ripresa di Dagospia.

Di solito sono ottimista, lo sono sempre stato sin da giovane. In un bicchiere vedo ogni volta il mezzo pieno e non il mezzo vuoto. E dal momento che scrivo per i giornali, conservo una grande fiducia nell’ importanza della carta stampata. Per questo ritengo che quotidiani e settimanali possano avere ancora una grande influenza sull’ esito delle battaglie civili. A una condizione che ho trovato descritta sull’ ultimo magazine del Sole 24 Ore, diretto da Christian Rocca che ha raccolto l’ opinione di un grande esperto di media: il francese Joshua Topolsky.

Topolsky ha spiegato che il business dei media tradizionali non sarà salvato dai video, né dagli algoritmi o dalle newsletter. Non servono nemmeno nuove esperienze innovative di lettura su iPad, life video, integrazioni con i social, partnership con Twitter. Tutte queste cose assieme potrebbero anche essere utili, però saranno sempre fuori sincrono rispetto alla «nuova magia» tecnologica prossima ventura.

 «Ma il vero problema dell’ editoria» ha scritto Topolsky «è che si producono stronzate. Un mare di stronzate. Stronzate di bassa lega che non interessano a nessuno. E questo mentre un pubblico sempre più consapevole, sempre più connesso e anche capace di cambiare idea, non riesce a trovare altro che questa robaccia. E non la vuole. Vuole roba buona, che andrà a trovare altrove e che addirittura pagherà per averla. Il futuro dei giornali è il passato. Scommettere sulla storia e la credibilità delle testate, puntare sulla qualità dei contenuti, raccontare vicende, scriverle bene, coltivare talenti, stupire, far circolare nuove idee utili e divertimenti per i lettori».

di Giancarlo Nicoli

My latest SeekingAlpha:

It Is Going To End In Tears (Own Gold)

di Giancarlo Nicoli

Conosco Stefano da… beh non molti anni in verità. Comunque si tratta di un dettaglio che non ha particolare importanza…

Ho una grande passione per la musica, in molte (ma non tutte) le sue sfaccettature. Ho un passato da musicista, anche. Un giorno, mentre ero al lavoro in farmacia, entra l’amico e coscritto Imerson, anche lui appassionato di musica e tuttora musicista semiprofessionista. Si parla del più e del meno e di come il nostro piccolo paese, Fenegrò, sia o sia stato luogo di residenza di musicisti e cantanti di livello internazionale. Tra questi, mi dice Imerson, Stefano Bagnoli. Scusa, Stefano chi???

Vabbè.

Ho impiegato poco ad andare su Internet, cercare, informarmi, trovare i suoi video su Youtube…

Quindi la volta che Stefano è venuto da cliente, non me lo sono lasciato scappare.

Oggi ho avuto il piacere e l’onore di creare la sua pagina su Wikipedia.

Quello che segue è un testo preparato appositamente per la pubblicazione su Wikipedia:

Stefano Bagnoli (Milano, 17 febbraio 1963) è un batterista e insegnante italiano di musica jazz.

Si tratta di uno dei jazzisti italiani più noti in campo internazionale, anche grazie a una lunga attività oltreoceano. Esponente del Jazz Drumming più classico, ha al suo attivo più di novanta registrazioni, delle quali una trentina da solista.

Biografia

Inizia la carriera musicale, non ancora quindicenne, nel 1978, nel gruppo di Paolo Tomelleri sotto la guida di artisti come Ettore Righello, Sante Palumbo, Gigi Bagnoli, Shirley Bunnie Foy, Franco Tolomei, Marco Ratti, Lelio Lorenzetti, Glauco Masetti, Nando De Luca con i quali muove i primi importanti passi nel mondo professionale jazzistico, televisivo e d’orchestra e, parallelamente, in tre gloriose jazz band milanesi: la Original Lambro Jazzband, la Foggy City J.B. e la Ticinum J.B. storiche e autentiche portabandiera del jazz tradizionale con le quali è in tour in tutta Europa in diverse occasioni nel corso degli anni ’80.

Nel 1980, dopo due anni di guida “batteristica” con Carlo Sola, entra al Conservatorio G.Verdi di Milano nel corso di percussioni di Franco Campioni che lo avvia, parallelamente all’attività jazzistica, ad un’importante e fondamentale esperienza Classica con l’Orchestra Sinfonica G.Verdi e con il gruppo “I percussionisti di Milano” diretti dallo stesso Campioni assieme ad Andrea Dulbecco, Carlo Boccadoro, Luca Gusella e Beppe Cacciolla.

Nel 1986, lasciato il Conservatorio e alimentando costantemente il proprio talento musicale sia in ambito jazzistico tradizionale che moderno, prosegue intensa la collaborazione in Italia e all’estero con i gruppi di Carlo Bagnoli, Sante Palumbo, Gianni Bedori, Bruno de Filippi, Sergio Fanni, Daniele Di Gregorio, Franco Finocchiaro, Roberta Gambarini, Antonio Scarano, Sandro Cerino, Emilio Soana, la “Capolinea big band” diretta da Giorgio Baiocco, il quartetto e la big band di Paolo Tomelleri, Renato Sellani, Marco Detto, Carlo Fava, i tedeschi Fritz Hartschuh, Gustl Meyer, Thilo Wagner e molti ancora.

Nel 1994 entra nel team di Enzo Jannacci affiancandolo in tutte le tourneè teatrali, nella discografia e nei programmi televisivi sino alla sua scomparsa.

Entra stabilmente nel quartetto di Gianni Basso assieme ad Andrea Pozza e Luciano Milanese e con loro e Dino Piana frequenti sono gli viaggi oltreoceano dove i due “padri” del Jazz moderno italiano vengono apprezzati e richiesti.

Nel 2000 scatta la necessità di attuare una metamorfosi artistica e professionale mirata a contesti jazzistici meno ancorati alla tradizione, abbandonando così la maggior parte delle collaborazioni del passato, si rimette in luce nei gruppi di Mauro Negri (Trapezomantilo e JazzClub 4tet) Antonio Faraò Trio, Franco Ambrosetti 5tet, Massimo Moriconi Trio, Claudio Angeleri Pocket Big Band.

Dal 2000 a oggi saltuariamente rinnova la collaborazione con alcuni degli artisti con i quali ha militato a lungo in passato ovvero Carlo Bagnoli, Franco Cerri, Gianni Basso, Gianni Coscia, Renato Sellani, Patrizia Conte, Dario Faiella, Emilio Soana, Paola Folli e altri, con i quali sovente nasce l’opportunità di riunirsi in concerto o sedute discografiche come Furio Di Castri, Enrico Rava, Ares Tavolazzi, Fabrizio Bosso, Andrea Dulbecco, Riccardo Fioravanti, Bebo Ferra, Mauro Negri, Danilo Rea, Rossano Sportiello.

Dal 2004 al 2010 gira il mondo con il primo quartetto di Francesco Cafiso con il quale tuttora continua la collaborazione in vari stage e Master Class nazionali.

Dal 2011 si aggiungono collaborazioni importanti con altri giovani talenti come Dino Rubino, Mattia Cigalini oltreché esordire in veste di leader di un proprio trio con due giovanissime promesse quali Francesco Patti e Giuseppe Cucchiara, lo “Stefano Bagnoli We kids Trio”.

Come didatta svolge un’intensa attività da molti anni in varie istituzioni quali il Conservatorio G.Verdi di Milano, il Conservatorio G.Nicolini di Piacenza e l’Accademia del Suono di Milano, oltrechè stage annuali e corsi di perfezionamento quali “Non Sole Workshop” di Cles, Piazza Armerina in Sicilia, Messina Sea Jazz Festival e Nuoro.

Discografia

Titolo Pubblicazione Etichetta discografica Titolare Album
Malia 2015 Sony Music Massimo Ranieri

di Giancarlo Nicoli

Viaggio nel mondo dei libri attraverso video recensioni e video presentazioni di pubblicazioni e di persone legate al mondo letterario.
La seconda puntata è dedicata a cinque libri che – ciascuno a proprio modo – si occupano delle buone maniere.

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